Riker contemplò l'ampio sorriso di Helen Markowitz, ignara del fatto che il cancro al lavoro dentro di lei le avrebbe sottratto la vita l'anno successivo. Markowitz non si era mai veramente ripreso da quella perdita. Non fosse stato per Kathy, se ne sarebbe andato ben prima di quanto non avesse fatto.
Pensare alla morte di Helen, a come se n'era andata tranquilla, senza protestare, riempiva Riker di rabbia.
All'ospedale il dottore aveva detto a voce bassa a Markowitz e Kathy quanto fosse spiacente. I due si erano seduti l'uno accanto all'altra su un modesto divanetto di plastica nel silenzio terribile della sala d'aspetto.
Qualcuno si era avvicinato alla scrivania di Riker, qualcuno che non voleva interrompere un pensiero, e per questo aspettava il momento opportuno per annunciarsi.
Riker conosceva solo una persona tanto educata. Quando alzò lo sguardo, non fu sorpreso di trovarsi di fronte il volto sorridente di Charles Butler.
«Prenditi una sedia, Charles. Stai aspettando Mallory?»
«No. Jack Coffey mi ha chiesto di venire per una chiacchierata su Amanda Bosch.»
«Probabilmente pensa che Mallory gli stia nascondendo qualcosa. E forse è proprio così. Ma, per dire le cose come stanno, anche Coffey le nasconde qualcosa, e io nascondo qualcosa a tutti e due. Siamo fatti così. Non l'hai tradita, vero?»
«Naturalmente no.»
Dunque era vero, Mallory preferiva tenere per sé alcuni aspetti dell'indagine.
«Cosa posso fare per te, Charles?»
«Coffey mi dice che affidare questo caso a Mallory è stata una tua idea. Posso chiederti perché?»
«Per Amanda Bosch. Quando una ragazza così giovane muore, il colpevole non dovrebbe passarla liscia. Sguinzagliargli addosso Mallory era la cosa peggiore che potessi fargli.»
«Ma è pericoloso.»
«Se ha visto giusto su di lui, deve solo stanarlo. Se non ha visto giusto, potrebbe essere costretta a ucciderlo.»
«Non sei preoccupato per lei?»
«No» mentì, perché era davvero affezionato a Charles.
«Ma il modo in cui sta conducendo la cosa, potrebbe anche…»
«Non possiamo mettere dentro nessuno, senza le prove. A volte sappiamo chi è stato, e non possiamo toccarlo. C'è gente che se la cava dopo un omicidio… non dico che succeda spesso, ma succede. Ho scommesso cento dollari sulla ragazza.»
«Una ragazza che ha deciso di trasformarsi in esca umana»
«È un poliziotto. Questo fa di lei un bersaglio, che ti piaccia o no. E poi non accetterebbe mai di mollare il caso. Se stai pensando che con te, fuori dalla polizia, sarebbe più al sicuro, scordatelo. Questo lavoro le dà la carica. Adesso ha qualcosa di concreto su questo caso, e ha preso il volo. Tu cosa puoi offrirle, Charles?»
«Niente. Lo so.» Charles si fissò le scarpe per un momento. «Ma i suoi metodi non sono del tutto legali, vero?»
«So che infrangerà le regole per prenderlo, e ho deciso di non far niente per cercare di impedirglielo. Proprio come Markowitz fece a suo tempo. Me ne starò a guardare. Puoi farmi arrestare, se credi.»
«Supponiamo che venga sorpresa a infrangere le regole. Cosa ne sarà della sua carriera?»
«Charles, se Markowitz le avesse imposto di fare tutto secondo le procedure, Mallory non avrebbe retto a lungo. E i risultati sarebbero stati deludenti. Il vecchio preferiva non chiederle quante volte al giorno infrangesse la legge, e in cambio lei faceva cose straordinarie. Certo, le informazioni che otteneva attraverso mezzi illegali non avevano validità di prove, ma spesso servivano a mettere alle strette un criminale. Mallory sa parecchie cose sul conto dell'assassino della Bosch. Lo conosce intimamente e lo prenderà. Ci conto.»
«Mallory è un essere umano, vulnerabile come tutti.»
«Charles, non farti ingannare dalle apparenze. È così giovane. Una bambina. La tentazione di proteggerla viene a chiunque. Quel viso perfetto, intatto… quegli occhi d'angelo.»
