«Riker, pensi che sia possibile che Mallory abbia assistito a un omicidio da bambina?»
Riker rovesciò un po' del suo scotch, e non per mancanza di coordinazione. Sprecare liquori era un peccato nella sua religione.
Riker riaprì il cassetto e tirò fuori dei tovaglioli con i quali asciugò la scrivania. Teneva lo sguardo basso, prendendo tempo per ricomporsi. Infine si strinse nelle spalle e fissò Charles. «Ha vissuto in strada per anni. Potrebbe aver assistito a un omicidio, immagino. Non l'ha mai detto.»
«Forse dovrei chiedere a Edward Slope. La conosce da quando la conosci tu.»
Qualcosa nella faccia di Riker gli disse che avrebbe desiderato che Charles non lo facesse. Che cosa poteva nascondergli?
Charles notò un rotolo di carta a pochi centimetri dalla dilagante macchia umida del liquore. Lo raccolse. Era una stampa da computer, sulla quale le parole si rincorrevano senza fine: GIURO DI SPARARE PER UCCIDERE. GIURO DI SPARARE PER UCCIDERE, riga dopo riga. Charles mostrò il rotolo a Riker.
«Chi è il pazzo che l'ha scritto?»
«Mallory» disse Riker. «Dimostra che la bambina ha senso dell'umorismo, dopotutto. Coffey l'ha spremuta ben bene, e il giorno dopo lei gli ha lasciato questo sulla scrivania.»
«Coffey si è arrabbiato con lei perché non ha ucciso il ladro? Stava puntando la pistola su un uomo anziano e…»
«Coffey ha creduto che lei volesse giocare con il delinquente, e aveva ragione. Sono cose che non si fanno. Quando tiri fuori la pistola per sparare a un criminale armato, ti insegnano a mirare alla parte più ampia del corpo, in modo da avere le migliori probabilità di fermarlo secco al primo colpo.»
«Piuttosto brutale.»
«Lo è. Ma potrebbe essere l'unica possibilità di salvarti la vita. E l'incolumità di ogni civile nei dintorni dipende da te. Se Mallory avesse mancato il bersaglio perché mirava nel punto sbagliato, il vecchio si sarebbe beccato una pallottola dopo la sua.»
«Sarebbe scesa in campo la commissione di cittadini…»
«Sì, l'ultima grande, dilettantesca trovata del comune. Questa settimana Mallory è un eroe per la comissione. Ma se il delinquente non sarà contento della curvatura del suo ditino dopo l'operazione chirurgica, farà causa al comune per un milione di dollari. Succede. I nobili membri della commissione cittadina si ricorderanno di essere anche dei contribuenti. Se la prenderanno con lei. Ciascuno di loro la maledirà per non aver ucciso il bastardo, dato che i morti non intentano cause. Amo questa città.»
«Che cosa devo fare con lei? Sa qualcosa di fondamentale su Justin, ma non vuole parlarmi.»
«Impara a pensare come Mallory.»
«Come faccio? Non ho un'infanzia drammatica a cui ispirarmi, e non so quasi nulla della sua.»
«Charles, tu sei un uomo eccezionalmente intelligente. Credo che sia per questo che Lou ti ha chiesto di occuparti di lei. È troppo grande per avere bisogno di una tata, giusto? Il vecchio pensava che tu fossi l'unico potenzialmente capace di fargliela in barba. Lui l'ha affidata a te, non a uno dei suoi vecchi amiconi tipo il dottor Slope.»
«Già, io avrei scelto Slope. Lui sì che è un uomo molto intelligente.»
«Vero. Un vecchio bastardo intelligente. Perché non lui, ti chiedi.»
«Giusto.»
«Se per caso non l'avessi notato, lei ne fa quello che vuole. Romperebbe il giuramento di Ippocrate per Mallory. E il rabbino prenderebbe le sue parti contro quelle dell'Onnipotente.»
Riker scolò il bicchiere e se ne versò un altro. Gli occhi rossi rotearono verso Charles con una domanda che poteva essere soltanto "E tu, cosa faresti per Mallory?".
Capitolo Sesto
25 dicembre
Tutte puttane.
Solo la morte le rendeva belle. Quello sguardo attonito, quando sapevano che la morte era in arrivo, quando potevano vederla, sentirla. Solo allora lui le rispettava. A causa di quella esperienza, quella conoscenza cui un giorno anche lui avrebbe avuto accesso. Essere morti, essere nulla, niente più sfide.
