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Adesso tre uomini erano riuniti nell'ingresso, davanti alla porta aperta, incuranti dell'aria gelida della notte. Charles fissava la schiena di Edward che attraversava correndo la strada.

Più tardi, ricordare quel piccolo avvenimento con tanta chiarezza sarebbe stato doloroso. Il profilo di Kathy, la luce della lampada riflessa sui suoi capelli, l'atmosfera di sospensione e il silenzio, rotto soltanto dai passi del dottore.

Mallory stava fissando l'albero di Natale e la menorah sulla finestra. Poi guardò in alto, mentre una finestra si accendeva al secondo piano, in corrispondenza della stanza di Louis.

Slope la raggiunse e le appoggiò le mani sulle spalle. La sua voce era bassa, quasi un sussurro. Lei non si mosse né parlò. Fissava la finestra del secondo piano, come rapita dalla luce.

Un ex socio era come un'ex moglie, anche quando l'ex socio era un uomo, cosa che decisamente Peggy non era. La rimpiangeva amaramente, da quando era andata in pensione anticipata a causa di una pallottola in un polmone. La rimpiangeva, sebbene la vedesse almeno una volta alla settimana, al bar.

Gli occhi di Riker seguirono Peggy mentre si allontanava per passare lo straccio bianco sul bancone di mogano e intascare gli spiccioli lasciati dall'ultimo cliente.

I capelli erano tinti biondo miele per coprire il grigio, e la figura appena più piena sui fianchi e sulle cosce. Nella luce soffusa e a una certa distanza, sembrava che gli anni non l'avessero affatto cambiata.

Oh, tutti quegli anni fa, quando lui era più giovane, per lo più sobrio, e Peggy portava ancora pistola e distintivo! Quelli sì erano tempi.

La matrona installata sullo sgabello accanto al suo era facilmente l'unica civile presente nel bar quella sera, e lo stava fissando con la disapprovazione dell'onesta contribuente. Scacciava il fumo agitando entrambe le mani: «Lo sa che il fumo passivo uccide i non fumatori?».

«Bene» disse Riker.

La donna raccolse la borsa e si spostò dalla parte opposta del bar, e Peggy tornò da lui con un ampio sorriso e un'altra birra.

«Allora, dov'eravamo rimasti, Riker?»

«I primi segni di allarme.»

«Giusto. Consiglia a Mallory di controllare i conti delle carte di credito e di individuare i bar e i ristoranti preferiti. Eventuali abbonamenti presso qualche palestra. Il marito fedifrago è vanitoso, gli piace tenersi in forma. Spesso si compra da solo la biancheria intima.»

«Se davvero esistono tanti segnali, come mai le mogli non li colgono?»

«Li colgono. A differenza dei mariti. Semplicemente non vogliono ammetterlo, così trovano spiegazioni plausibili per ogni comportamento sospetto. Se una donna non ha figli né ipoteche da pagare, può essere abbastanza cinica con un marito che la tradisce. Ma se ha otto bambini, si siederà accanto al marito per aiutarlo a confezionare le bugie da raccontare a se stessa.»

Riker estrasse il taccuino. Un ciondolo d'argento attaccato a una catena era rimasto impigliato nella spirale. Si liberò e cadde sul pavimento. Peggy lo raccolse. «Cos'è questa stella di David? Sei un episcopaliano.»

«No. Sono un alcolizzato.»

Gli allungò la stella a sei punte. Riker la guardò. «Lou Markowitz la portava sempre con sé. Mallory ha pensato che mi sarebbe piaciuto averla.»

«Mi sei diventato anche sentimentale.»

La penna di Riker svolazzò sul taccuino.

«Supponiamo per un momento che il nostro uomo non tradisca la moglie con regolarità, che Amanda Bosch sia stata la sua prima scappatella.»

«Un uomo che tradisce per la prima volta cambia abitudini. Porta a passeggio il cane quattro volte in un giorno senza che gli sia richiesto. Si appassiona a un nuovo sport. Se fossi in te controllerei tutti i viaggi fuori città non giustificabili con la professione del sospetto, un improvviso aumento delle ore di straordinario serali…»

«Un novellino nel campo delle avventure extraconiugali è capace di mentire efficacemente oppure no?»

«Normalmente pensa, erroneamente, di essere bravo a mentire.»

