«Basandomi sulle caratteristiche della protagonista del romanzo, posso dire di conoscere Amanda abbastanza da riuscire a immaginare le sue probabili reazioni a determinati eventi. Ma non posso sapere ciò che effettivamente le è accaduto, né la natura della bugia che l'assassino le ha raccontato. L'unica cosa che sono in grado di dirti è che deve trattarsi di qualcosa di mostruoso. Aveva una personalità dolce, era ironica e aveva senso dell'umorismo.»
«Se lo ha trovato Amanda, posso trovarlo anch'io.»
«Quello di Amanda potrebbe non essere stato il suo primo omicidio. Potrebbe aver già ucciso in passato e averla fatta franca, e lei potrebbe averlo scoperto…»
«Come avrebbe fatto a scoprirlo?»
«Quei due si conoscevano intimamente. D'accordo, la loro non era una grande storia d'amore, ma andavano a letto insieme, parlavano. Se le ha mentito, lei potrebbe averlo scoperto in un modo che non ha niente a che fare con i tuoi metodi ipertecnologici. Quando dici la verità, è sempre la stessa verità. Quando menti, se non hai una memoria di ferro, dici ogni volta una bugia diversa.»
A un tratto Charles desiderò di chiamarsi fuori dal gioco. E per Mallory quello era davvero un gioco. L'omicidio era il gioco più bello.
Prima che potesse aprire bocca per parlargliene, Mallory produsse una serie di videocassette, risultato delle ricerche di quella mattina. «A suggerire ad Amanda la verità potrebbe essere stata una notizia, un volto, una frase trasmessa in televisione. Il giudice è andato in onda parecchio nelle ultime due settimane.»
Charles era scettico. Esaminò i documenti e le foto appese al pannello di sughero. Quello non era lo stile di Louis Markowitz. Mancava del tutto la sua caratteristica attenzione ai dettagli. Il cervello di Mallory non sapeva fermarsi di fronte ai particolari che erano stati l'ossessione di Louis. L'attenzione di Charles fu attratta dal resoconto del colloquio di Mallory con il portiere.
«Di che si tratta?»
«L'ultima volta in cui il portiere del Coventry l'ha vista, Amanda sembrava agitata. Immagino che fosse il giorno in cui è esplosa. È andata a casa, ossessionata dalla sua scoperta, e ha deciso di lavorare al computer per distrarsi. Ma poi ha finito per dedicarsi al romanzo, che parlava di lui. A quel punto si è scatenata la crisi emotiva che l'ha spinta a scrivere "bugiardo".»
Inserì un nastro nel videoregistratore. «Sono spezzoni delle trasmissioni delle ultime due settimane.»
Il primo era la registrazione di una conferenza stampa. La presenza del giudice Heart sulla scena era autorevole, e lui sembrava esserne conscio. Preferiva le domande delle giornaliste, e nel rispondere fissava ciascuna negli occhi come se fosse il centro del suo universo.
Ancora più spassosi erano i video sulle udienze al Senato per la nomina del giudice Heart alla Corte Suprema. L'uomo che, secondo Mallory, picchiava regolarmente la moglie, insisteva su quanto il fenomeno delle molestie sessuali sul luogo di lavoro lo preoccupasse. Una senatrice del Maine assentiva, approvando solennemente quel mucchio di palle.
Charles si domandò cosa avrebbe potuto spingere Amanda verso quell'uomo. Il potere aveva le sue attrattive, pensò, e anche la fama. E l'intelligenza di Heart era fuori discussione.
«Il giudice è sempre sui giornali. Roba piuttosto noiosa… resoconti delle udienze, fotografìe del candidato e della sua famiglia. Ti ho detto che penso abbia ucciso la vecchia madre?»
«Me l'ha accennato Slope, al poker. Ma lui non ne è convinto. Non ci sono prove. Pure supposizioni.»
«A volte le supposizioni sono l'unica cosa a cui puoi aggrapparti, Charles. D'altronde sei stato tu a sottolineare la possibilità che abbia già ucciso. L'assassino di sua madre. Secondo te l'eventualità che una tendenza matricida sia ereditaria può dissuadere una donna dall'avere un bambino?»
«Forse. Dalla tua descrizione, Harry Kipling sembrerebbe piuttosto innocuo.»
