Выбрать главу

Lei fissò la sua faccia sorridente, e provò il desiderio di colpirlo con un pugno.

Pansy fu svegliata da un colpo alla testa. Non forte, come di striscio. Nella penombra della camera da letto vide il pugno librarsi in aria, e la sua mano si mosse per intercettarlo. Accese la lampada. Il viso di Emery era imperlato di sudore, i suoi capelli un'aureola sparsa sul cuscino attorno a un volto in preda a un'angoscia cieca.

«Emery, svegliati!»

Gli occhi castani si aprirono di scatto. Pansy si ritrasse come davanti a una parola sgarbata. L'aveva addestrata lui a comportarsi così, proprio come aveva fatto con il cane. E cosa aveva fatto al cane? Perché non voleva dirle la verità? Cosa gli aveva fatto?

«Hai avuto un incubo, Emery?»

Stavi sognando di Rosie o di tua madre?

«Sì, un incubo. Guardavo in un buco ed era pieno di vermi, e io ci finivo dentro. Va tutto in malora. Chi mi sta facendo questo?»

Se Pansy avesse creduto nei fantasmi, avrebbe avuto una risposta a quella domanda. Aveva visto la faccia della madre di Emery nello specchio della stanza, ed era la propria faccia.

Il buttafuori e il barista tenevano la stracciona dai capelli rossi ciascuno per un braccio flaccido, e anche così dovevano lottare per trascinarla fuori. Quando furono sul marciapiede e fuori dalla portata dell'udito di Betty Hyde, i due omoni e la donna si scambiarono insulti gridando finché lei non si fu allontanata.

La Hyde si guardò intorno, prendendo mentalmente appunti sui topi che scorrazzavano sul pavimento. Il Comitato per la salute dei cittadini non avrebbe assegnato un buon voto al locale.

Sul volto di ogni ubriacone nel bar vedeva riflesso il ricordo di qualche sfortunato membro della sua famiglia d'origine. Il suo bicchiere recava tracce di rossetto della cliente che lo aveva usato prima di lei. La cameriera era scoppiata a ridere quando lei se ne era lamentata, ma poi un biglietto da un dollaro l'aveva convinta a tornare al suo tavolo con un bicchiere pulito, e la Hyde ne aveva bevuto il contenuto d'un fiato. Si poteva sopportare qualunque cosa, con la giusta quantità di whisky in corpo.

Rivolgendosi alla donna che sedeva dall'altro lato del tavolo, si sporse in avanti.

«Mallory, come fa a trovare questi posti?»

La logica della scelta le era chiara. Nessun inquilino del Coventry Arms sarebbe potuto spuntare in un luogo come quello senza una guardia del corpo. Il rigonfiamento sotto il cappotto di Mallory poteva essere solo una pistola. La cosa la confortò.

«Mi parli ancora di Eric Franz» disse Mallory.

«Qualcosa in particolare?» Cosa poteva avere Eric in comune con un giudice e un gigolò?

«È sicura che sia cieco?»

«Assolutamente sicura» disse Betty Hyde.

«Perché?»

«Se non fosse cieco, la moglie lo avrebbe saputo. Come si può tenere nascosta una cosa del genere alla propria moglie?»

«Forse lui ci vede e lei lo sapeva.»

«No, Mallory.»

«Come fa a esserne così sicura?»

«Le ho detto che sua moglie aveva un interessante senso dell'umorismo… per essere la serpe che era. Flirtava con gli uomini davanti a lui. Senza parlare, si limitava a strusciarsi contro di loro. Annie faceva con gli altri uomini cose che Eric non poteva né sentire né vedere. Erano uno spettacolo, loro due in pubblico. E c'erano altri scherzi a sue spese: smorfie, gesti osceni. Un umorismo tra i più neri. Di fronte a quelle esibizioni si restava senza parole, come ipnotizzati.»

«Perché lo odiava così?»

«Perché lui la amava tanto, troppo. Se solo fosse stato sgarbato con lei una volta ogni tanto, la cosa avrebbe fatto un gran bene al loro matrimonio. Era fatta così.»

«E lui? Il genere zerbino?»

«Un ragazzo adorabile. Ma ha ragione. Lei lo disprezzava.»

«Per questo non hanno avuto figli?»

«Sa, c'è stata una volta in cui avrei giurato che Annie fosse incinta. Aveva quella certa aria di maternità incombente. Quell'aura speciale che circonda chi vomita ogni mattina. Ma poi, quando l'ho vista di nuovo, era tornata quella di prima: splendida e spaventosamente all'erta.»

