«Il suo lavoro qui, Miss Adamson, è appena cominciato.»
«Ma l’affare Bridger è chiuso.»
«È finito Bridger, forse, ma il caso no.» Sembrava non accorgersi affatto del suo disagio. «Quelli dell’Intel hanno avuto tanto quanto basta a stuzzicargli l’appetito e ora che hanno perso Bridger cercheranno qualcun altro… Forse uno dei suoi amici.»
«Pensa che il dottor Fleming venderebbe informazioni?» chiese sdegnata.
«Chiunque lo farebbe, se gliene diamo la possibilità.»
In conclusione, però, fu Fleming e non Judy a far rapporto sulla prima mossa dell’Intel.
Lui, Christine e la Dawnay avevano trovato il sistema per assicurare le piastre di contatto con un encefalografo a quella che sembrava essere la testa di Ciclope, e Christine aveva aiutato Fleming a collegarlo per cavo ai terminali ad alto voltaggio del calcolatore. Ai dispositivi sottostanti il quadro di controllo aggiunsero un trasformatore, attraverso il quale fecero passare il circuito, cosicché la corrente, quando arrivava a Ciclope, aveva pressappoco l’intensità della batteria di una lampadina. Ciò nonostante l’effetto fu spaventoso. Non appena fu dato il contatto, la creatura si irrigidì completamente, e le lampade del quadro di controllo registrarono delle grosse interferenze. Dopo un po’, tuttavia, la creatura e la macchina sembrarono trovare un punto di equilibrio: i dati continuavano con regolarità il loro processo, sebbene dalla stampa-dati non uscisse nulla e sebbene Ciclope nel suo serbatoio nuotasse placidamente guardando fuori dallo spioncino con il suo unico occhio.
Tutto questo lavoro aveva occupato parecchi giorni e a Christine era stata lasciata la responsabilità della sala di controllo e del laboratorio, ora collegati, con istruzioni di chiamare la Dawnay e Fleming se si fosse verificato qualcosa di strano. La Dawnay si concesse il meritato riposo, ma Fleming, di tanto in tanto, visitava l’edificio del calcolatore per fare dei controlli e per vedere Christine. Man mano che i giorni passavano la trovava sempre più tesa e in capo a una settimana era diventata così nervosa che si sentì costretto ad affrontare con lei l’argomento.
«Senti… Sai bene che questa faccenda mi spaventa maledettamente, ma non sapevo che facesse paura anche a te.»
«Non mi fa paura,» gli rispose. Erano nella sala di controllo, dove stavano osservando le luci che continuavano a lampeggiare sul quadro. «Però mi dà una sensazione strana.»
«Quale?»
«Questa faccenda dei terminali, e…» Esitò lanciando un’occhiata nervosa verso l’altra stanza. «Quando sono là dentro sento quell’occhio che mi osserva continuamente.»
«Osserva tutti.»
«No. Me in modo particolare.»
Fleming abbozzò un sorriso. «Non me ne meraviglio. Anch’io ti osservo.»
«Pensavo che tu avessi altro da fare.»
«Avevo altro da fare.» Accennò una carezza poi cambiò idea e si diresse alla porta. «Sii prudente.»
Percorse il sentiero della scogliera fino alla spiaggia, dove poteva stare solo, in silenzio, a riflettere. Era un pomeriggio grigio e vuoto: la marea si stava ritirando e la sabbia sembrava una distesa di tetra ardesia grigia tra i promontori di granito. Avanzò fino alla riva, a capo basso, le mani in tasca, cercando di esaminare mentalmente quanto stava accadendo all’interno del calcolatore. Tornò lentamente verso la battigia rocciosa: era troppo profondamente immerso nei suoi pensieri per notare un uomo tarchiato e calvo che, seduto su un masso, fumava un sottile sigaro.
«Un momento, per piacere, signore.» La voce gutturale lo colse di sorpresa.
«Chi è lei?»
L’ometto calvo trasse dal taschino della giacca un biglietto da visita e glielo porse.
«Non so leggere,» disse Fleming.
L’uomo calvo sorrise. «Lei, ad ogni modo, è il dottor Fleming.»
«E lei?»
