«E come mi suggerite di salvare vostro figlio, maestà, se io dovrò essere torturato e ucciso?» domandò Rhys. «Voi dite che questo Krell è un cavaliere della morte. Ciò significa che la sua potenza è di poco inferiore a quella di un dio...»
Zeboim allontanò con un gesto quella considerazione. «Tu sei al mio servizio. Io ti garantirò tutta la potenza di cui hai bisogno.»
«Finora non l’avete fatto», affermò freddamente Rhys.
La dea gli rivolse un’occhiata irosa. «Lo farò. Non preoccuparti. Quanto a come salvare mio figlio», alzò le spalle, «sta a te. Sei abile, come essere umano. Escogiterai un modo».
Rhys si accasciò sul letto, cercò di organizzare i propri pensieri confusi. Si rivelava difficile, poiché non riusciva a credere di essere coinvolto in quella conversazione.
«Dove tiene Krell vostro figlio? Immagino che vi siano delle segrete...»
«Non è tenuto in una segreta», rispose Zeboim, torcendosi le mani. «Il suo spirito è imprigionato dentro», inspirò fremente, a malapena in grado di parlare per via della collera, «dentro un pezzo del khas!».
«Un pezzo del khas», ripeté Rhys, sbalordito. «Ne siete certa?»
«Naturalmente ne sono certa! L’ho visto! Krell l’ha ostentato davanti a me, si è vantato di giocarci ogni sera.»
«Che pezzo è?»
«Uno dei due cavalieri neri.»
«C’è un modo per distinguerli?»
«Sì», disse con tono aspro, «uno è mio figlio. Gli assomiglia proprio».
«Non avendo mai avuto l’onore di conoscere vostro figlio», azzardò con cautela Rhys, «non so che aspetto abbia. Se poteste dirmi qualcosa di più per procedere...».
«Cavalca un drago azzurro. Ma d’altronde anche l’altro cavalca un drago azzurro. Non lo so!» Zeboim si strappò i capelli con le mani. «Non riesco a pensare! Lasciami sola. Vattene e salvalo... Aspetta un momento. I pezzi sono veri. Cadaveri veri. Rimpiccioliti. Tranne quello che mi raffigura, naturalmente. E il re. Quello è Chemosh.»
Rhys si grattò la fronte. Tutto questo si stava trasformando in un sogno strano e terribile.
«È il concetto di scherzo che ha Chemosh», disse Zeboim a mo’ di spiegazione. «Intende umiliarmi. Guarda, monaco, è una cosa davvero importante. Stiamo perdendo tempo...»
«Mi state chiedendo di imbarcarmi in un’impresa senza speranza, maestà. Qualunque informazione mi diate, per quanto vi paia insignificante, potrebbe essermi utile.»
Zeboim emise un sospiro esasperato. «Molto bene. Provo a ripensarci. La regina e il re bianchi sono elfi. La regina nera è... sono io. Il re nero è Chemosh.» Pronunciò il nome digrignando i denti.
«I due chierici bianchi sono monaci di Majere.» Zeboim inarcò un sopracciglio verso Rhys. «Pensa un po’! I due chierici dalle vesti nere sono nani. I due cavalieri bianchi sono elfi che cavalcano draghi argentei. Le pedine dal lato delle tenebre sono goblin. Le pedine dal lato della luce sono kender. Come ho detto, Chemosh ha creato tutto questo per umiliarmi. Il mio valoroso figlio, che combatte contro esseri quali monaci e kender...»
Vi fu un tonante bussare alla porta. Rimbombò la voce di Gerard: «È ora, fratello».
«Un attimo solo», gridò Rhys. Alzandosi in piedi, si rivolse a Zeboim. «Intendiamoci, maestà. O io vado al Bastione della Tempesta e salvo vostro figlio oppure voi mi uccidete...»
«Lo farò, monaco», disse Zeboim, calma come l’occhio del ciclone. «Non pensare mai che io non lo faccia.»
Avvolgendosi nelle veste scure e sbrindellate, si sedette sul letto e fissò la parete di fronte a lei.
Rhys si chinò accanto a lei, le disse a bassa voce: «Sapete, maestà, la mia morte sarebbe più rapida, più facile, se vi dicessi di uccidermi adesso».