«Esattamente il tipo che si fa prendere dal panico. Il testosterone in quel matrimonio ce l'ha tutto Angel.»
Rimasero seduti in silenzio per un'ora, mentre Mallory faceva scorrere i nastri e di tanto in tanto fermava l'immagine per controllare i dettagli più da vicino. Nell'arco delle apparizioni televisive delle ultime due settimane, Charles notò in Heart una tensione crescente.
«Adesso guarda il giudice che mente a questa giornalista.»
Una giovane donna si avvicinava al giudice con un sorriso radioso, che il giudice ricambiava con il suo, paterno.
«Chiuderò il caso il ventisei» disse Mallory. «E che rimanga tra noi, non tra noi Coffey e Riker.»
«Come fai a prevedere il giorno? Se non sai neanche qual è dei tre.»
«Non solo il giorno. Sono in grado di prevedere grosso modo anche il momento.»
«Come?»
«L'ho sempre tenuto sotto controllo, Charles. Azionerò la telecamera e poi cercherò di fargli saltare i nervi. Per Franz e Kipling farò leva sulle solite cose. Al giudice, invece, annuncerò la mia intenzione di far riesumare la salma della madre.»
«Slope non appoggerà…»
«Non ho bisogno del permesso di Slope per far riesumare una salma.»
In effetti sembrava che Mallory non avesse bisogno di nessuno. «Sospetti di qualcuno in particolare, giusto?»
Mallory lo ignorò.
«Chiuderò il caso il giorno dopo Natale.»
«È il mio caso che vuole chiudere?» chiese una vocina alle loro spalle.
Justin Riccalo era sulla porta. Guardava ora uno ora l'altra. «Parlava di me?»
«Sei preoccupato?» chiese Mallory. Non aspettò la risposta, e gli voltò la schiena. «Charles, se anche i bambini possono entrare nell'edificio, direi che abbiamo un problema di sicurezza.»
Charles guardò il ragazzo. «Come hai fatto a entrare, Justin? Perché non hai usato il citofono?»
«Sono entrato con un vecchio che camminava sulle stampelle. Ha fatto cadere un pacco, così gliel'ho raccolto. Mi sembrava stupido uscire di nuovo e usare il citofono. Fuori si gela.»
«Mugridge ti ha fatto entrare?» Mallory sembrava scettica, e a ragione. Il vecchio Mugridge era il più preoccupato di tutti per la sicurezza nell'edificio.
«Sissignora. Io ho bussato alla porta dell'ufficio. Probabilmente non mi avete sentito.»
«C'è un campanello sulla porta» disse Mallory.
Con l'intento di evitargli ulteriori domande da parte di Mallory, Charles scortò il ragazzo nel suo ufficio e chiuse la porta.
«Mallory mi odia, vero, signor Butler?»
«Sospetta di tutti, anche di me. Non prenderla come una cosa personale. Cosa posso fare per te, Justin?»
«Mi stavo chiedendo se possiamo tornare nello scantinato.»
«Non credevo che avresti voluto. Non dopo…»
«Invece sì. Dopotutto la magia mi piace.»
«Ai tuoi genitori non importa se perdi un giorno di scuola?»
«Non c'è scuola oggi. Ci sono le vacanze di Natale.»
Naturalmente. Era la vigilia di Natale. Dove aveva la testa?
«Gli darò un colpo di telefono giusto perché sappiano dove sei.»
«Preferirei che non lo facesse. Dovrei essere alla Tanner School in questo momento.»
«Ma hai appena detto…»
«Io sono in vacanza. Ma dovrebbero tenermi a scuola. Servizio festivo per i genitori che lavorano. Oggi pomeriggio i miei saranno occupati in un giro di cocktail. Tutte le aziende in città hanno organizzato una festa natalizia. Così preferiscono che io me ne stia a scuola.»
Il ragazzo sedeva eretto sul bordo della sedia, agitando i piedi che sfioravano il tappeto. Le mani erano aggrappate ai braccioli laterali, come per assicurarsi che la sedia stesse ferma.
«Capisco.» Anche se Robert Riccalo non avrebbe apprezzato. «In effetti mi fa piacere avere un'altra possibilità di parlare con te da solo. Ho l'impressione che i tuoi ti rendano un po' nervoso.»