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«Sicché deve essere rimasto ucciso all’istante.»

«Non fingere di essere ingenuo, Woody. Le radio delle vostre capsule spaziali non sono costruite per resistere anche soltanto a un centesimo di quell’accelerazione. Se le radio hanno resistito, deve aver resistito anche Bowman… almeno finché non abbiamo perduto il contatto.»

«Mi limitavo a fare una valutazione indipendente delle vostre deduzioni. Da quel momento in poi siamo al buio tanto quanto voi. Ammesso che voi lo siate.»

«Stiamo soltanto trastullandoci con un gran numero di supposizioni pazzesche che mi vergognerei di riferirti. Eppure non una di esse, sospetto, sarà, anche soltanto per il cinquanta per cento, pazzesca come la verità.»

Simili a piccole esplosioni cremisi, le luci di avvertimento ammiccarono tutto intorno a loro, e le tre esili torri che sostenevano il complesso dell’antenna cominciarono a splendere come fari sullo sfondo del cielo man mano più buio. L’ultimo orlo rosso del sole scomparve dietro le alture circostanti; Heywood Floyd aspettò il «raggio verde», che non aveva mai veduto. Una volta di più, rimase deluso.

«Dunque, Dimitri» disse «arriviamo al nocciolo della questione. A che cosa stai mirando, esattamente?»

«Deve esservi una quantità enorme di informazioni inestimabili accumulata nelle banche dati della Discovery; presumibilmente le state ancora vagliando, sebbene l’astronave abbia smesso di trasmettere. Vorremmo poterne disporre.»

«È abbastanza giusto. Ma quando arriverete lassù, e la Leonov effettuerà un rendezvous, che cosa potrà impedirvi di salire a bordo della Discovery e di copiare tutto quel che vorrete?»

«Non avrei mai creduto di doverti rammentare che la Discovery è territorio degli Stati Uniti, e che entrarvi senza autorizzazione sarebbe pirateria.»

«Tranne che nel caso di una situazione di emergenza, di una questione di vita o di morte, e non sarebbe difficile predisporla. In fin dei conti, non potremmo controllare facilmente quel che combinereste voi ragazzi a un miliardo di chilometri di distanza.»

«Grazie per l’interessantissimo suggerimento; lo comunicherò a chi di dovere. Ma, anche se salissimo a bordo, ci occorrerebbero settimane per renderci conto di tutti i vostri sistemi e per leggere tutte le vostre banche di memoria. Quel che io propongo è una collaborazione. Sono persuaso che questa sia l’idea migliore… ma potrebbe essere un osso duro per entrambi convincere i nostri rispettivi capi.»

«Vuoi che uno dei nostri astronauti voli con la Leonov?»

«Sì… preferibilmente un ingegnere specializzato nei sistemi della Discovery. Come quelli che state addestrando a Houston per riportare l’astronave sulla terra.»

«Come lo hai saputo, questo?»

«Santo Cielo, Woody… figurava nel videotesto di Aviation Week almeno un mese fa.»

«Sono tagliato fuori da tutto; nessuno mi dice da che cosa è stato tolto il segreto.»

«Una ragione di più per trascorrere un periodo di tempo a Washington. Mi spalleggerai?»

«Assolutamente. Sono d’accordo con te al cento per cento. Ma…»

«Ma cosa?»

«Abbiamo a che fare entrambi con dinosauri il cui cervello si trova nella coda. Qualcuno, della mia parte, ragionerà in questo modo: lasciamo che i russi rischino il collo, precipitandosi verso Giove. Noi saremo là, comunque, un paio d’anni dopo… e allora perché tanta fretta?»

Per un momento regnò il silenzio sulla piattaforma dell’antenna, eccezion fatta per il cigolìo sommesso degli immensi cavi di sostegno che la tenevano sospesa a cento metri d’altezza nel cielo. Poi Moisevitch continuò, con una voce così bassa che Floyd dovette tendere l’orecchio per udirlo: «Qualcuno ha controllato di recente l’orbita della Discovery?»

«Proprio non lo so… ma presumo di sì. In ogni modo, perché darsene la pena? È perfettamente stabile.»

