Marguerite guardò Shadow, impegnato ad asciugare con un tovagliolo di carta una macchia immaginaria di pomodoro sul mento. «Be’, siete adulti» disse in un tono di voce che sottintendeva il contrario, oppure che, anche nel caso lo fossero davvero, non avrebbero dovuto essere considerati tali.
Dopo cena Shadow aiutò Sam in cucina, asciugando i piatti, e poi fece vedere un trucco a Leon contandogli i penny nella manina: ogni volta che il bambino apriva la mano e contava le monete ne trovava sempre una in meno del previsto. E l’ultimo penny — «Stringilo eh! Stringilo forte!» — quando Leon aprì la mano scoprì che era stato trasformato in una moneta da dieci centesimi. Gli strilli lamentosi di Leon «Ma come hai fatto? Mamma, ma come fa?» lo seguirono fin nel corridoio.
Sam gli diede il cappotto. «Vieni» disse. Il vino le aveva arrossato le guance.
Fuori era freddo.
Shadow si fermò a prendere il Minutes of the Lakeside City Council e a infilarlo in un sacchetto della spesa. Poteva darsi che giù al Buck ci fosse Hinzelmann, e voleva fargli vedere la pagina in cui si parlava di suo nonno.
Percorsero il vialetto fianco a fianco.
Lui aprì la porta del garage e lei cominciò a ridere. «Oddiosanto» esclamò vedendo la 4-Runner. «La macchina di Paul Gunther. L’hai comprata tu. Oddiosanto.»
Shadow le aprì la portiera, poi fece il giro e salì. «La conosci?»
«Sì, un paio d’anni fa, una volta che sono rimasta un po’ da Mags. Sono stata io a convincere Paul a dipingerla di rosso.»
«Ah. Fa piacere avere qualcuno con cui prendersela.»
Arrivato in strada scese per andare a chiudere il garage, poi tornò al volante. Sam lo guardò in modo strano, come se tutta la sua sicurezza stesse abbandonandola. Shadow allacciò la cintura e lei disse: «D’accordo. È stato stupido da parte mia, vero, salire in macchina con un assassino psicopatico?».
«L’altra volta sei arrivata sana e salva.»
«Hai ammazzato due uomini. Sei ricercato dall’Fbi. E adesso scopro che vivi sotto falso nome porta a porta con mia sorella. A meno che Mike Ainsel non sia il tuo vero nome.»
«No» rispose Shadow con un sospiro. «Non lo è.» Detestava ammetterlo, era come perdere qualcosa di importante, abbandonare Mike Ainsel negando di essere lui, era come dire addio a un amico.
«Li hai uccisi tu?»
«No.»
«Sono venuti a casa mia, hanno detto di averci visti insieme. E uno dei due mi ha mostrato una tua foto. Come si chiamava… Cappello? No, Città. Era come nel Fuggitivo. Io ho risposto che non ti avevo mai visto.»
«Grazie.»
«Perciò dimmi che cosa sta succedendo. Mantengo il segreto, se tu mantieni il mio.»
«Non conosco nessun segreto che ti riguardi.»
«Be’, sai che l’idea di dipingere questa macchina di rosso è stata mia, e quindi sono colpevole di aver condannato Paul Gunther a diventare oggetto di derisione e disprezzo da parte di tutta la zona, costringendolo a lasciare la città per sempre. Credo che fossimo piuttosto fumati» ammise.
«Dubito che sia un grande segreto» disse lui. «A Lakeside lo sapranno tutti. È una tonalità di rosso da strafatti.»
E poi, molto in fretta, e a voce molto bassa, lei disse: «Se vuoi uccidermi ti prego di non farmi soffrire. Non dovevo venire in macchina con te. Sono così cogliona, cazzo. Ti posso identificare. Merda».
Shadow sospirò. «Non ho mai ucciso nessuno. Davvero. Adesso andiamo al bar e beviamo qualcosa. Oppure, a un tuo ordine, faccio inversione e ti riporto a casa. In un caso o nell’altro spero che non chiamerai la polizia.»
Attraversarono il ponte in assoluto silenzio.
«Chi ha ucciso quei due?»
«Se te lo dicessi non mi crederesti.»
«Ti crederò.» Adesso sembrava arrabbiata. Shadow si domandò se portare la bottiglia di vino a cena fosse stata una buona idea. Certo in quel momento la vita non era un cabernet.
