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La cerimonia di inaugurazione si era svolta nella primavera del 1876, come apertura dei festeggiamenti per il centenario della fondazione della città. L’amministrazione aveva espresso a Hinzelmann i ringraziamenti della cittadinanza.

Shadow guardò l’ora. Le cinque e mezzo. Andò in bagno, si fece la barba, si pettinò. Si cambiò. In un modo o nell’altro passò anche l’ultimo quarto d’ora. Afferrò la bottiglia e la pianta e si diresse dalla vicina.

La porta si aprì subito. Marguerite Olsen sembrava nervosa quanto lui. Prese la bottiglia di vino e il vaso e ringraziò. Il televisore era acceso, con una videocassetta del Mago di Oz. Era ancora nella fase color seppia, quando Dorothy è in Kansas, e siede a occhi chiusi nel carrozzone del professor Marvel mentre il vecchio imbroglione finge di leggere i suoi pensieri, e il vento che di lì a poco l’avrebbe strappata dalle sue abitudini si sta avvicinando. Leon, seduto davanti allo schermo, giocava con un’autocisterna dei pompieri. Vedendo Shadow si illuminò, tutto felice, si alzò e, inciampando per l’eccitazione, corse in camera sua, riemergendo subito dopo trionfante con una moneta da un quarto di dollaro.

«Guarda, Mike Ainsel!» gridò. Congiunse le mani e finse di prendere la moneta nella destra, spalancata. «L’ho fatta scomparire, Mike Ainsel!»

«È vero» ammise Shadow. «Dopo cena, se la mamma è d’accordo, ti faccio vedere come eseguire il trucco in un modo più naturale.»

«Fatelo pure adesso» disse Marguerite, «visto che dobbiamo aspettare Samantha. L’ho mandata a comprare un po’ di panna acida. Non so perché ci metta tanto.»

E come se quella battuta fosse stata il segnale per l’entrata in scena di Samantha, sul portico risuonarono dei passi e la porta venne spalancata con una spallata. Shadow non la riconobbe subito, poi lei disse: «Non sapevo se volevi il tipo con le calorie o quella che sa di colla per tappezzieri perciò ho preso quella con le calorie» e lui la riconobbe: era la ragazza a cui aveva dato un passaggio sulla strada per Cairo.

«Hai fatto bene» disse Marguerite. «Sam, questo è il nostro nuovo vicino, Mike Ainsel. Mike, questa è mia sorella Samantha Black Crow.»

Io non ti conosco, pensò Shadow con disperazione. Tu non mi hai mai visto. Siamo due perfetti estranei. Si sforzò di ricordare come aveva fatto a concentrarsi sulla neve, com’era stato facile: adesso la situazione era disperata. Tese la mano e disse: «Molto piacere».

Lei batté le palpebre, lo guardò meglio. Un attimo di perplessità, poi, riconoscendolo, cominciò a sorridere. «Ciao» disse.

«Devo controllare il forno» esclamò Marguerite con il tono nervoso di chi pensa che brucerebbe tutta la cena, assentandosi anche solo per un momento dalla cucina.

Sam si sfilò il piumino e il berretto. «E così saresti tu il vicino malinconico e misterioso» disse. «Chi l’avrebbe mai detto?» Aveva parlato a bassa voce.

«E tu» disse lui «sei Sam femmina. Possiamo parlarne in privato?»

«Solo se mi prometti che mi spiegherai cosa sta succedendo.»

«Promesso.»

Leon gli tirò una gamba dei pantaloni. «Me lo fai vedere adesso?» domandò, mostrandogli la moneta.

«D’accordo. Però ricorda che un grande mago non rivela a nessuno i suoi segreti.»

«Prometto» rispose Leon tutto serio.

Shadow prese la moneta con la sinistra e l’infilò nella destra del bambino mostrandogli in che modo si creava l’illusione di afferrarla mentre in realtà la si lasciava nell’altra mano. Poi gli fece ripetere il movimento da solo.

