Выбрать главу

«Rabbia, incredulità.»

«Eppure ha accusato il ragazzo di aver mosso il vaso.»

«La matrigna è l'unica a credere nel paranormale. Probabilmente Riccalo pensa che il ragazzo metta in atto dei trucchi.»

«Uno di loro lo sta facendo, questo è poco ma sicuro. Sei sicuro che sia stata la tua matita a volare verso di lei?»

«Scusa?»

«Charles, sei un'offesa alla memoria di Max Candle.»

«L'arte dell'illusione non è un fatto genetico. Avere un mago nell'albero genealogico non garantisce lo stesso talento al resto della stirpe.»

«Accidenti, c'è un intero negozio di magia nel tuo scantinato. Potresti far volare un elefante con quell'attrezzatura.»

«Non esattamente. Max eseguiva alcuni geniali giochi di prestigio, ma la sua specialità era sfidare la morte. Solo Malakhai sapeva davvero far muovere le cose attraverso l'aria, e non parlo di matite. Un tempo era il più grande.»

«Malakhai? Lo smascheratore?»

«Be', in realtà smascherare le frodi pseudo-paranormali è diventato il suo interesse principale solo dopo il ritiro dal palcoscenico. Prima che tu nascessi, Malakhai faceva un numero con la moglie morta… Sembri scettica. No, veramente. Era la sua assistente.»

«La sua assistente morta?»

«Sì. Da viva era una compositrice e una musicista.»

«Cos'ha fatto, l'ha imbalsamata?»

«No, non è mai comparsa in pubblico in carne e ossa. Era sempre sottinteso che ci fosse, e tuttavia che non fosse lì… morta ma non interamente scomparsa dalla faccia della terra, se capisci quello che voglio dire. Bene, una volta che il pubblico si abituava all'idea che lei non era solo invisibile ma era morta, gli oggetti più disparati cominciavano a fluttuare nell'aria mentre lei glieli passava…»

«Mmm… un match perfetto per la nostra famiglia delle matite volanti.»

«Ogni volta che qualche impostore vanta capacità paranormali, Malakhai arriva e sventa l'ennesima truffa.»

«Stai pensando di consultarlo per questo caso?»

«No. Malakhai adesso ha più di settant'anni. Lui e Louise vivono in tranquilla solitudine. Meglio non disturbarli.»

«Louise?»

«La defunta consorte. Se ti interessassi meno di computer e più di musica classica, conosceresti il suo nome. Il Concerto di Louise è la sua unica composizione, ma è geniale. Nessuna raccolta di musica classica può dirsi completa senza quel concerto. Ha fatto da colonna sonora a tutte le esibizioni del marito. E alla vita di Malakhai. Lui si accompagna a Louise sempre: vive con lei, parla con lei, dorme con lei. Durante i suoi numeri creava le illusioni degli oggetti volanti in modo che anche il pubblico potesse vederla.»

«E questo tizio, un pazzo furioso, smaschera i millantatori di poteri paranormali?»

«Sì. Come spesso accade ai matti, è abbastanza coerente. Lui sa di essere l'artefice della sua stessa follia. Non crede certo che Louise sia una presenza soprannaturale! Louise se ne è andata molto giovane. Ha scritto quello splendido concerto e poi è morta. Lui la conosceva da quando era una bambina, non poteva rinunciare a lei, ne sarebbe morto, così l'ha ricostruita.»

«Spiegati meglio.»

«L'ha ricreata servendosi dei ricordi, della conoscenza intima che ne aveva. Era già stato fatto, una pratica abbastanza diffusa in certi remoti monasteri asiatici. I succubi, cioè gli spiriti demoniaci che secondo la superstizione medievale prendevano sembianze di donna per accoppiarsi con uomini durante la notte, erano prodotti dell'immaginazione dei religiosi. La creazione di Malakhai era basata su una donna esistita veramente. Conosceva Louise alla perfezione. Sapeva quale sarebbe stata la sua risposta in qualunque circostanza. E ne costruì un modello fedele. Dopo un po', riusciva non solo a parlarle, ma anche a vederla e a toccarla. Grazie a un'immensa capacità di concentrazione. Capisci, l'immagine evocata deve essere ossessivamente fedele al modello, per reagire nella stessa…»

«Ma è un trucco.»

