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«Così il ragazzo si è rivelato un impostore?» Effrim finse di esserne sorpreso.

«Il caso non può ancora dirsi definitivamente chiuso. Ho bisogno di alcuni dati del gruppo di ricerca.»

«Chiedi al mio assistente. Ti troverà tutto quello che ti serve.»

«Ho bisogno dei dati cinesi sugli esperimenti con i succubi.»

«Il ragazzo sta diversificando le sue attività?»

«No, ma mi ha condotto lungo un'altra linea di ricerca.»

«Non pensavo che bizzarrie del genere potessero interessarti.»

Charles richiamò alla memoria la pagina di un periodico e mentalmente la proiettò sul muro accanto alla testa di Effrim.

Scorse le righe. «So di un esperimento con un monaco cinese che ha creato un succubo in laboratorio. Ho bisogno di informazioni su quel caso. Il succubo, alla presenza di testimoni, ha ferito la carne dell'uomo.»

«Torna a lavorare per me e ti procurerò tutto il materiale che vuoi.»

«Ricevi ancora la maggior parte dei fondi da gente della risma dei datori di lavoro di Riccalo? Mallory ha scoperto che oltre a partecipare ai comitati di assegnazione delle borse di studio, Riccalo è incaricato di concludere vere e proprie truffe immobiliari ai danni di anziani.»

«Riccalo non ha subito arresti, incriminazioni o condanne. Rispetto agli standard di New York questo ne fa un cittadino modello. Oh, Charles, non siamo mai d'accordo circa i canali di finanziamento dell'Istituto, vero? Sto rubando soldi alla compagnia per cui Riccalo lavora. Dovrebbero darmi una medaglia per servizi resi alla comunità. Ma ti faccio una promessa: torna a lavorare per noi, e cercherò fondi alternativi.»

«Grazie dell'offerta, ma per oggi mi limiterò a prendere il materiale sul succubo e a levare le tende.»

«La tua intelligenza è sprecata là fuori, nel mondo dei comuni mortali. Torna a casa, Charles. Torna al posto al quale appartieni. Triplicherò gli stanziamenti per i tuoi progetti.»

«Non ti credo.»

«Fa freddo là fuori, Charles.»

Per "là fuori" Effrim intendeva la vita vera, oltre gli angusti confini dell'Istituto.

«Saremo in grado di stendere un rapporto positivo sul conto del padre del ragazzo?»

«Potrebbe essere lui ad avere orchestrato tutta la messa in scena. Non mi fido di Riccalo. E ho i miei dubbi anche su di te.»

Un'ora più tardi Charles era seduto nel suo soggiorno e stava chiudendo il raccoglitore contenente il materiale sul succubo.

Stando a quanto aveva appena letto, quell'aberrazione mentale poteva avere effetti tanto sul corpo quanto sulla mente. C'era un legame tra il fenomeno del succubo e quello delle stimmate esibite dai fanatici.

Nella stanza che si andava facendo buia, gli venne alla mente un ricordo d'infanzia. Un'appetitosa oca arrosto era installata al centro di una tavola finemente apparecchiata con splendide porcellane, argento luccicante e candele accese. Malakhai sedeva accanto alla sedia vuota di Louise. Gli adulti bevevano vino e scambiavano risate. Il bambino che Charles era stato stava fissando Malakhai nel momento in cui Louise l'aveva baciato. Aveva visto l'impronta delle sue labbra sul volto dell'uomo. Charles si era fregato gli occhi con le piccole mani, ma l'impronta del bacio era ancora lì, il contorno delle labbra sulla carne di Malakhai.

Per il momento Amanda Bosch era solo un'immagine, un'olografia, e lui non era ancora diventato pazzo. Aveva solo realizzato un'ingegnosa fotografia dotata di movimento, una singolare estensione della sua memoria eidetica.

La luce rossa del rilevatore lampeggiava. Il giudice stava usando il fax. L'impianto manomesso deviò il messaggio sul fax di Mallory. Era un modulo di richiesta per una nuova carta di credito. Lo scansione al computer e riprodusse la parte scritta con alcune modifiche. Dopo le righe in cui andavano scritti nome e indirizzo, sostituì alcune domande. Poi copiò la lettera per Harry Kipling, anch'egli possessore di un fax.