«Non sarà facile.»
«Io posso credere a qualsiasi cosa. Non hai idea di quello che riesco a credere.»
«Ah sì?»
«Credo in cose reali e in altre che non lo sono e credo in altre cose ancora che nessuno sa se sono reali o no. Credo in Babbo Natale e nel coniglietto di Pasqua e in Marilyn Monroe e nei Beatles, in Elvis e Mister Ed. Guarda… credo che gli uomini siano esseri perfettibili, che il sapere sia infinito, che il mondo sia nelle mani di un cartello bancario segreto e che gli alieni vengano a trovarci regolarmente, alieni bravi e tutti rugosi che assomigliano ai lemuri e alieni cattivi che mutilano il bestiame e vogliono rubarci l’acqua e le donne. Credo che il futuro sia preoccupante e che un giorno la Donna-Bufalo-Bianco tornerà a prenderci tutti a calci nel sedere. Credo che gli uomini siano soltanto bambini troppo cresciuti con gravi problemi di comunicazione e che il declino del sesso in America coincida con la chiusura dei drive-in. Credo che gli uomini politici siano dei disonesti senza principi e credo che siano comunque preferibili all’alternativa. Credo che quando verrà il grande terremoto la California affonderà nell’oceano, mentre la Florida si dissolverà, inghiottita dalla follia, dagli alligatori e dalle scorie tossiche. Credo che il sapone antibatterico stia distruggendo la nostra capacità di resistenza alla sporcizia e alle malattie e che quindi un giorno verremo tutti annientati da un banale raffreddore come i marziani nella Guerra dei Mondi. Credo che i più grandi poeti del secolo scorso siano Edith Sitwell e Don Marquis e che la giada sia sperma di drago secco, e che migliaia di anni fa, in una vita precedente, sono stata una sciamana siberiana monca. Credo che il destino dell’umanità sia scritto nelle stelle. Credo che le caramelle fossero davvero più buone quand’ero piccola, che da un punto di vista aerodinamico per il bombo sia impossibile volare, che la luce sia un’onda e una particella e che da qualche parte ci sia un gattino chiuso dentro una scatola vivo e morto allo stesso tempo (ma che se non si sbrigano ad aprire la scatola e a dargli da mangiare finirà per essere morto e basta) e che nell’universo ci siano stelle miliardi di anni più vecchie dell’universo stesso. Credo in un dio tutto mio che si preoccupa per me e protegge tutte le mie azioni. Credo in un dio impersonale che ha messo in moto l’universo e poi è andato a spassarsela e non sa nemmeno che esisto. Credo in un universo privo di dèi mosso da caos, rumore di fondo e una grande fortuna. Credo che tutti quelli che dicono che il sesso sia un’attività sopravvalutata non l’hanno mai fatto come si deve. Credo che chiunque sostienga di sapere come va il mondo sia capace di mentire anche sulle piccole cose. Credo nell’onestà assoluta e nella necessità di ragionevoli menzogne sociali. Credo nel diritto delle donne di scegliere, nel diritto di un bambino di vivere, che se ogni vita umana è sacra non c’è niente di male nella pena di morte, sempre che sia possibile fidarsi del sistema legale, e che solo uno scemo si fiderebbe. Credo che la vita sia un gioco, uno scherzo crudele, e che sia quella cosa che ti capita quando sei vivo, quindi tanto vale godersela.» Si fermò, senza fiato.
Shadow fu tentato di staccare le mani dal volante per applaudire. Invece disse: «Va bene. Allora se ti racconto quello che ho scoperto non penserai che sono matto da legare».
«Può darsi. Prova.»
«Ci crederesti se ti dicessi che tutti gli dèi immaginati sono ancora con noi?»
«… Può darsi.»
«E che nel mondo ci sono dèi nuovi, dèi dei computer e dei telefoni e cose così, e che tutti sembrano credere che non ci sia posto per entrambe le categorie. E che molto probabilmente scoppierà una specie di guerra.»
«Sono stati questi dèi a uccidere i due uomini?»
«No, li ha uccisi mia moglie.»
«Mi pareva che avessi detto che tua moglie era morta.»
«Infatti.»
«Allora li ha uccisi prima di morire?»