«Io son nera ma son bella» sussurra alla notte e alla pioggia. «Sono la rosa di Saron, il giglio delle valli. Fortificatemi con l’uva, sostentatemi con i pomi, perché io son malata d’amore.»
Un fulmine brucia verde nel cielo. Lei perde la presa e scivola per qualche metro escoriandosi una gamba e un gomito; si sta rialzando quando vede i fanali della limousine che si avvicinano. Scende pericolosamente troppo veloce; lei si chiede se sia meglio buttarsi a destra, dove potrebbe finire schiacciata contro il fianco della collina, o a sinistra, dove rischia di finire nel burrone. Attraversa di corsa determinata ad arrampicarsi quando la limousine bianca arriva sbandando, diavolo, deve fare almeno i centoventi all’ora, sembra un acquaplano, e lei affonda le mani nella terra, tra i cespugli, intenzionata a rialzarsi e scappare, quando la terra bagnata cede sotto il suo peso facendola ricadere sulla strada.
L’impatto con il corpo sfonda la griglia del radiatore e la lancia per aria come un burattino. Atterra accanto alla limousine e nella caduta si frattura pelvi e cranio. Sulla sua faccia scende la pioggia fredda.
Comincia a maledire il suo assassino: lo maledice in silenzio perché non può più muovere le labbra. Lo maledice per la veglia e il sonno, in vita e in morte. Lo maledice come soltanto una donna che è mezzo demone da parte di padre può maledire.
Si sente sbattere una portiera. Qualcuno si avvicina a Bilqis. «You are an analog girl» canta ancora stonato «living in a digital world.» E poi aggiunge: «Madonne di merda. Tutte madonne di merda». Si allontana.
La portiera sbatte di nuovo.
La limousine ingrana la retromarcia e le passa sopra, lentamente, una volta. Le ossa si frantumano sotto gli pneumatici. Poi la limousine ci ripassa sopra di nuovo.
Quando infine si allontana giù per la collina lascia dietro di sé soltanto il rosso ammasso di carne di una creatura difficilmente identificabile come umana, e presto anche quella macchia sarà lavata dalla pioggia.
Interludio numero due
«Ciao, Samantha.»
«Mags, sei tu?»
«E chi, sennò? Leon mi ha detto che zia Sammy ha telefonato mentre ero sotto la doccia.»
«Abbiamo fatto una bella chiacchierata. È un bambino così dolce.»
«Sì, piace anche a me.»
Seguì un momento di disagio per entrambe, un fruscio nella linea. Poi: «Sammy, come va l’università?».
«Abbiamo una settimana di vacanza per qualche problema alla caldaia. E come si sta nei North Woods?»
«Bene, ho un nuovo vicino. Fa giochi di prestigio con le monete. Attualmente nella rubrica della posta del "Lakeside News" c’è in corso un violento dibattito sulla ricollocazione del terreno vicino al cimitero, sulla sponda sudorientale del lago, e la qui presente ha scritto un energico editoriale in cui riassume la posizione del giornale senza offendere nessuno e in effetti senza far capire a nessuno da che parte stiamo.»
«Sembra divertente.»
«Non lo è. Alison MacGovern è scomparsa la settimana scorsa… la figlia maggiore di Jilly e Stan McGovern. Una brava ragazzina. Qualche volta veniva a fare la baby-sitter per Leon.»
La bocca si aprì per dire qualcosa ma si richiuse, lasciandolo in sospeso e aggiungendo invece: «È orribile».
«Sì.»
«Allora…» e siccome qualsiasi altro commento ferirebbe la sorella, dice: «È carino?».
«Chi?»
«Il vicino.»
«Si chiama Ainsel. Mike Ainsel. Non è male. Troppo giovane per me. Un uomo grande e grosso, sembra come si dice… comincia con la lettera M?»
«Malvagio? Musone? Magnifico? Marito?»
Una risata e poi: «Sì, ha un’aria sposata, credo. Voglio dire che se gli uomini sposati hanno un’aria particolare allora lui ce l’ha. Ma stavo pensando a Malinconico. Ha un’aria malinconica».
