«Non so. Forse meno ne so meglio è. Perché tutti pensano che sia io a far volare le matite?»
«Quando le forze dell'ordine vengono chiamate a intervenire in assurde faccende di fantasmi o qualche altro caso di attività paranormale, generalmente si scopre che la spiegazione ha le sembianze di tre ragazzini che se la fanno sotto dal ridere.»
«Ma nel mio caso non c'è nulla da ridere. Sally è andata fuori di testa. Non posso sedermi nella stessa stanza con lei senza che si agiti tutta. E mi fissa di continuo. Non smette mai. Ogni volta che è volato un oggetto eravamo presenti tutti e tre, ma la colpa è sempre toccata a me.» Justin diede un calcio a una scatola. «Ho bisogno di qualcuno che stia dalla mia parte. Qualcuno deve ascoltarmi.»
Erano uno di fronte all'altro quando udirono un sibilo alla loro sinistra. Charles si voltò e vide il coltello conficcato nel bersaglio, la lama che ancora vibrava. Questa volta Justin spalancò gli occhi. «Adesso non mi crederà mai» disse. Si girò e cominciò a correre. In un attimo fu fuori dal cerchio luminoso e nel buio, lanciato in una spasmodica ricerca di una via di fuga, di una luce che indicasse l'uscita. Le sue braccia sottili si agitavano nel tentativo di evitare scatole e bauli.
La memoria guidò Charles nell'oscurità, consentendogli di guadagnare in fretta la porta. La aprì e davanti a lui si materializzò un rettangolo di vivida luce. In un attimo il ragazzo lo attraversò e si lanciò su per le scale, ma, raggiunto il pianerottolo più alto, inciampò e cadde. Charles lo fece alzare e lo prese per le spalle.
«Stai bene?» No, era chiaro che il ragazzo non stava affatto bene. I suoi occhi si stavano riempiendo di lacrime. Justin si abbandonò contro il suo petto, e insieme attessero che la crisi passasse.
Il capitano Judd Thomas del distretto della West Side sedeva esattamente al centro nella gerarchia delle sedie sistemate nell'ufficio di Jack Coffey. Sfoggiava un sorriso diplomatico, inteso a comunicare il suo desiderio di un incontro amichevole. Niente spargimenti di sangue per quel giorno.
«Palanski vuole essere coinvolto nelle indagini su questo caso.»
«Non credo che sia opportuno, Judd» disse Jack Coffey, che stava lavorando troppo, non aveva personale a sufficienza, e voleva solo che l'incontro finisse al più presto. Gli si leggeva tutto in faccia. Le ombre del sonno insufficiente, i segni di uno stress eccessivo.
«Palanski ci sa fare con il genere di gente ricca e potente che abita al Coventry.»
«Altro che!» disse Mallory.
Gli occhietti del capitano Thomas divennero ancora più piccoli mentre si girava verso di lei. «E questo che cosa vorrebbe significare?»
Mallory si alzò e uscì dalla stanza tanto in fretta che Coffey non ebbe il tempo di lanciarle lo sguardo di minaccia che certamente non avrebbe sortito alcun effetto.
Riker sorrise.
«Chi ha detto a Palanski che Mallory stava lavorando su quel palazzo?» chiese Coffey al capitano.
«Il ragazzo ha le sue fonti.»
Riker si sporse in avanti. «Scommetto che non stiamo parlando solo del portiere. Palanski si lavora quei ricconi come se fossero dei volgari informatori. Sono l'unico in questa stanza a trovare questo fatto interessante?»
Coffey lanciò a Riker uno sguardo che diceva "Taci".
Il capitano Thomas lo ignorò, rivolgendosi a Coffey. «Palanski è uno dei miei migliori detective. Saprebbe offrire un contributo prezioso a qualsiasi indagine.»
«Questo caso è di Mallory, Judd. È così e basta.»
«Il questore Beale e io ci conosciamo da tempo, Jack.»
«Quanto a Beale, questa settimana si porta Kathy Mallory in palmo di mano. Mallory è l'unico poliziotto che sia mai stato elogiato da una commissione di comuni cittadini per aver sparato a un uomo. È la corona della testa del questore.»
«E tu, Jack? Sei sulla via della promozione. Questo è un caso di pezzi grossi… ci sono molti soldi, nomi importanti in quell'edificio. Palanski ha sedici anni di esperienza. Mallory è una ragazzina. Non vorrai fotterti la promozione tanto stupidamente?»
