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Accovacciandosi di nuovo, si morse il labbro. La foresta era un luogo davvero pericoloso, molto più di quanto si aspettasse, e non era certo il posto per un genio. Ma rimaneva il fatto che Moridin lo terrorizzava. Quell’uomo lo aveva sempre spaventato, fin dall’inizio. Era stato folle per il potere prima che fossero sigillati nel Foro e, da quando erano stati liberati, sembrava pensare di essere lui il Sommo Signore. Se fosse fuggito, in qualche modo Moridin l’avrebbe scoperto e ucciso. Peggio ancora, se al’Thor avesse avuto successo, il Sommo Signore avrebbe potuto decidere di ucciderli tutti e due, e anche Osan’gar. Non gli importava che loro morissero, ma si preoccupava molto di sé stesso. Non era bravo a stimare l’ora guardando il sole, ma ovviamente non era ancora mezzogiorno. Risollevandosi da terra, si strofinò via la terra dai vestiti, poi lasciò perdere disgustato e cominciò a strisciare furtivamente — o almeno così pensava — di albero in albero. Era verso la chiave che strisciava. Forse uno degli altri avrebbe finito quell’uomo prima che lui potesse avvicinarglisi, ma se non fosse stato così, forse avrebbe avuto l’opportunità di essere un eroe. Con cautela, certo.

Verin si accigliò all’apparizione che si faceva strada verso gli alberi alla sua sinistra. Non riusciva a pensare a nessun’altra parola per una donna che camminava attraverso la foresta con gioielli e un abito da sera che mutava di continuo in colori di ogni tonalità, dal bianco fino al nero, e talvolta diventava perfino trasparente! Non andava di fretta, ma era diretta verso la collina dove si trovava Rand. E a meno che Verin non fosse del tutto in errore, era una dei Reietti.

«Vogliamo restare a guardarla?» sussurrò Shalon furiosa. Era delusa di non essere stata lei a fondere i flussi, come se la forza di una selvatica contasse qualcosa con le Aes Sedai, e le ore trascorse a scarpinare per i boschi non avessero contribuito a migliorare il suo umore.

«Dobbiamo fare qualcosa» disse piano Kumira, e Verin annuì.

«Sto solo decidendo cosa.» Uno schermo, decise. Un Reietto prigioniero poteva rivelarsi molto utile.

Utilizzando l’intera forza del suo circolo, intessé il suo schermo e lo osservò atterrita mentre rimbalzava. La donna stava già abbracciando saidar, anche se attorno a lei non brillava alcuna luce, ed era dotata di una forza immensa!

Poi non ebbe tempo di pensare a nulla quando la donna dai capelli dorati si voltò e cominciò a incanalare. Verin non poteva vedere i flussi, ma sapeva che stava respingendo un attacco contro la sua vita, ed era arrivata troppo oltre per morire qui.

Eben tenne il suo mantello legato attorno a sé e desiderò essere più abile a ignorare il freddo. Poteva ignorare quello semplice, ma non il vento che si era levato da quando il sole aveva superato lo zenit. Le tre Sorelle collegate a lui lasciavano semplicemente che il vento sollevasse i loro mantelli mentre cercavano di controllare tutte le direzioni allo stesso tempo. Daigian comandava il cerchio — per via di lui, pensò — ma stava attingendo così debolmente che Eben poteva percepire a malapena un filo di saidin passargli attraverso. Lei non voleva affrontarlo finché non fosse stato necessario. Eben le rimise il cappuccio sulla testa e lei gli sorrise dalle sue profondità. Il legame trasportava l’affetto di Daigian per lui, così come rifletteva il suo per lei, suppose. Col tempo, pensò che sarebbe potuto arrivare ad amare questa piccola Aes Sedai.

Il torrente di saidin, molto distante dietro di lui, aveva la tendenza a far passare in secondo piano la sua consapevolezza di altri flussi incanalati, ma poteva percepire altri che adoperavano il Potere. Altrove era stata ingaggiata battaglia e finora tutto ciò che loro quattro avevano fatto era stato camminare. Non gli dispiaceva poi tanto, in effetti. Era stato ai Pozzi di Dumai e aveva combattuto i Seanchan: aveva imparato che le battaglie erano più divertenti nei libri che dal vivo. Quello che lo irritava era che non gli era stato dato il controllo del circolo. Certo, non era stato dato neanche a Jahar, ma lui pensava che Merise si divertisse facendo tenere a Jahar un biscotto sul proprio naso. A Damer era stato dato il controllo del circolo, però. Solo perché quell’uomo aveva qualche anno più di lui — be’, più di qualcuno: era più vecchio del padre di Eben -, non era un motivo sufficiente perché Cadsuane lo guardasse come se fosse un...