Ora che cominciava a conoscerli, poteva costruire la trappola giusta per ciascuno. Si chiese cosa avrebbe potuto fare per spaventare il cieco. Secondo il sovrintendente dell'edificio, il suo computer era equipaggiato con una stampante Braille. Digitò il messaggio per lui nei file personali: SONO DIETRO DI TE. RIESCI A SENTIRMI? RIESCI A VEDERMI? RIESCI A VEDERE?

Il gatto ai suoi piedi faceva le fusa. A un tratto Mallory sentì un rumore assordante proveniente dalla cucina.

Con la pistola spianata, Mallory si diresse in cucina dove trovò il pavimento vicino al tavolo cosparso di frammenti di vetro e schizzi d'acqua. Controllò tutti gli sgabuzzini e le stanze, quindi tornò in cucina. Tastò ogni centimetro del piano del tavolo, alla ricerca di un piccolo oggetto che potesse fare le veci del fiammifero che Charles aveva usato per far cadere il vaso nel suo ufficio. Non c'era niente.

Il ragazzo era furbo, ma non aveva poteri paranormali. Il bicchiere doveva essere caduto da solo.

Si inginocchiò non del tutto convinta sulle piastrelle con uno straccio, lavò il pavimento e avvolse con cura i frammenti di vetro in uno spesso sacchetto di plastica.

Dalla stanza vicina si levò una serie di colpi attutiti. Entrò e vide il gatto che arcuava la schiena, le orecchie appiattite, gli occhi rotondi. Aveva rovesciato la ciotola della frutta sul tappeto. Una mela stava rotolando verso Nose, e il gatto arretrava sulla punta delle zampe, come se il tappeto avesse preso fuoco. Mallory schioccò le dita per richiamare la sua attenzione. Il gatto attraversò di corsa tutta la stanza e le saltò in braccio.

Un altro trucco?

Riappoggiò il gatto sul pavimento e schioccò di nuovo le dita. Il gatto le balzò in braccio.

Cos'altro sai fare?

Lasciò il gatto e si chinò a raccogliere la frutta caduta. Il gatto le stava accanto, implorando il suo amore, miagolando per ottenere un po' di attenzione.

Mallory rimise la frutta di cera nella ciotola. Nose le leccò la mano, e lei si ritrasse. Stava controllando il tappeto e la recente profusione di peli bianchi di gatto.

Helen Markowitz non avrebbe mai tenuto un animale in casa, eppure nutriva qualunque randagio approdasse in cortile. E per dieci giorni, un inverno, nel loro garage aveva vissuto un bastardino, mangiando avanzi e leccando la mano di Helen, gli splendidi occhi castani adoranti.

Helen aveva mostrato alla piccola Kathy tutti i segni di violenza sulla pelle dell'animale. «Puoi imparare molto sul conto della gente osservando i loro animali» diceva Helen. Aveva imparato abbastanza sul proprietario del bastardino da decidere di non provare a rintracciarlo. Aveva fatto in modo di perdere la targhetta sul collare e aveva trovato un'altra casa per l'animale, in una famiglia del vicinato.

«Non è il cane che si è perso» aveva detto Helen. «Ma chi lo ha conciato così.»

Il bastardo che aveva martoriato a calci la pelle del cane spezzandogli le costole per lei era semplicemente un uomo che si era perso.

«Ognuno di noi ha il suo lato oscuro» diceva Helen. «Quando il buio uccide tutta la luce dell'anima di una persona, significa che quella persona si è persa.»

La piccola Kathy si era ribellata, convinta che il padrone del cane meritasse a sua volta dei calci nelle costole. Il suo acerbo senso della giustizia aveva un che di sinistro, eppure era dotato di un'elegante semplicità che, col passare degli anni, era rimasta intatta.

Mallory allungò una mano per carezzare delicatamente la testa del gatto, che chiuse gli occhi, appagato. Helen avrebbe approvato quel gesto. Subito Mallory ritirò la mano, la sfregò contro la gamba dei jeans e abbandonò il gatto seduto al centro del salotto.

La cartellina riguardante Amanda Bosch campeggiava ben in vista in cima all'ammasso di carte che ricopriva la scrivania di Riker. Frugò in un cassetto alla ricerca delle fotografie del luogo in cui il corpo della donna era stato trovato. Ma si era spinto troppo in là nel suo metodo di archiviazione casuale, e invece delle foto che cercava si ritrovò in mano quelle di Kathy, scattate il giorno in cui si era diplomata all'Accademia di Polizia.