Nel taccuino, Riker aveva scritto solo: "Porta fuori il cane".

«Riker, pensi che Mallory abbia ragione? L'assassino si è fatto prendere dal panico ed è scappato?»

«Penso che Mallory lo sottovaluti. E convinta che si tratti di uno stronzetto che scapperebbe allo squittio di un topo.»

Puttane. Tutte le donne sono puttane.

Lei si illudeva forse che lui non l'avrebbe riconosciuta come sua nemica? Com'era ingenua, e stupida.

Era nella doccia, e si faceva scorrere addosso l'odio per lei insieme con l'acqua. Lei era il nemico. Uscì dalla doccia e l'acqua formò una pozza ai suoi piedi mentre puliva una parte dello specchio per guardarsi. Fissò lo specchio finché i suoi occhi non gli parvero fluttuare, indipendenti dal resto.

Che intelligenza c'era là dentro, che prontezza di pensiero, pensieri che viravano al rosso. Ma quell'insetto che strisciava sulle piastrelle sullo sfondo della sua immagine riflessa, quello inquinava la sua serenità. Meglio affrontare subito la cosa. Lo schiacciò. E vide il suo nemico che urlava e moriva. Colpendo il cuscino la sfregiò in viso, poi si chiese perché non riuscisse a dormire. Quando il sonno arrivò, i suoi sogni furono tutti di morte, una morte piena di rabbia. Adesso il cancro dell'odio era tutto, nella veglia e nel sonno. Completo e invincibile.

I semplici umani non si erano mai dimostrati degni avversarii per il cancro. Non esisteva cura.

Con la lunga unghia laccata di rosso, Mallory tamburellava sul mucchio di carte che era passato dalle mani di Edward Slope a quelle di Charles e infine nelle sue. Studiò il viso preoccupato del giovane investigatore dell'ufficio del medico legale, che evitava accuratamente di incontrare il suo sguardo. Le mani giocherellavano inquiete con la tazza di caffè ormai freddo. Mallory congedò la cameriera con un cenno.

«Slope non crede che tu abbia qualcosa da nascondere, ma io sì. So quanti soldi hai in banca. Conosco ogni transazione del tuo portafoglio di azioni, e so quanto guadagni.»

«Il tuo vecchio non faceva mai la spia.»

«No. Ma li faceva trasferire dritti all'inferno. Molti di loro mollavano il colpo. Licenziarsi sembrava loro l'unica via d'uscita. Con te posso fare anche di meglio: esistono situazioni peggiori del prepensionamento a stipendio ridotto.»

Calmati, Kathy, la esortò il ricordo di Markowitz. Se gli metti troppa paura al primo giro di giostra potrebbe decidere di affidarsi a un avvocato.

Cambiò posizione sulla sedia. «Volevo solo darti qualcosa a cui pensare durante le vacanze, lasciarti un po' di tempo per rimettere a posto gli appunti che hai preso in occasione della tua piccola spedizione al Coventry Arms. Buon Natale. Ci rivediamo presto.»

Così si fa, bambina, disse il ricordo di Markowitz, che si rifiutava di essere relegato in quella parte della mente riservata ai morti.

Pansy Heart era sdraiata a letto, e lo guardò alzarsi e dirigersi nel bagno. Per un istante immaginò che suo marito si spostasse strisciando su otto zampe, come un ragno ripugnante.

Rimase in silenzio, ascoltando i rumori provenienti dal bagno e poi il fruscio delle lenzuola e lo scatto dell'abatjour. Sospirò nel buio, chiedendosi se l'avesse udita. Adesso riusciva di nuovo a respirare; a respirare, ma non a dormire. Solo quando il respiro di suo marito si fece regolare e Pansy seppe che non si sarebbe svegliato sino alla mattina, la donna poté finalmente prendere sonno, spossata dalla paura.

Angel Kipling alzò la testa mentre Harry entrava in cucina, l'espressione intontita dal sonno. Esitò sulla porta come a valutare se stesse entrando in una zona di pace o di guerra. Angel partì all'attacco.

«Dimmi, Harry, cos'hai combinato questa volta?»

«Niente» disse Harry Kipling, aprendo il frigorifero e tirando fuori il pollo avanzato dalla cena.

Lei fissò la sua faccia sorridente, e provò il desiderio di colpirlo con un pugno.