«Crede che abbia abortito?»

«Sì, ma non c'è modo di appurarlo. Normalmente non mi faccio molti scrupoli, ma chissà perché non me la sento di chiedere a un cieco se sua moglie ha abortito il loro unico figlio. Be'… potrei provarci se ne valesse davvero la pena. Lei che ne dice?»

«Ha detto a Eric che ero un poliziotto prima di entrare nella società di consulenza?»

«No, cara. Gli ho solo detto che era interessata a raccattare qualche ghiotta informazione sul giudice. Ma tutti i notiziari hanno parlato di lei e mostrato la foto della poliziotta morta.»

«Lunedì scorso è morto un pompiere. Se ne ricorda?»

«Sì, è morto per salvare un vecchio.»

«Qual era il nome del pompiere?»

«Non mi… Ah, ho capito. Notizie vecchie – chi ricorda i particolari, i nomi, le facce? Ma lei, mia cara, ha una faccia che non si dimentica.»

«Ed Eric Franz è cieco.»

Quando rientrò a casa, appese i vestiti nell'armadio come le aveva insegnato Helen. Il gatto aveva già avvertito la sua presenza e le stava dando il benvenuto con morbidi colpi di zampa sulla porta del bagno. Premette il pulsante per l'ascolto dei messaggi sulla segreteria, poi andò in cucina per aprire una scatola di tonno da dare al suo testimone più importante. Dalla segreteria uscì la voce di Riker. «Mallory, qualcuno dei sospettati possiede un cane?»

Charles abbassò le luci del soggiorno e si sistemò sul divano. Il regalo natalizio di Mallory giaceva precocemente scartato di fronte a lui.

Era l'ennesimo tentativo di Mallory di attirarlo nel ventunesimo secolo. Charles aveva una notevole raccolta di dischi e un gran bel giradischi che agli occhi di Mallory era un dinosauro. Per lei non contava la musica, ma solo la tecnologia.

Si aspettava davvero che lui se ne andasse in giro per le strade con le cuffiette attaccate a un lettore CD portatile?

Quanta ostinazione mostravano nello scambiarsi regali inutili. Lui le regalava gioielli dalla montatura antica che lei non si sarebbe mai sognata di indossare. Lei gli regalava gioielli tecnologici sui quali, tra una visita e l'altra della signora Ortega, si accumulava la polvere.

Premette il tasto per aprire il coperchio del lettore, nell'assurda speranza di trovare un messaggio sentimentale vergato sul lato interno. C'era un disco nell'apparecchio, pronto a suonare se avesse premuto un tasto. Non fu troppo sorpreso di scoprire che si trattava del Concerto di Louise.

Dalla scatoletta nera che teneva fra le mani spuntò un paio di cuffie. Ma non gli servivano. Il concerto era chiuso nella sua memoria e stava già suonando…

La visione di Amanda, quel pomeriggio, lo aveva lasciato stordito come un animale bastonato prima dell'ingresso al mattatoio.

Non voleva rischiare di evocarla nuovamente. Gli faceva paura. Sentiva che quel genere di giochetti minacciava la sua salute mentale.

Al mio posto Mallory non si tirerebbe indietro.

E di cosa aveva paura, esattamente? Era solo un'illusione, no? Una semplice olografia del ricordo. La magica follia di Malakhai era la sua forma di talento. Com'era suo mestiere, Charles aveva trovato un'applicazione pratica per quel talento. Se fosse riuscito a ricreare un'immagine completa e fedele di Amanda, lei avrebbe potuto dirgli qualcosa di utile alle indagini di Mallory. Se Mallory poteva affrontare le pallottole, lui poteva affrontare Amanda. Non era una cosa così pericolosa: una semplice conversazione all'interno della mente.

La memoria lo riportò ai momenti immediatamente precedenti l'inizio dello spettacolo di Malakhai. Ritornò bambino. La bacchetta del direttore d'orchestra si stava sollevando, mentre la sala piombava in un silenzio di tomba. Il concerto era iniziato. La musica interiore fuggì dai confini del suo cervello e si levò attorno a lui in un muro di suono oltre il quale si snodavano immaginali corridoi colmi del profumo delle rose. L'arresto momentaneo della musica preannunciò il grande buco nero che si parava davanti a lui. In quel silenzio incantato, nel quale ascoltatori diversi proiettavano cose diverse, udì una donna gemere, lamentare una morte, mentre gli veniva incontro nella luce.