Portava gli abiti di quando era morta, il blazer, i jeans e le scarpe da jogging. La memoria di Charles aveva ricreato fedelmente una macchia di sangue sulla stoffa e quella più spaventosa sui capelli dorati, che la ferita aveva ingarbugliato in ciocche di cordicelle vermiglie.
Come cominciava Malakhai? Ah, sì. Era così facile.
«Buona sera, Amanda.»
Lei gli sorrise timidamente mentre si sedeva sulla poltrona di fronte. Provò sollievo nel constatare che la sua creatura non era fatta di una sostanza tale da lasciare un'impronta sull'imbottitura. Amanda appoggiò le mani sui braccioli della poltrona. Charles guardò il muro, ancor più sollevato nel vedere che Amanda non proiettava un'ombra che si sovrapponesse alla sua.
«Buona sera, Charles.»
La sua voce avrebbe potuto essere quella di Mallory, ma nella gola di Amanda i suoni risultavano addolciti. Anche i suoi occhi erano dolci.
«Amanda, quando ti ho vista stamattina, vicino al bambino…»
«Stava soffrendo» disse lei, guardandosi le mani bianche e morbide in grembo. «Non riuscivo a sopportarlo.»
«Volevi solo consolarlo.»
«Sì. Un bambino così turbato. Adoro i bambini.»
«Lo so. Per me è difficile capire perché tu abbia deciso di rinunciare al bambino che aspettavi.»
Amanda guardò il pavimento cercando le parole e, non trovandole, tornò ad alzare su di lui gli occhi pieni di lacrime. Alzò le mani in un gesto di impotenza.
«Desideravi tanto quel bambino, vero?»
«Oh, sì. Era tutto per me, il senso della vita, tutto.»
«Allora perché? Perché l'hai fatto? Hai chiesto al dottore di strappartelo via. Cosa aveva fatto di tanto orribile quell'uomo per costringerti ad abortire?»
Amanda si alzò e si allontanò da lui, tornando nell'ombra. Procedeva stancamente, con fatica. Strapparsi dal grembo quel bambino tanto desiderato aveva costituito una prova durissima. Troppo dura per lei.
Capitolo Quinto
24 dicembre
Seduta al computer, Angel Kipling scorreva la sezione dei messaggi, a caccia di un indizio che rivelasse nuove bugie, chiedendosi quanto le sarebbe costato questa volta. Forse, oltre al denaro necessario per tenere il suo nome fuori dai giornali, le sarebbe costato un marito.
Quando Harry le baciava la guancia si ritraeva disgustata, chiedendosi dove fosse stato, chiedendosi cosa avesse fatto… doveva chiederselo, non riusciva a farne a meno. Le bugie che le raccontava erano snervanti, e la logica con cui Angel le portava allo scoperto implacabile.
Il sole del primo mattino, riflettendosi sul monitor, oscurava solo alcune righe che si ripetevano incessanti.
«Non farti prendere dal panico, Angel» sussurrò a se stessa. «Ti fai sempre prendere dal panico.»
Probabilmente si trattava di un tentativo di estorsione.
Altrimenti il caso sarebbe già esploso su tutti i media.
Osservò la sua immagine riflessa nello schermo.
A volte desiderava che Harry morisse. Niente più scuse, pretesti, bugie. Finché fosse stato vivo, lei non avrebbe avuto pace. Si era scusato assai amabilmente per aver ipotecato illegalmente l'appartamento. Ma suo marito era il tipo che si scusava per essersi schiarito la voce. Si scusava con il cane. Poi, con lo stesso tono di voce, si scusava anche con lei.
Il custode controllò il suo universo, l'ingresso del Coventry Arms, senza trovare nulla fuori posto. Persone impeccabili andavano e venivano dentro i completi di marca e le scarpe fatte a mano. Concentrava la sua attenzione più sui vestiti che sui volti, evitando del tutto di registrare i rari visi infantili.
Con la punta del piede batteva il tempo di un vivace concerto per mandolino di Vivaldi che si diffondeva per tutto l'ingresso al discreto volume della musica di sottofondo.
Una musica meno armoniosa, frammentata e acuta, composta da alti latrati e ringhi gutturali proveniva dall'ascensore diretto al piano terra. Le porte si aprirono e la zuffa canina si riversò dall'ascensore nell'ingresso.