Dopo alcuni tentativi Leon riusciva a eseguirlo bene. «Adesso conosci metà del trucco» gli disse Shadow. «L’altra metà consiste nel concentrare e insieme attirare l’attenzione dove dovrebbe essere la moneta. Guarda. Se ti comporti come se fosse nella mano destra, nessuno baderà alla sinistra, anche se sei un po’ imbranato.»

Sam rimase a osservare la scena senza dire una parola.

«In tavola!» gridò Marguerite emergendo dalla cucina con una zuppiera di spaghetti fumanti. «Vai a lavarti le mani, Leon.»

C’era il pane croccante all’aglio, un’ottima salsa di pomodoro, le polpette piccanti. Shadow si complimentò con Marguerite per la cena.

«Una vecchia ricetta di famiglia» gli disse lei, «dalla parte còrsa.»

«Credevo che foste indiane.»

«Papà è cherokee» disse Sam. «Il nonno materno di Mag veniva dalla Corsica.» Sam era l’unica a bere il cabernet. «Papà ha lasciato la mamma di Mag quando lei aveva dieci anni ed è andato a vivere dall’altra parte della città. Sei mesi dopo sono nata io. Quando ha ottenuto il divorzio ha sposato mia madre e quando avevo dieci anni se n’è andato. Credo che un decennio sia il suo massimo di capacità di concentrazione.»

«Be’, sono dieci anni che è in Oklahoma» disse Marguerite.

«Invece nella mia famiglia materna erano ebrei dell’europa» continuò Sam, «venuti da uno di quei posti che fino a poco fa erano comunisti e adesso sono nel caos. Credo che alla mamma piacesse l’idea di sposare un cherokee, con tutto quel che ne consegue di etnico.» Bevve un altro sorso di vino rosso.

«La mamma di Sam è scatenata» aggiunse Marguerite con un tono che sembrava di approvazione.

«Sai dov’è, adesso?» chiese Sam. Shadow scosse la testa. «In Australia. Su Internet ha conosciuto un tizio che vive a Hobart. Quando si sono incontrati lo ha trovato disgustoso, però la Tasmania le è piaciuta molto e quindi adesso vive lì con un gruppo di donne, insegna a fare i batik e cose del genere. Non è forte, alla sua età?»

Shadow disse di sì e si servì altre polpette. Sam raccontò che gli inglesi avevano cercato di portare gli aborigeni della Tasmania all’estinzione e che quando avevano fatto una catena umana intorno all’isola per prendere i sopravvissuti in trappola c’erano finiti soltanto un vecchio e un bambino malato. Spiegò a Shadow che i tilacini, i lupi del deserto, erano stati tutti uccisi dai contadini preoccupati per le pecore, e che negli anni Trenta qualche uomo politico si era accorto che i tilacini andavano protetti, però ormai non ce n’era più mezzo. Finì il secondo bicchiere di vino e si versò il terzo.

«Allora» disse all’improvviso, con le guance arrossate, «parlaci della tua famiglia. Come sono, gli Ainsel?» Sorrideva con malizia.

«Siamo molto banali» rispose Shadow. «Nessuno di noi si è spinto fino in Tasmania. Dunque frequenti l’università di Madison… Come ti trovi?»

«Sai com’è» disse lei, «studio storia dell’arte, storia del movimento femminile e con ogni probabilità mi fondo da sola le mie sculture in bronzo.»

«Quando sarò grande farò le magie. Puf» disse Leon. «Mi insegni, Mike Ainsel?»

«Certo. Se alla mamma non dispiace.»

«Mags, dopo cena, mentre tu metti a letto Leon, mi faccio portare da Buck Stops Here per un’oretta» annunciò Sam.

Marguerite non rispose con l’alzata di spalle che ci si sarebbe aspettati. Girò la testa e sollevò un sopracciglio.

«Mike mi sembra un uomo interessante» continuò Sam. «E abbiamo un sacco di cose di cui parlare.»