«Puoi aiutarmi? Credo di aver smarrito la strada, e il mio cavallo.» La donna che veniva fuori da dietro un albero davanti a loro non aveva nemmeno un mantello. Invece indossava un abito da sera di seta di un verde profondo con un taglio così scollato che metà del suo prorompente seno era esposto. Fluenti capelli neri incorniciavano un volto stupendo, con gli occhi verdi che scintillavano a ogni sorriso.

«Uno strano posto per cavalcare» disse Beldeine sospettosa. La graziosa Verde non era stata contenta quando Cadsuane aveva messo al comando Daigian e aveva colto ogni opportunità per puntualizzare la propria opinione sulle decisioni di Daigian.

«Non avevo intenzione di cavalcare così lontano» disse la donna avvicinandosi. «Vedo che siete tutte Aes Sedai. Con uno... stalliere? Sapete il perché di tutto questo trambusto?»

All’improvviso Eben sentì il sangue defluirgli dal volto. Quello che percepiva era impossibile! La donna dagli occhi verdi si accigliò dalla sorpresa, e lui fece l’unica cosa che poteva.

«Sta trattenendo saidin!» urlò, e si gettò contro di lei mentre avvertiva Daigian che attingeva intensamente il Potere.

Cyndane rallentò alla vista della donna in piedi fra gli alberi cento passi davanti a lei, una donna bionda e alta che la osservava avvicinarsi. La percezione di battaglie combattute col Potere in altri luoghi la rendeva cauta e allo stesso tempo le dava speranza. La donna era vestita di lana e semplicemente, ma le gemme di cui era adornata come se fosse una gran signora apparivano fuori luogo. Con saidar dentro di lei, Cyndane poteva vedere le lievi rughe agli angoli degli occhi della donna. Non una di quelle che chiamavano sé stesse Aes Sedai, allora. Ma chi? E perché se ne stava lì come a ostacolare la strada a Cyndane? Non era davvero importante. Incanalare ora l’avrebbe rivelata, ma aveva tempo. La chiave brillava ancora come un faro di Potere. Lews Therin viveva ancora. Per quanto fossero feroci gli occhi dell’altra donna, sarebbe bastato un coltello per lei, se pensava davvero di esserle d’ostacolo. E, nel caso in cui si rivelasse essere ciò che chiamavano una selvatica, Cyndane le preparò un regalino, una tela invertita che non avrebbe visto finché non fosse stato troppo tardi. All’improvviso la luce di saidar apparve attorno alla donna, ma la palla di fuoco sfrecciò subitanea dalla mano di Cyndane, tanto piccola che lei sperava non venisse individuata, ma sufficiente ad attraversare bruciando questa donna che...

Non appena raggiunse la donna, quasi tanto vicina da strinarle gli indumenti, la tela di Fuoco si dipanò. La donna non fece nulla: la rete si disfece semplicemente! Cyndane non aveva mai udito di un ter’angreal in grado di spezzare una tela, ma doveva trattarsi di una cosa del genere. Poi la donna contrattaccò, e lei ebbe la seconda sorpresa. Era più forte di quanto era stata Cyndane prima che gli Aelfinn e le Eelfinn la catturassero!

Impossibile; nessuna donna poteva essere più forte. Doveva avere un angreal. La sorpresa durò solo il tempo che impiegò a fare a pezzi i flussi dell’altra donna. Non sapeva come invertirli. Forse questo sarebbe stato un vantaggio sufficiente. Lei avrebbe guardato Lews Therin morire! La donna più alta trasalì quando i suoi flussi recisi rimbalzarono di nuovo dentro di lei, ma perfino mentre spostava i piedi per il colpo, incanalò di nuovo. Ringhiando, Cyndane contrattaccò e la terra si sollevò sotto i suoi piedi. L’avrebbe guardato morire! L’avrebbe guardato!