«Non le direbbe nulla.» L’ometto calvo era lievemente affannato.
«Come è arrivato qui?»
«Facendo il giro del promontorio. Si può, quando c’è bassa marea, ma è proprio una scalata.» Trasse un portasigari di argento. «Fuma?»
Fleming lo ignorò. «Che cosa vuole?»
«Sono venuto a fare una passeggiata.» Si strinse nelle spalle e rimise l’astuccio in tasca. Pareva che stesse riprendendo fiato. «Anche lei viene qui spesso.»
«Questo è territorio riservato.»
«Non il litorale. In questo libero paese il litorale…» Alzò ancora le spalle. «Mi chiamo Kaufmann. Non l’ha mai sentito?»
«No.»
«Il suo amico, Herr Doktor Bridger…»
«Il mio amico Bridger è morto.»
«Già. L’ho saputo.» Kaufmann aspirò il fumo del suo cigarillo. «Molto triste.»
«Conosceva Dennis Bridger?» chiese Fleming, perplesso e sospettoso.
«Oh, sì. Abbiamo collaborato per qualche tempo.»
«Lei lavora per la…» La verità cominciava a farglisi luce e cercava di ricordare il nome.
«Per la Intel? Sì.»
Kaufmann scoccò un sorriso a Fleming soffiando dal naso una piccola nube di fumo. Fleming tolse le mani di tasca.
«Sloggi.»
«Prego?»
«Se ne vada da questo terreno entro cinque minuti o chiamerò le sentinelle.»
«No, per piacere.» Kaufmann sembrava offeso. «È stata una così bella occasione, questa, di incontrarla.»
«E così bella per Bridger?»
«A nessuno è spiaciuto più che a me. Inoltre era molto utile.»
«E molto morto.» Fleming guardò l’orologio. «Mi ci vorranno cinque minuti per risalire la scogliera. Quando sarò in cima avviserò le sentinelle.»
Si volse per andarsene, ma Kaufmann lo richiamò.
«Dottor Fleming, lei ha dei sistemi molto più redditizi per passare i prossimi cinque minuti. Non le sto suggerendo di far qualcosa di disonesto.»
«E questo è splendido, vero?» commentò Fleming tenendosi a distanza.
«Pensavamo, piuttosto, che le sarebbe piaciuto lasciare il servizio statale per un onorevole lavoro con noi. Credo che lei non sia molto contento, qui.»
«Lasciamo stare, mio Herr amico, d’accordo?» Fleming indietreggiò e si fermò a guardarlo dall’alto. «Forse non adoro il governo, forse non sono felice, ma anche se li odiassi a morte, anche se fossi all’ultimo respiro e non ci fosse nessun altro al mondo a cui rivolgersi, preferirei crepare piuttosto che rivolgermi a voi.»
Poi gli volse le spalle e risalì il sentiero della scogliera senza voltarsi indietro.
Andò diritto all’ufficio di Geers e trovò il direttore intento a dettare un rapporto al magnetofono.
«E lei che gli ha risposto?» chiese Geers quando Fleming ebbe terminato il suo resoconto.
«Ma le pare…» Sul viso di Fleming affiorò un’ombra di disgusto. «È già abbastanza difficile tenere questa storia fuori dalle mani dei bambini e dei lattanti, senza offrirla in pasto anche ai truffatori.»
Lasciò l’ufficio chiedendosi perché mai si fosse preso quella briga: ma in realtà era una delle poche azioni che in tutti quei mesi parlassero in suo favore.
Sulla spiaggia vennero istituiti dei turni di sorveglianza, furono innalzate barriere di cavalli di Frisia che dal promontorio si spingevano nel mare, il personale di sicurezza di Quadring eseguì un rastrellamento del territorio circostante e della Intel per molto tempo non si ebbero più notizie. Nell’edificio del calcolatore gli esperimenti proseguivano senza alcun risultato tangibile, fino a quando la Dawnay non tornò dalle sue vacanze; e allora, un mattino, all’improvviso, il calcolatore cominciò a stampare dati. Fleming si rinchiuse nel suo alloggio con i fogli di stampa, e dopo un centinaio di ore di lavoro telefonò, chiedendo di Reinhart.