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Il successo delle prime riserve condusse alla richiesta di costituirne altre. I criteri di scelta furono meno rigorosi; non si raccoglievano solo esseri completamente alieni e grotteschi, bensì esemplari di qualsiasi specie galattica che non avesse la possibilità di elevare proteste diplomatiche. E mentre l’audacia dei nostri antenati aumentava, le restrizioni per le riserve diminuivano, e alla fine, sulla Terra, erano imprigionati esemplari appartenenti a un migliaio di mondi, inclusi alcuni forniti di civiltà più antiche e più complesse della nostra.

Gli archivi dei Ricordatori mostrano che questo potenziamento delle riserve sollevò agitazione in varie parti dell’universo. Fummo denunciati come predoni, rapitori, pirati; si formarono comitati per criticare il nostro deliberato disprezzo dei diritti di esseri senzienti; terrestri in viaggio su altri pianeti vennero assaliti da folle di creature ostili, che chiedevano l’immediata liberazione dei prigionieri delle riserve. Tuttavia queste proteste erano solo una minoranza… quasi tutti gli abitanti della Galassia mantenevano un imbarazzato silenzio sulle nostre riserve. Si mostravano dispiaciuti per tali barbarie, ma ciò nonostante si ricordavano di andarle a visitare quando si recavano in viaggio sulla Terra. In quale altro luogo, dopo tutto, si potevano ammirare in così pochi giorni centinaia di esseri viventi raccolti in ogni parte della Galassia? Le nostre riserve costituivano una grande attrattiva, una delle meraviglie del cosmo. Con una silenziosa cospirazione i nostri vicini galattici chiudevano un occhio sull’immoralità del principio per poter condividere il piacere di vedere i prigionieri.

Negli archivi dei Ricordatori esiste in un serbatoio memoria la registrazione di una visita a una riserva. È una delle più antiche registrazioni visive che la Corporazione possiede, e io riuscii a darle un’occhiata solo con grandi difficoltà e per intercessione diretta del Ricordatore Olmayne. Nonostante l’impiego di un doppio filtro nella cuffia, la visione è piuttosto offuscata; ma è chiara quanto basta. Dietro uno schermo curvo di materiale trasparente c’è una cinquantina di creature di un mondo senza nome. Hanno corpo piramidale, con superfici azzurro scuro e aree visive rosa a ogni vertice; camminano su gambe corte e tozze; hanno un paio di arti capaci di prensione su ogni faccia. Benché sia pericoloso azzardare interpretazioni sui sentimenti di razze extraterrestri, si può chiaramente avvertire in quelle creature un senso di profonda disperazione. Attraverso i densi gas verdi della loro atmosfera, esse si muovono lentamente, come impacciate, senza alcun interesse. Varie di loro hanno accostato i vertici in quello che deve essere il loro modo di comunicare. Una sembra morta da poco. Due sono chinate verso terra come giocattoli rotti, ma le loro braccia si muovono in qualcosa che forse è una preghiera. È una visione lugubre. Più tardi, scoprii altre registrazioni come quella in angoli dimenticati del palazzo. Mi insegnarono molte cose.

Per più di un migliaio di anni del Secondo Ciclo la crescita delle riserve proseguì indisturbata, finché non parve cosa logica e naturale a tutti — eccetto che alle vittime — che la Terra praticasse simili atrocità nel nome della scienza. Poi, su un lontano mondo non ancora visitato dai terrestri, vennero scoperti certi esseri primitivi, pari come civiltà ai terrestri del Primo Ciclo. Quelle creature avevano forma discretamente umanoide, erano innegabilmente intelligenti, e orgogliosamente selvagge. A prezzo di molte vite terrestri, una squadra di raccoglitori si impossessò di un gruppo di maschi e femmine e lo trasportò sulla Terra perché fosse posto in una riserva.

Questo fu il primo fatale errore del Secondo Ciclo.

All’epoca del rapimento, le creature di quel mondo — che non è mai nominato nelle registrazioni, ed è noto solo con la sua designazione in codice H362 — non erano certo in grado di protestare o di intraprendere misure punitive. Ma in breve furono avvicinate da emissari di certi mondi che erano allineati politicamente contro la Terra, e sotto la guida di questi emissari gli abitanti di H362 richiesero la restituzione dei loro connazionali. La Terra rifiutò, citando la lunga sequela di precedenti amnistie interstellari a riguardo delle riserve. Seguirono lunghe proteste diplomatiche, nel corso delle quali la Terra riaffermò semplicemente il suo diritto di agire in tal modo.

