«Ricevuto.»
Con Mallory infrangere la legge per farla rispettare era diventata la norma.
Doveva ucciderla. Era l'unico modo. Ma prima si sarebbe divertito un po'. Gliel'avrebbe fatta pagare per averlo torturato, e avrebbe pagato lentamente.
Quando l'aveva nella mente, avvertiva una sensazione di bruciore, che gli provocava una vampa bollente nel corpo e nel cervello. Vedeva i suoi occhi davanti a sé, fanali luminosi che correvano incuranti verso un incidente catastrofico, implacabili.
Serrò i pugni così forte che le unghie impressero dei segni rossi sulle palme. Uno di quei segni si stava riempiendo di sangue.
Guardò la carne che sanguinava. Era arrivata e gli aveva fatto questo. Era lei ad aver ferito per prima, e se ne sarebbe pentita.
Un uccello grigio e grassoccio avanzava impettito sul davanzale della finestra aperta. Quando lui tornò dalla cucina con il pane l'uccello era ancora là. Sbriciolò una fetta nella mano e si avvicinò con cautela alla finestra per deporre una fila di briciole.
Il volatile procedeva a scatti, sussultava e drizzava la testa guardandolo con un occhio solo. Era un volgare piccione di città, per niente intimidito dalla sua presenza, dopo che gli esseri umani avevano fallito nel loro patetico tentativo di annientare la sua intera specie in quanto defecante molestia pubblica. Ostentando indifferenza per la mano posata solo pochi centimetri più in là, l'uccello si concentrò sul pasto che gli sarebbe costato la vita.
Una giovane donna era ferma al bancone nell'ingresso. Teneva qualcosa dietro la schiena, qualcosa che venne sottratto rapidamente alla vista appena ebbe individuato la coppia che le stava indicando l'uomo dietro al bancone.
Il nuovo amico di Cora, l'uomo dall'ampio sorriso, fece le presentazioni e i tre salirono in ascensore fino allo spazioso appartamento che non si adattava alla personalità della giovane donna di nome Mallory.
«Avevi ragione, Mallory» disse l'uomo che adesso Cora chiamava Charles.
«Amanda l'ha incontrato nel parco quel giorno. Come hai detto tu, non è stata una cosa premeditata. Il delitto ha avuto luogo alle sette e quarantacinque. Abbiamo una testimone. Cora Daily ama fare lunghe passeggiate nel parco, anche con il brutto tempo.»
Cora studiò la ragazza che le stava davanti. Era bella, ma aveva qualcosa di inumano. Aveva gli occhi di un gatto.
«Cosa ha visto?» chiese la giovane donna. «Ha assistito all'omicidio?» «No, temo di no.»
«L'ha visto mentre la colpiva? Il primo colpo?» «No. Ma ho assistito al loro incontro.» «Allora può identificare l'assassino?» «No, vede, non portavo gli occhiali. Ma so che era un uomo alto.»
Cora si rese conto che per la ragazza non era una novità. Temette di aver deluso l'affascinante signor Butler. «Ho visto la ferita rossa sul lato della testa quando lui l'ha colpita. Quando è stato inferto il colpo doveva esserci un ombrello tra di loro. Lui la teneva, prima e dopo la ferita. Può esserle utile?»
«Mi dica qualcos'altro sull'assassino.»
«Cioè?»
«Ha detto che era alto. Alto quanto?»
«Più alto della donna.»
«Quanto più alto?»
«Difficile dirlo. L'ombrello spesso mi impediva divedere. E…»
«Secondo lei io sono molto alta?»
«Be', sì.»
«Ed è sicura che si trattasse di un uomo. O l'ha immaginato perché pensava che fossero fidanzati?»
«Ho pensato che fosse un uomo. Non sono di grande aiuto, vero?»
«Al contrario» disse Charles Butler, aprendosi con galanteria un varco in un'imbarazzante pausa di silenzio. Il suo sguardo in direzione di Mallory diceva "Comportati bene". E quella di lei "Perché diavolo non dovrei?". Poi la giovane donna sorrise.
«È stata più utile di molti altri. Il fatto che un caso dipenda da un testimone oculare mi fa venire gli incubi. I testimoni oculari non sono mai molto affidabili. La loro testimonianza è la prova più fragile che si possa portare in un'aula di tribunale. Ma lei ha confermato che il delitto è stato commesso nel parco. Il che è utile. Ha stabilito l'ora del delitto, e questo ci aiuta. Ha visto la prima ferita. Utile. Tutto sommato, un ottimo risultato.»