Osservare la vita mentre abbandonava il corpo era la sua ossessione. Ma fino a quel momento le vittime avevano portato con sé il loro segreto. Chissà, forse un giorno una di loro gli avrebbe descritto quello che provava mentre succedeva. Magari la prossima.
Mentre apriva il cassetto alla ricerca dei calzini, mentre tirava fuori i pantaloni, mentre si abbottonava la camicia, tramava contro di lei. Faceva colazione, ordiva piani e il cibo gli si inacidiva nello stomaco. Dava un calcio a un piccolo animale e sentiva il gemito della sua nemica. Guardava pieno di desiderio i coltelli affilati e ne infilzava uno in un frutto… più e più volte. La uccideva cento volte al giorno e gli animali, i frutti, gli insetti, tutti soffrivano al suo posto.
Sculture di pietra arenaria decoravano gli ampi scaloni che precipitavano verso la piazza. Sulla sommità della Fontana di Bethesda, a Central Park, un angelo di bronzo vegliava sul vasto spazio pubblico.
Nascosta dietro una delle sculture più in alto, Mallory osservava l'uomo nella piazza. Camminava da solo. Il basso sole mattutino, assediato dalle nuvole, proiettava a terra la sua ombra, pallida e intermittente. L'uomo guardò l'orologio e si sedette sull'orlo della vasca della fontana. L'angelo di Bethesda si stagliava dietro di lui. Si diceva che le acque dell'antica Bethesda biblica avessero poteri curativi. Mallory pensò che nel caso di un bastardo malato come Palanski, quelle acque fossero sprecate.
Mallory sollevò all'altezza degli occhi l'antico binocolo da teatro. Visto che l'opera l'annoiava a morte, aveva finalmente trovato un uso pratico per quel regalo di Charles. Insensibile alla delicata disposizione delle minuscole perle e pietre preziose, apprezzava soltanto la buona definizione delle lenti. Individuò il neo su un lato della faccia di Palanski. Controllò il resto della piazza.
Accanto alla postazione di Mallory passò una donna. Mallory ruotò lo sguardo per guardarle la schiena mentre si allontanava lungo il viale che portava alla scalinata. Portava i capelli color carota raccolti in una crocchia disordinata. Era bassa, circa un metro e sessanta, forse meno, e magra. Portava una gonna corta di pelle stretta attorno alle cosce nude accapponate dal freddo. Sul retro delle ginocchia si notavano i segni lividi dell'ago, marchio di fabbrica delle puttane.
La donna transitò dietro a un blocco di pietra a metà scalone, scomparendo alla vista di Mallory. Quando la piccola prostituta riapparve, Mallory sollevò il binocolo all'altezza del viso.
Non era una donna.
Sotto le sopracciglia disegnate con la matita, l'eyeliner e lo sbaffo di rossetto della bocca, quello era il viso di una bambina. Quanti anni poteva avere? Dodici, tredici? Gli occhi castano chiaro avevano lo sguardo di un animale stordito. Sul viso, il sudore tipico del tossicodipendente, sebbene l'aria fosse fredda e la giacchetta leggera le offrisse scarsa protezione.
Mallory fece scivolare il binocolo in tasca e si chiese quando si fosse fatta l'ultima volta quella piccola disgraziata.
La ragazza giunse in fondo alle scale e proseguì sul pavimento di pietra. Palanski si alzò in piedi. La mano di lei si alzò in un vago cenno di riconoscimento e poi ricadde. Non vista, Mallory scivolò lungo il viale che scendeva nella piazza. Costeggiò la fontana. Adesso si muoveva più svelta.
La piccola prostituta non si accorse di nulla; le sue gambe si muovevano ma la sua mente era in un limbo, gli occhi assenti e fissi sul nulla, mentre avanzava piano verso Palanski, che affondò le mani nelle tasche e ne tirò fuori l'esca.
Da un improvviso squarcio fra le nuvole, l'angelo di bronzo proiettò sull'acqua della vasca un'ombra allungata. La bambina era a meno di due metri da Palanski quando Mallory si avventò su di lei afferrandola per un braccio ossuto sotto la stoffa leggera della manica. Quando alzò lo sguardo, la ragazza vide un distintivo sulla sua faccia. Si afflosciò sotto le mani di Mallory, con la stessa scoraggiata rassegnazione delle colleghe più anziane, le sue sorelle, le puttane adulte. Essere arrestate faceva parte dei rischi del mestiere.