Gli abitanti di H362 risposero con minacce. — Un giorno — dissero — noi ve ne faremo pentire. Invaderemo e conquisteremo il vostro pianeta, libereremo tutti gli esemplari delle riserve e trasformeremo la Terra stessa in una gigantesca riserva per i suoi abitanti.

Date le circostanze, ci si fece gioco di quelle minacce.

Nei millenni successivi, ben poco si seppe degli offesi abitanti di H362. I loro progressi, nella loro lontana regione dell’universo, erano rapidi, ma poiché si pensava che sarebbe loro occorso un periodo quasi cosmico prima che potessero costituire una seria minaccia per la Terra, essi vennero ignorati. Come si poteva temere un pugno di selvaggi armati di zagaglia?

La Terra si rivolse a una nuova impresa: il totale controllo climatico del pianeta.

Modificazioni climatiche erano state praticate su piccola scala fin dal Primo Ciclo. Le nuvole che potevano dar pioggia erano costrette a liberarla; la nebbia poteva essere scongiurata; la grandine essere resa meno distruttiva. Si erano fatti alcuni tentativi per ridurre le banchise polari e per rendere più fertili i deserti. Comunque, tali misure erano strettamente locali e, salvo poche eccezioni, non avevano sull’ambiente effetti duraturi.

Il tentativo del Secondo Ciclo comportava l’erezione di enormi colonne in più di cento punti, distribuiti per l’intero globo. Non conosciamo l’altezza di queste colonne, poiché nessuna di esse è sopravvissuta intatta e i dati sono andati perduti, ma si pensa che dovessero uguagliare o superare i più alti palazzi allora costruiti, e che probabilmente raggiungessero l’altezza di due miglia e più. All’interno di tali colonne c’erano macchinari che avrebbero dovuto, fra le altre cose, produrre uno spostamento dei poli del campo magnetico terrestre.

A quanto possiamo sapere di quei macchinari, il loro scopo doveva essere quello di modificare la geografia del pianeta secondo un piano minuzioso, basato sul fatto che quel che noi oggi chiamiamo Oceano Terrestre era allora diviso in un certo numero di mari minori. Benché collegati fra loro, questi suboceani erano considerati come indipendenti, dato che le loro sponde, in maggior parte, erano separate da terre emerse dal restante Oceano Terrestre. Nella regione polare settentrionale, per esempio, l’unione dell’Ais con il Continente Scomparso del Nord (noto come Usa-amrik) a ovest, e la vicinanza dell’Usa-amrik all’Eyrop a est, lasciavano solo alcuni stretti da cui le acque polari potevano passare per mescolarsi con quelle degli oceani più caldi che circondavano i Continenti Scomparsi.

La manipolazione delle forze magnetiche produsse un’oscillazione della Terra sulla sua orbita, calcolata per sciogliere la calotta polare settentrionale, permettendo all’acqua in essa contenuta di venire a contatto con acque più calde provenienti da altrove. Rimuovendo la calotta polare ed esponendo così l’oceano settentrionale all’evaporazione, si sarebbe verificato un grande aumento delle precipitazioni atmosferiche in quella zona. Per impedire che tali precipitazioni cadessero al nord sotto forma di neve, furono operate ulteriori manipolazioni per mutare lo schema dei venti da ovest che portavano le precipitazioni verso le aree temperate. Doveva crearsi come un condotto naturale per portare le precipitazioni della regione polare a certe zone, di latitudine inferiore, che non avevano la giusta umidità.

Ma il progetto, probabilmente, non terminava qui. La nostra conoscenza dei particolari è lacunosa. Sappiamo di piani per deviare le correnti oceaniche tramite abbassamenti o innalzamenti di terre, di proposte per deflettere il calore solare dai tropici alle regioni polari, e di altre ridistribuzioni. I particolari non sono importanti. Ciò che è importante per noi sono le conseguenze di quel progetto grandioso.