Charles stava ancora assentendo quando Riker si sporse a scuotergli il braccio per richiamarlo alla realtà, la spaventosa realtà in cui abitava Mallory.
Riker alzò la voce. «Ha lo sguardo più freddo che abbia mai visto. Alla gente normale da i brividi, anche se non bevono quanto me. Porta una pistola enorme, e tu no. È una tiratrice perfetta, mentre tu non sai nemmeno come si carica una pistola.»
Riker si abbandonò contro lo schienale della sedia e appoggiò i piedi sulla scrivania, osservando Charles che lottava contro il terrore di essersi innamorato di Kathy Mallory. Riker si chiese se lei fosse consapevole dei sentimenti che Charles nutriva per lei. Era propenso a credere che lei lo fosse, e se ne servisse.
Con un tono di voce più morbido disse: «Sono contento che tu sia venuto, Charles. Spero che questa chiacchierata ti aiuti a vedere le cose nella giusta prospettiva».
Charles parcheggiò di fronte alla casa di Robin Duffy. La vista delle luci della menorah e dell'albero di Natale nella casa di fronte lo commosse: era lì che un tempo avevano abitato Louis e Helen Markowitz.
Robin, che era stato vicino di casa di Louis per più di vent'anni, lo accolse nella calda luce dell'ingresso. Prima che Robin richiudesse la porta, Charles si girò per dare un ultimo sguardo alla casa addobbata con le luci della festa.
«Non riesco a convincere Mallory a venderla» disse Robin, mentre il dottor Edward Slope si alzava dal tavolo da gioco per dare una pacca sulla spalla a Charles.
«Kathy è l'unica abitante della Upper West Side con una casa per le vacanze a Brooklyn» disse Edward. «Credo che le piaccia passare per un'eccentrica.»
«Ma non ci viene mai» disse Robin. «Così metto gli addobbi per godermi l'illusione che sia ancora abitata. Lou faceva l'albero di Natale ogni anno da quando Kathy era andata a vivere con loro.»
Comparve il rabbino Kaplan. Lui e Charles si salutarono.
«Ho decorato l'albero con gli addobbi originali del primo Natale di Kathy» disse Robin.
«Gli stessi che la piccola rubò ai grandi magazzini?» chiese Edward Slope mentre mischiava il mazzo di carte.
«Be'» disse Robin, che era stato l'avvocato di Louis Markowitz oltre a essere un suo amico, «Helen tornò a pagarli, perciò tecnicamente…»
«Lascia perdere» disse Edward. «Avvicinate le sedie, signori. Robin, digli cos'altro hai fatto in quella casa.»
I quattro uomini erano seduti attorno al tavolo da gioco, a raccogliere e ordinare le carte distribuite, a passarsi la mostarda e la maionese, la carne e i sottaceti, fette di pane bianco e la birra.
«Ho istallato delle luci ad accensione automatica, regolate da timer» disse Robin scartando una carta nella speranza di riceverne un'altra migliore. «Si accendono e si spengono da sole a ore diverse. Ho programmato la luce della cucina perché si spenga ogni sera alle sette e quarantacinque, l'ora in cui di solito Helen finiva di mettere a posto.»
«Robin si sta davvero lasciando prendere da questa cosa» disse il medico legale, servendo una carta a Robin e due al rabbino.
«La mia preferita è la luce che si accende nello studio di Louis dopo il notiziario della sera. E quella finestra sotto il timpano» disse Robin, indicandola attraverso la vetrata prima di raccogliere la sua carta.
Charles si chiese se Robin avesse migliorato la sua mano. Il suo volto non lasciava trasparire nulla. Chissà perché tutti i giocatori sembravano sapere sempre perfettamente che cosa avesse in mano. Edward scoppiò a ridere quando Charles rimase vittima di un suo bluff. Chiudendo le carte, umiliato, Charles guardò fuori dalla finestra le file di luci colorate intermittenti che decoravano il portico della casa di Louis Markowitz. «Sai, per un momento ho pensato che potesse essere opera di Mallory.»
«Le luci? Non è certo il tipo da lasciarsi andare a certi gesti sentimentali.»
Edward osservò la faccia di Charles al di sopra delle carte.
«Charles, te lo dico da amico, devi abbandonare questa strana idea della pistolera dal cuore d'oro. Sono un dottore, puoi fidarti di quello che ti dico. Se cercassi di misurarle la pressione riscontrerei l'assenza di battito cardiaco.»