Riker vide il ragazzo che si apriva la giacca per estrarre una pistola dalla cintura. Si chiese se a ucciderlo sarebbero stati i riflessi veloci della gioventù, o quelli, ormai inaffidabili, del vecchio ubriacone che era. In ogni caso, il ladruncolo gliel'avrebbe fatta.
D'improvviso, un'ondata di energia e riccioli lucenti sospinse il ragazzo attraverso la porta aperta, mandandolo a sbattere con violenza contro un tavolo vicino. Dalla giacca di Mallory spuntò una calibro 22. Poi lei lo ammanettò e lo spinse senza complimenti fuori dalla porta. La rapidità dell'azione, lo shock e il dolore avevano addomesticato il ragazzo.
Riker non rivolse a Peggy una parola. Alzò la mano per prendere al volo il sacchetto marrone con la confezione da sei lattine e uscì in strada.
Mallory stava spingendo la testa del ragazzo per farlo sedere in macchina accanto a sé. Qualsiasi bambino che guardasse la televisione sapeva che i delinquenti viaggiano sui sedili posteriori. Cosa voleva fare?
Mallory aprì la portiera posteriore per Riker e disse: «Spiacente per l'inconveniente. Me ne libererò al più presto».
Riker annuì e si sistemò sul sedile posteriore.
Quando Mallory fu al posto di guida si chinò verso il ragazzo e gli disse a bassa voce: «È un vero peccato che tu abbia dovuto assistere allo spettacolo di un vicecommissario di polizia ubriaco in un bar dopo l'ora di chiusura. Adesso sarò costretta a ucciderti. Non ho scelta, non è niente di personale».
Mentre Mallory guidava, Riker osservava il viso del ragazzo. Stava sudando, e la sua espressione diceva che non riusciva a credere a quello che gli stava succedendo.
«Che sfortuna. Ti metti in testa di fare cazzate proprio la notte in cui sono in giro con un pezzo grosso della polizia ubriaco. Già, credo proprio che dovrò ammazzarti.»
Era un bluff ridicolo, ma Riker si rese conto che il ragazzo era così giovane che doveva aver smesso da poco di credere ancora a Babbo Natale. E poi bastava guardare Mallory negli occhi, gli occhi di un'assassina, per avere paura.
Sì, il ragazzo la stava bevendo.
Riker sentì un morso alla bocca dello stomaco, esattamente dove abitava la sua ulcera. Mallory non aveva atteso che il ragazzino impugnasse la pistola, che commettesse il reato. Non gli aveva letto i suoi diritti. Aveva infranto qualsiasi regola, e adesso stava inventando nuove regole da infrangere.
Be', tanto valeva rilassarsi. Non avrebbe ucciso il ragazzo, perché a Markowitz non sarebbe piaciuto.
Erano nella zona di Wall Street, deserta la notte di Natale. Si infilò in una strada sbarrata da cartelli che indicavano un edificio in costruzione. Gli occhi di Mallory vagarono lungo i bidoni di detriti.
«No, non qui» disse. Poi, rivolta a Riker: «Mi spiace farle perdere tempo, capo. Me ne libero al prossimo isolato. D'accordo?».
«Non dirò niente!» strillò il ragazzo.
Mallory taceva, mentre i minuti scorrevano lenti, al ritmo dell'andatura della macchina. Si fermava in luoghi bui, scuoteva la testa e riprendeva a guidare.
«Mi chiedo da dove venga quella pistola» disse alla fine, «e se tu l'abbia mai usata.»
Riker poteva solo immaginare che cosa stesse accadendo nella mente del ragazzo. Lui e Mallory erano così giovani. Con i loro volti lisci e i capelli biondi, avrebbero potuto essere fratello e sorella.
«Poco fa ti ho fatto molto male?» chiese Mallory, con improvvisa dolcezza.
«Sì, lo stomaco mi fa un male cane» disse il ragazzo.
«Bene. Ho notato che la pistola era scarica. Non la definirei un'idea geniale, giusto?»
Il ragazzo guardava alternativamente Mallory e la pistola, meravigliato.
«Allora, hai rubato la pistola ma non le pallottole? Quando controllerò al computer il numero di matricola, scoprirò che qualche contribuente è stato derubato da un imbecille che crede che una pistola si carichi da sola? Cos'altro hai rubato?»