«Un'illusione, un inganno. Un capolavoro. Molti di noi fanno qualcosa di simile con i loro cari che non ci sono più. A volte non ti chiedi cosa farebbe o direbbe Markowitz in una data situazione?»

Mallory girò il viso verso la finestra, e lui si prese mentalmente a schiaffi, dandosi dello stupido per aver oltrepassato il confine dei suoi sentimenti personali. Era uno dei pochi a credere che potesse averne.

«Un'altra differenza tra Malakhai e i monaci era che loro evocavano le loro illusioni e poi le scacciavano. Louise era una compagnia costante per Malakhai. Lo è ancora.»

Mallory si girò verso di lui, dandogli modo di osservare il lavorio frenetico del suo cervello dietro il suo sguardo assorto.

«Ma questo Malakhai… è decisamente pazzo, giusto?»

«Ci vuole un cervello decisamente brillante per diventare decisamente pazzi. Se consideri la quantità di concentrazione necessaria per alimentare un'illusione tridimensionale…»

«E quando lui le parla, lei risponde come quando era viva, anche se nella realtà non hanno mai avuto quella conversazione?»

«Sì, certo. La verità e la logica sono il collante dell'inganno.»

«Tu saresti capace di mettere in atto la stessa tecnica? Saresti in grado di parlare con una donna morta?»

«Malakhai e Louise sono cresciuti insieme. Quello che lei avrebbe detto o fatto, in qualunque circostanza, per lui era prevedibile. Conosceva la sua mente, i suoi pensieri più riposti. Io non conosco nessuno così a fondo.»

Certamente non te, Mallory.

«Dovresti essere pazzo per riuscire a creare un'illusione del genere?»

«O malato della follia dell'amore. Una donna una volta mi disse che gli innamorati sono tutti da manicomio. Credo che sia così. Malakhai ha mobilitato le zone più oscure della sua psiche per riportare in vita Louise. Questo è il tipo di amore di cui è fatta la follia. Malakhai è pazzo, ma anche geniale e affascinante. Tutte le volte che andavo da mio cugino Max, Malakhai e Louise venivano a cena.»

«La morta godeva di buon appetito?»

«Da bambino, quelle cene mi turbavano. C'era sempre aria di magia a casa di Max. Apparecchiavano un piatto per lei e le versavano il vino, e nel corso della serata piatto e bicchiere si svuotavano. Sicuramente il cibo e il vino venivano fatti sparire nei momenti di distrazione generale, ma una parte di me ha sempre creduto nell'esistenza di Louise.»

«Ti sei mai cimentato con questo genere di illusioni tridimensionali?»

«No. Perché avrei dovuto? Perché chicchessia dovrebbe desiderare oltrepassare quel confine?»

Se non per amore.

Mallory fece per prendere qualcosa dalla borsa di tela, poi ci ripensò. Si girò verso di lui. «Vorrei riavere Amanda Bosch viva, per cinque minuti soltanto.»

«La donna del parco, suppongo.»

«Sì, penso di avere individuato un possibile movente» disse, chinandosi di nuovo per frugare nella borsa. Ne estrasse un dattiloscritto e si sedette alla scrivania, scorrendo rapidamente le pagine e infine estraendo un gruppo di fogli tenuti insieme da una graffetta.

«L'ho trovato nel computer della Bosch. A giudicare dall'ora in cui è stato caricato, questo è l'ultimo file che ha aggiornato. Ha lavorato su questo libro per quasi un anno. È un romanzo, ma non credo che sia tutta finzione.»

«L'arte è fatta di bugie che dicono la verità. Chi l'ha detto?»

«Sei tu quello con la banca dati nel cervello.» Gli porse il romanzo.

«Memoria eidetica, e non funziona come un computer. Io non posso richiamare i dati come fai tu con le tue macchine.»

«Ecco, apri a pagina 254, settimo capitolo. Vai all'ultimo paragrafo. Ricorda, l'ha aggiornato il giorno in cui è morta.»

Charles guardò la pagina e lesse: "Stava andando via ancora una volta, recitando la litania di tutte le cose che aveva da fare, tutto più… BUGIARDO, BUGIARDO, BUGIARDO, BUGIARDO".

«Capisco quello che intendi» disse Charles. «La parola "bugiardo", ripetuta quattro volte, non è una parte del testo. Sembra più il frutto di un impeto emotivo, uno sfogo sbocciato davanti alla tastiera.»