Il sorriso si dissolse e Cora non poté leggere altro sul viso della donna.
Charles chiese: «Mallory, qualcuno dei sospettati ha un cane?».
«Quasi tutti nel palazzo hanno un cane. Perché?»
«Cora dice che c'era un cane che correva per il parco quel giorno. Tirandosi dietro il guinzaglio. Forse uno dei tuoi sospettati quella mattina ha portato fuori il cane e poi ne ha perso le tracce mentre si dedicava a colpire a morte la vittima.»
Mallory si rivolse a Cora. «Ha visto il cane?»
Cora fece cenno di sì con la testa.
«Di che razza era?»
«Temo di non poterlo dire. I miei occhiali…»
«Grande quanto?»
«Vediamo, taglia media, né troppo grande né troppo piccolo. Mi spiace, non riesco…»
«Di che colore era?»
«Non ricordo, ma credo che fosse scuro… non nero, non così scuro… forse marrone.»
«Forse?»
Cora non sapeva rispondere. Anzi, cominciava a domandarsi se ci fosse mai stato un cane, o una coppia di fidanzati. E se fossero state due donne? Forse il cane era…
«Bene» disse Charles, insinuandosi di nuovo nel silenzio. «Inserisci nello scenario un cane, escludendo barboncini e alani.»
La donna assentì. Un altro elemento che giudicava utile, cosa che sembrava fare molto piacere a Charles. Anche un cieco si sarebbe accorto che era innamorato della ragazza. Quando Cora si alzò, dicendo che doveva andarsene, la accompagnò fino in strada e le chiamò un taxi. Insistette per pagare in anticipo la corsa. Mentre si stringevano la mano, Cora disse: «Lei è nato nel secolo sbagliato, mio caro».
Quando rientrò nell'appartamento dei Rosen, notò il coltello affilato posato sul tavolino da tè, accanto alla sacca di tela. Come se Mallory non possedesse abbastanza armi. Prima fra tutte quella specie di cannone che portava sotto la giacca. Adesso se l'era tolta e l'aveva portata in una stanza nel retro. Poi c'era la pistola che avrebbe dovuto portare, quella d'ordinanza del Dipartimento di Polizia. E la vecchia Long Colt di Markowitz, che teneva sulla scrivania dell'ufficio alla Mallory & Butler, Ltd. Un semplice coltello non era da lei.
Lo prese e se lo rigirò in mano. Sull'altro lato era inciso il nome di Maximillian Candle.
«Probabilmente non sono affari miei» disse Mallory, tornando nella stanza e accennando al coltello, «ma mi domando cosa sia successo nel seminterrato. Vengo da là. La porta era aperta, e l'attrezzatura di Max in disordine.»
«Colpa mia, sono uscito di fretta. Hai estratto il coltello dal bersaglio?»
Mallory annuì.
Charles fissò il coltello e per la sorpresa dimenticò di chiederle che cosa l'avesse portata nel seminterrato. Era il coltello sbagliato. Le lame che provenivano dall'interno del bersaglio erano più corte, prive di punta e fissate al meccanismo. Potevano essere spinte all'interno degli scomparti, ma non estratte, tanto meno con la lama più lunga e appuntita.
Quando lo spiegò a Mallory, lei chiese: «Potrebbe esserci stato qualcun altro nel seminterrato insieme a te e Justin?».
«È possibile, ma ne dubito.»
«Hai raccontato l'accaduto ai genitori?»
«Certo. Li ho chiamati dall'ufficio. Mi ci sono voluti quaranta minuti per rintracciarli a un cocktail party. Il bambino era sconvolto. Avevano il diritto di sapere che era sconvolto.»
«Hai lasciato aperta la porta, dunque il ragazzo potrebbe aver avuto il tempo di tornare e scambiare i coltelli. Lui o uno dei genitori.»
«Ma la porta d'ingresso del palazzo non era aperta. È…»
«Abbiamo verificato che un bambino è in grado di eludere la sicurezza. Credi che per un adulto sarebbe molto più difficile?»
«Non riesco a immaginarmi uno di loro…»