«Niente, non…»
Mallory inchiodò, e il ragazzo, le mani ammanettate dietro la schiena, sbatté la testa contro il cruscotto. Ebbe un gemito e Riker voltò la testa. Preferiva non vedere Mallory che faceva zampillare del sangue all'alba del giorno di Natale.
Mallory afferrò il ragazzo per il collo della camicia.
«Tu sei stupido. Credi che quando riporterò la pistola al legittimo proprietario, non mi dirà il resto?»
«Non c'era niente. C'erano un anello e un braccialetto, ma era roba da poco. Li ho portati a un gioielliere. Mi ha detto che facevo meglio a portarli al mercato delle pulci, è la verità. Lo conosco da una vita. Non mi direbbe bugie.»
Riker scosse la testa e sorrise. Un delinquente alle prime armi che portava oggetti rubati alla botteguccia sotto casa. E niente proiettili. Non avevano imparato niente a scuola questi ragazzini?
Mallory chiamò la centrale e comunicò la data del furto e le caratteristiche dei gioielli. Evitò di dire della pistola e del sospetto in custodia. Restò in ascolto qualche secondo e concluse: «Spiacente, non coincide». Riattaccò.
«Hai detto la verità» disse al ragazzo. «Ti lascerò andare. Ma non dire a nessuno che hai visto un ufficiale ubriaco in un bar dopo l'ora di chiusura. D'accordo?»
Il ragazzo annuì come un pupazzo disarticolato. Sì, sì, qualunque cosa, purché non gli facesse più male.
Riker smise di sorridere. Sedeva immobile, pregando perché l'effetto della birra non lo abbandonasse tanto presto. Niente da fare. Suo malgrado, stava tornando sobrio e cominciava a capire cosa avesse in mente Mallory.
Il suo unico scopo era impadronirsi della pistola del ladruncolo. Alzò lo sguardo al cielo.
Ah, Markowitz, bastardo. Come hai potuto morire e mollarmi qui con tua figlia? Mi senti, figlio di puttana? Guarda che cosa sta facendo la tua Mallory. Sta derubando un ragazzino.
«Conto fino a dieci, e se non sei sparito sei morto, okay?»
Si sporse per aprirgli la portiera. Ma la paura incollava il ragazzo al sedile, e lei fu costretta a urlare: «FUORI DI QUI, idiota!».
Il ragazzo quasi ruzzolò fuori dalla macchina. Vacillò zigzagando per i secondi necessari a fargli capire che era libero. Poi si mise a correre.
Riker uscì dalla macchina e scivolò sul sedile davanti.
«La pistola la prendo io, Mallory.»
«No, è mia.»
«Non hai mai pensato seriamente di portarlo dentro, e non è stato per evitarmi l'imbarazzo di mostrarmi ubriaco alla centrale. Lo sanno tutti che bevo. No, volevi una pistola in più, per usarla con l'assassino nel palazzo. Dimmi se ho torto.» La fissò in silenzio per un momento e riprese.
«Sei convinta che l'assassino preferisca servirsi delle proprie mani per uccidere. Se facessi fuori un uomo disarmato, finiresti nei guai. Se lo colpissi senza l'intento di ucciderlo, diciamo all'altezza delle ginocchia, Coffey non approverebbe. Ti chiuderebbe nella sala dei computer, e potresti dire addio al lavoro sul campo. Ma se, dopo lo scontro, accanto all'assassino si trovasse un'arma, la sua arma, allora potresti stare tranquilla in ogni caso, o sbaglio?»
Mallory non lo guardava.
«Markowitz non avrebbe mai fatto una cosa simile. Stava nell'occhio del ciclone, con tutti noi. Ma giocava pulito, e per questo ci vogliono le palle. Forse non hai la stoffa. Non hai imparato nulla dal vecchio, Kathy?»
«Mallory, per te» lo corresse.
«Adesso mi dai quella pistola, o te la tolgo a forza. Ho voluto bene a Markowitz più a lungo di te. Non permetterò che sua figlia si rovini. Dammela. Non scherzo.»
Niente.
Era rigida, sorda e cieca.
«Adesso, Mallory, o mi incazzo davvero.»
Gli porse la pistola. «Buon Natale anche a te, Riker.»
Il cercapersone che portava alla cintura emise il suo suono fastidioso, la richiesta insistente, molesta di chiamare la centrale, e al più presto. Riker prese il telefono della macchina e compose il numero della Sezione Crimini Speciali.
«Sì» disse nel ricevitore, «lo conosco… No, non c'è problema, sto arrivando.»