«E Misterioso?»
«Non particolarmente. Quando è arrivato sembrava un po’ imbranato, non sapeva neanche sigillare le finestre. Adesso sembra uno che non sa che cosa debba fare in questo posto. C’è per un po’, poi sparisce per lavoro. Ogni tanto lo vedo camminare nella zona.»
«Forse è un rapinatore di banche.»
«Già. Proprio quello che pensavo.»
«Non è vero. È stata un’idea mia. Senti, Mags, tu come stai? Te la cavi?»
«Sì.»
«Davvero?»
«No.»
Una lunga pausa, poi: «Vengo a trovarti».
«Sammy, non è necessario.»
«Prima che rimettano in funzione la caldaia e riapra l’università. Ci divertiremo. Puoi prepararmi il letto sul divano e invitare a cena il misterioso vicino.»
«Sam, vuoi combinare matrimoni?»
«Cosa dici? Dopo Claudine-la-puttana-venuta-dall’inferno forse sono di nuovo pronta per un uomo. Mentre facevo l’autostop fino a El Paso, a Natale, ho incontrato un ragazzo strano.»
«Oh. Senti, Sam, la devi smettere di fare l’autostop.»
«Secondo te come arrivo a Lakeside?»
«Alison McGovern faceva l’autostop. Non è sicuro nemmeno in una cittadina come questa. Prendi il Greyhound.»
«Me la cavo.»
«Sammy.»
«Va bene. Spediscimi i soldi, se la cosa ti farà dormire più tranquilla.»
«Certo che sì.»
«Va bene, sorellona prepotente. Abbraccia Leon da parte mia e digli che la zia viene a trovarlo ma questa volta non deve nasconderle i giocattoli nel letto.»
«Glielo dirò. Comunque non prometto che servirà a qualcosa. Quando pensi di arrivare?»
«Domani sera. Non venire a prendermi alla stazione, chiederò a Hinzelmann di darmi un passaggio con la sua Tessie.»
«Troppo tardi. Tessie è in naftalina per l’inverno. Comunque Hinzelmann ti accompagnerà lo stesso. Gli sei simpatica. Ascolti sempre le sue storie.»
«Magari potresti far scrivere a lui l’editoriale Vediamo "sulla riconversione dei terreni vicini al cimitero". Accadde che nell’inverno tal dei tali un giorno mio nonno sparò a un cervo vicino al cimitero. Finiti i proiettili usò i noccioli delle ciliege che gli aveva dato la nonna. I noccioli entrarono nel cranio del cervo senza ucciderlo. Due anni dopo, mentre si trovava da quelle parti, vide questo enorme maschio con un grande ciliegio ben ramificato tra le corna. Be’, gli sparò, e la nonna preparò tante di quelle torte di ciliege che ancora le mangiavano il quattro luglio dell’anno dopo…"»
E a quel punto le due sorelle risero insieme.
Interludio numero tre
Jacksonville, Florida, due di notte
«Sul cartello c’è scritto che avete bisogno di personale.»
«Ne abbiamo sempre bisogno.»
«Posso fare solo i turni di notte. Va bene, per lei?»
«Benone. Vado a prenderle il modulo da compilare. Ha mai lavorato a una pompa di benzina?»
«No, però non dovrebbe essere difficile.»
«Be’, di sicuro non è ingegneria spaziale. Sa signora, mi scusi se glielo dico ma non mi sembra molto in forma.»
«Lo so. E una malattia. Però sembra peggio di quello che è. Niente di pericoloso.»
«Okay. Mi lasci il modulo. Al momento per i turni di notte siamo a corto. Qui lo chiamano il turno degli zombie. Se se ne fanno troppi è così che ci si sente. Dunque com’è… Larna?»
«Laura.»
«Laura. Okay. Bene, spero che non le dispiaccia avere a che fare con i tipi strani. Perché di notte vengono tutti fuori.»
«Non ne dubito. Me la caverò.»
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