«Judd, se pensassi che mi stai minacciando, direi a Mallory di buttare te dalla finestra, perché subire minacce non mi piace per niente.»
Riker cambiò posizione sulla sedia. Se Coffey avesse continuato a comportarsi tanto irrispettosamente con i superiori, prima o poi Riker sarebbe stato costretto a smetterla di sbeffeggiarlo e a cominciare a tenerlo in maggior considerazione. E allora come si sarebbe divertito?
«Di' a Palanski di non interferire, Judd.»
Il capitano sospirò. «Sai, Jack, con tutti i lavoretti extra, i privilegi, e gli sconti di cui godono i poliziotti, con tutte le piccole porcherie che accadono ogni secondo in questa città, se mai dovessimo decidere di far rispettare i regolamenti, non…»
«Dove vuoi arrivare, Judd?» disse Coffey. «Se hai qualcosa da dire su uno dei miei, sputa. Ora!»
Thomas alzò le mani per dire "Va bene, basta", sollevò la sua mole dalla sedia e uscì dalla stanza.
Riker si disse che era stato tutto troppo facile. Si stava domandando di quale genere di porcherie si macchiasse il capitano quando Coffey lo apostrofò, in collera.
«Si può sapere che cos'ha Mallory su Palanski?»
«Non ne ho idea. Non farebbe mai la spia sul conto di un altro poliziotto. Magari potrebbe sparargli se le intralcia la strada, ma non lo tradirebbe mai.»
«Hai esagerato con Judd Thomas.»
«C'è in gioco la vita di Mallory. Tu sai che Palanski è corrotto e lo so anch'io. È il responsabile di ogni maledetta fuga di notizie. E una di quelle fughe di notizie potrebbe ucciderla.»
«Hai esagerato, Riker. Per Thomas, Palanski è utile come Mallory lo è per me. Se tutto quello che ha su di lui sono i suoi vestiti sgargianti e i tagli di capelli da cinquanta dollari…, be' anche Mallory porta vestiti su misura, Cristo santo, e non si lava certo i capelli nel lavandino di casa, no? Dobbiamo essere grati del fatto che il capitano abbia fatto carriera grazie agli intrighi piuttosto che alla sua intelligenza. Ma non sfidiamo la sorte, d'accordo?»
Riker detestava che Coffey avesse ragione. «Vuoi che veda cosa riesco scoprire su Palanski?»
«No. Ho già provveduto: qualcun altro si sta occupando di lui. Perciò lascia perdere, d'accordo? Non pensarci più.»
«Hai coinvolto gli Affari Interni?»
«No, niente uomini degli Interni. Voglio che rimanga tra noi. Quando vedi Mallory, dille che desidero tanto vederla. Non mi dispiacerebbe se adempisse alla formalità di consegnarmi i rapporti, così, solo per educazione.»
«Forse è proprio per gentilezza che preferisce tenerti all'oscuro delle sue mosse. Potrebbe non avere tutti i torti. Pensa alla tua pensione.»
«Il modo in cui sta conducendo il caso è inaccettabile. Sta tentando di coprire tre sospetti da sola. Se non lo prende subito, se lo lascerà scappare.»
«Secondo me lei sa chi è. Se ti dice che i sospetti sono tre, può darsi che due servano solo a confondere le acque. È convinta del fatto che tu non ti fidi del suo modo di condurre le indagini. Per parte mia, non mi fido di lei da quando aveva dieci anni.»
«Non è niente di soprannaturale, te lo garantisco» disse Charles.
Justin era calmo, la piccola faccia girata verso il finestrino del taxi, verso i fiocchi di neve che scivolavano silenziosi contro il vetro.
«Al mio rientro, andrò nello scantinato ed esaminerò con attenzione il bersaglio. Sono sicuro che il vecchio meccanismo è stato azionato accidentalmente. Forse l'hai urtato quando ti sei chinato. Anzi, non c'è neanche bisogno di controllare. Non c'è altra spiegazione, Justin. Il coltello è spuntato dal bersaglio stesso. Nessuno l'ha lanciato, né l'ha fatto volare. Va bene?»
Il bambino si girò verso di lui. Su quella faccetta era dipinta la volontà di sorridere.