«Ma guarda. Consentimi di rammentarti, con tatto, un incidente avvenuto nei primi tempi della NASA. La vostra prima stazione spaziale, lo Skylab… Sarebbe dovuto restare lassù per almeno un decennio, ma non eseguiste bene i calcoli. L’attrito nella ionosfera fu sottovalutato di parecchio e lo Skylab venne giù anni prima del previsto. Sono certo che ti ricorderai di quella piccola tragedia, anche se allora eri un ragazzo.»

«Fu l’anno in cui mi laureai, e tu lo sai bene. Ma la Discovery non si avvicina affatto a Giove. Anche al perigeo — anzi al perigiove — rimane di gran lunga troppo in alto per poter essere influenzata dall’attrito dell’atmosfera.»

«Ho già detto quanto basta per farmi esiliare una seconda volta nella mia dacia, e a te potrebbe non essere consentito di farmi visita in avvenire. Quindi limitati a chiedere ai tuoi incaricati del controllo dell’orbita di svolgere il loro lavoro più meticolosamente, eh? E rammentagli che Giove ha la più vasta magnetosfera del sistema solare.»

«Capisco a che cosa stai mirando… molte grazie. C’è altro prima che scendiamo? Sto cominciando a gelare.»

«Non preoccuparti, vecchio mio. Non appena avrai fatto filtrare tutto questo a Washington — aspetta una settimana circa per darmi il tempo di rientrare alla base — l’atmosfera diventerà incandescente.»

2. LA CASA DEI DELFINI

I delfini nuotavano nella sala da pranzo ogni sera, subito prima del tramonto. Una sola volta, da quando Floyd occupava la residenza del Rettore, erano venuti meno alla loro routine. Questo il giorno dello tsunami del 2005 che, fortunatamente, aveva perduto la maggior parte della sua violenza prima di arrivare a Milo. Quando i suoi amici fossero venuti meno alle loro abitudini una seconda volta, Floyd si sarebbe affrettato a scaraventare la famiglia sull’automobile e a dirigersi verso luoghi più elevati, grosso modo nella direzione di Mauna Kea.

Per quanto i delfini fossero incantevoli, egli doveva ammettere che la loro giocosità era a volte fastidiosa. Il ricco geologo marino che aveva progettato la casa non si era mai preoccupato di bagnarsi perché di solito portava le mutandine da bagno, o anche meno. Ma vi era stata un’occasione indimenticabile in cui l’intero consiglio di amministrazione dell’Università, tutti i suoi membri in abito da sera, stava sorseggiando cocktail intorno alla piscina, in attesa dell’arrivo di un ospite illustre dal continente. I delfini ne avevano dedotto, giustamente, che sarebbero passati in secondo piano. Ragion per cui il visitatore era rimasto stupitissimo venendo accolto da un inzaccherato comitato di ricevimento i cui componenti indossavano accappatoi troppo ampi o troppo stretti; e inoltre il buffet era risultato molto salato.

Floyd si domandava spesso che cosa avrebbe pensato Marion della sua strana e splendida casa sulla riva del Pacifico. Il mare non era mai piaciuto a Marion, ma il mare aveva, in ultimo, avuto la meglio. Sebbene l’immagine stesse ormai cominciando a sbiadire lentamente, egli ricordava ancora lo schermo baluginante sul quale aveva letto anzitutto le parole:

PER IL DOTTOR FLOYD URGENTE E PERSONALE.

E poi le righe di fluorescenti caratteri a stampa che avevano cominciato a scorrere sullo schermo, marchiandogli rapidamente, a fuoco, il loro messaggio nella mente:

SPIACENTI DOVERLA INFORMARE CHE AEREO DEL VOLO 452 LONDRAWASHINGTON RISULTA PRECIPITATO AL LARGO DI TERRANOVA. NAVE DI SOCCORSO SI STA DIRIGENDO VERSO PUNTO INCIDENTE MA SI TEME NON VI SIANO SUPERSTITI.

Se non fosse stato per un capriccio del Fato, egli si sarebbe trovato su quell’aereo. Per alcuni giorni si era quasi rammaricato perché l’incarico affidategli dall’Amministrazione Spaziale Europea lo aveva trattenuto a Parigi; eppure, dalla disputa a causa del carico utile della Solaris gli era stata salvata la vita.