Zeboim alzò su di lui gli occhi verde mare. «Potrebbe esserlo, oppure no. Sì o no, non stai tenendo conto del tuo amico kender, né di tutti quei giovani condannati, come tuo fratello, assassinati in nome di Chemosh. Né di tutte quelle migliaia di marinai a bordo di navi disperse in mezzo ai mari piatti e immobili. Marinai che sicuramente moriranno...»
Gerard picchiò nuovamente alla porta. La chiave sferragliò nella serratura.
Rhys si drizzò. «Capisco, maestà», puntualizzò con la calma di chi può solo stare calmo oppure scoppiare in lacrime.
«Penso che tu possa farcela», disse Zeboim con tono languido. «Fammi sapere la tua decisione.»
«Dove sarete, maestà?»
Stendendosi sul letto, la dea radunò le vesti attorno a sé, si tirò il cappuccio sulla testa e girò il viso verso la parete. «Qui. Dove nessuno può trovarmi.»
«È ora», annunciò Gerard, entrando nella cella. «Com’è andata?» domandò a bassa voce.
«Abbastanza bene», rispose Rhys.
Gerard diede un’occhiata al fagotto di abiti sul letto, poi fece uscire Rhys dalla porta. Se la richiuse dietro le spalle e i due si incamminarono lungo il corridoio. Quando non furono più a portata d’orecchio della prigioniera, Gerard si fermò.
«Che faccio di quella pazza?» domandò a bassa voce. «Devo lasciarla andare?»
Rhys non rispose. In verità, non aveva udito la domanda. Stava pensando a ciò che doveva fare e cercava di escogitare qualche modo per farlo e sopravvivere.
Gerard si passò la mano fra i capelli. «Come se io non avessi già abbastanza guai, adesso qualche terribile maledizione si è abbattuta sul lago di Crystalmir...»
«Che c’è?» chiese Rhys, sobbalzando. «Che succede al lago?»
«Non sentite l’odore?» Gerard arricciò il naso. «La puzza arriva fino in cielo. I pesci muoiono a centinaia. Giungono a riva di notte. Imputridiscono al sole. La nostra gente vive grazie all’acqua di quel lago e adesso tutti hanno paura di avvicinarsi. Dicono che sia maledetto. Questa roba e una donna pazza nelle mie mani...»
«Sceriffo», lo interruppe Rhys. «Ho un favore da chiedervi. Progetto di stare via per un po’ e mi serve qualcuno che si occupi di Atta. Volete prendervene cura voi?»
«Acchiapperà i kender per me?» volle sapere Gerard, con gli occhi che gli si illuminavano.
Rhys sorrise. «Vi insegnerò i comandi. E troverò un modo per pagare vitto e alloggio per lei.»
«Se acchiappa bene i kender per me come fa per voi, si ripagherà da sola in abbondanza.» Gerard gli porse la mano. «Affare fatto, fratello. Dov’è che andate?»
Rhys non rispose. «E voi continuerete a prendervi cura di lei se io non ritorno?»
Gerard lo scrutò attentamente. «Perché non dovreste tornare?»
«Solo gli dèi conoscono il nostro destino, sceriffo», rispose Rhys.
«Potete fidarvi di me, fratello. In qualunque guaio vi troviate...»
«Lo so, sceriffo», disse grato Rhys. «È per questo che vi ho chiesto di prendervi cura di Atta.»
«Molto bene, fratello. Non voglio ficcare il naso nei vostri affari. E non preoccupatevi per la cagna. Me ne occupo io.»
Mentre i due proseguivano per il corridoio, a Gerard venne in mente un’altra cosa, una cosa allarmante, a giudicare dal suo tono.
«E quel kender? Non mi chiederete di tenermi anche quello, vero, fratello?»
«No», rispose Rhys. «Nightshade verrà con me.»
5
«Un cavaliere della morte», osservò Nightshade.
«Secondo la dea, sì», ribadì Rhys.
«Noi dovremmo andare al Bastione della Tempesta e affrontare un cavaliere della morte e salvare lo spirito del figlio della dea, che è intrappolato in un pezzo del khas. Da un cavaliere della morte.»
Rhys annuì per muta conferma.
«Hai bevuto?» domandò seriamente Nightshade.
«No», rispose Rhys, sorridendo.
«Hai preso un colpo in testa? Sei stato investito da un carro? Ti ha calpestato un mulo? Sei caduto dalle scale...»
«Sono sano di mente», gli assicurò Rhys. «Per lo meno credo di esserlo. So che sembra incredibile...»
«Fiuuuu ragazzi!» esclamò Nightshade con un fischio.