Il custode richiamò l'inserviente, ma questi si tenne a distanza di sicurezza dalla mischia. Evidentemente il suo mansionario non contemplava l'eventualità che gli toccasse di morire sbranato da un pitbull e da un mastino. Neppure i padroni degli animali sembravano intenzionati a rischiare la propria incolumità. Fu il portiere a intervenire per cercare di calmare il mastino. L'inserviente mostrò un biglietto da cinque dollari, facendo silenziosamente capire al portiere che scommetteva sul pitbull.
Il custode, mai invitato prima di allora a una battaglia fra cani, non ne comprendeva le regole e si avvicinò troppo ai contendenti. Il mastino lo morsicò, e quello unì le sue grida ai latrati degli animali.
L'andirivieni di inquilini e visitatori si interruppe; una dozzina di persone si raccolse in un capannello a guardare. Tra il sangue che scorreva e le scommesse che fioccavano, nessuno si accorse che dalla rastrelliera dietro al bancone veniva sottratta una chiave, sostituita con una simile a quella di Mallory.
«Ti è piaciuto il lettore CD?»
«Sì, grazie. E anche il Concerto di Louise.»
«È ora che tu ti abitui ad ascoltare la musica su CD, Charles. Potresti riversare tutti i tuoi dischi. Sembrano in buono stato.»
«I dischi mi piacciono. Mi piace il giradischi.» Non intendeva subire ulteriori offensive tecnologiche, almeno per un po'.
«Se insisti con tecnologie obsolete, la tua raccolta non potrà crescere. Né potrai sostituire i dischi rovinati. Ho notato che la tua collezione non comprende una copia del Concerto di Louise.»
«Sono anni che è fuori uso. Ce n'era un'altra di sotto, nella raccolta di Max, ma temo di aver rovinato anche quella. Il tuo regalo è arrivato al momento giusto.»
«A proposito di Max, ci sono notizie di Malakhai il pazzo?»
«Niente di nuovo. Adesso vive un'esistenza molto più tranquilla.»
«Immagino che debba essere piuttosto anziano.»
«Sì, si sta facendo vecchio» disse Charles, meravigliato dell'insolita voglia di chiacchierare di Mallory.
«E Louise? È ancora con lui?»
«Certo. Ma Louise è giovane: avrà per sempre diciannove anni.»
Charles la osservò attaccare altri fogli stampati al pannello di sughero che copriva la parete del suo ufficio. «Sempre sicura che quella della bugia sia la strada giusta?»
Mallory attaccò la stampata proveniente dal database di un'agenzia immobiliare.
«Quattro giorni prima di abortire fece un'offerta per l'acquisto di un appartamentino. Secondo la pratica dell'agenzia tra i requisiti da lei segnalati figuravano la presenza nelle vicinanze di un asilo e di aree di gioco per bambini. Il dottore sostiene che, durante i quattro giorni successivi, Amanda praticamente non mangiò né dormì. Probabilmente è in questo lasso di tempo che lei ha avuto sentore della bugia. Si è torturata per un po', poi lo ha affrontato.»
«Abbiamo ipotizzato che il suo sfogo alla tastiera abbia avuto luogo poco prima della morte. E se ci fossimo sbagliati? Se lei avesse scritto la parola "bugiardo" il giorno in cui ha scoperto che lui le aveva mentito?»
«Non credo. La scoperta della bugia l'ha convinta ad abortire. Ma prima ci ha rimuginato su. È esplosa a scoppio ritardato.»
«Come fai a dirlo?»
«Istinto. Non si può sempre procedere secondo logica. Devi entrare nei panni della vittima. E in quelli dell'assassino. Prima arrivi a conoscerlo, prima scoprirai come e perché ha ucciso.» Si voltò verso di lui. «E tu? A che punto sei con Amanda?»
Un'ombra attraversò la mente di Charles. Mallory non poteva essere al corrente dei suoi sforzi di imitare il folle trucco di Malakhai. Eppure il fatto che lei gli avesse regalato quel CD lo insospettiva… Era possibile che fosse scesa nel seminterrato e avesse visto il disco rovinato? No, naturalmente no. Stava diventando davvero paranoico.