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— Ma chi… — mormorò Aral.

Quando una figura si mosse dietro il parabrezza danneggiato, Piotr mandò un’esclamazione. — Sangue del demonio, è Negri!

— Dietro di lui c’è qualcuno… andiamo! — Aral corse alla porta. Cordelia e Piotr lo seguirono fuori dall’ingresso principale e lungo il prato, un po’ camminando e un po’ correndo.

Le guardie dovettero usare una vanga per sbloccare lo sportello della carlinga. Negri cadde fra le loro braccia. Lo portarono qualche metro più in là e lo deposero sull’erba. L’uomo aveva una bruciatura lunga un metro su tutto il lato sinistro del corpo, dalla coscia alla spalla. Metà dell’uniforme gli era bruciata addosso, e sotto i lembi di tessuto annerito si vedeva la carne nuda, rossa e sanguinante, ustionata in profondità. Era ancora lucido, scosso da tremiti incontrollabili.

L’altro passeggero, assicurato dalla cintura di sicurezza al sedile posteriore, era l’Imperatore Gregor. Il bambinetto stava piangendo di spavento, ma quasi in silenzio, ingoiando penosi sorsi d’aria mentre sopprimeva i singhiozzi. Una tale volontà di controllarsi, in un bambino di cinque anni, sembrò sinistra a Cordelia. Perché non gridava? Lei l’avrebbe fatto, sentiva il bisogno di farlo. Gregor indossava roba da poco prezzo, pantaloncini azzurri e un maglione con un gattino ricamato sul petto. Gli mancava una scarpa. Un uomo della Sicurezza gli slacciò la cintura e lo tirò fuori dalla carlinga. Il bambino parve non accorgersi neppure d’esser stato deposto al suolo; guardava Negri steso poco più in là, e i suoi occhi erano confusi, inespressivi, inorriditi.

Koudelka e Droushnakovi uscirono da due diverse porte dell’edificio e li raggiunsero in fretta. Appena Gregor vide la ragazza bionda partì di corsa verso di lei, dritto come una freccia, e le si aggrappò addosso. — Drou, aiuto! — gemette, come se solo allora osasse far sentire la sua voce. Lei lo prese in braccio e lo strinse a sé.

Aral s’era inginocchiato accanto al Capo della Sicurezza. — Negri, cos’è successo?

L’uomo alzò la mano non ustionata e gli afferrò il colletto della giacca. — Ha fatto un colpo di stato… alla capitale. Le sue truppe hanno preso il Quartier Generale della Sicurezza, le stazioni televisive, la centrale telefonica. Perché non rispondevate? Abbiamo… combattuto alla Residenza Imperiale. La Sicurezza… infiltrata. Traditori e spie. Stavamo… per arrestarlo e lui ha agito in preda al panico. Ha colpito troppo presto… credo che abbia Kareen…

— Lui chi? — domandò Piotr. — Negri, chi è stato?

— Vordarian.

Aral annuì cupamente. — Sì.

— Portate via… il bambino — ansimò Negri. — Ci inseguono… fra poco saranno qui. — Per qualche momento socchiuse gli occhi, col respiro rotto da sibili rauchi. D’un tratto il suo sguardo tornò ad accendersi di una luce febbrile. — Dite a Ezar che io… — Una serie di brividi violenti come convulsioni lo scossero. Poi si fermarono. Tutto di lui si fermò. Anche il respiro.

CAPITOLO UNDICESIMO

— Signore — disse Koudelka a Vorkosigan, in tono urgente, — la console delle comunicazioni è stata sabotata. — Il capoguardia della Sicurezza Imperiale confermò le sue parole con un cenno. — Stavo giusto per venire a informarla, quando… — Koudelka guardò il corpo di Negri steso sull’erba e deglutì saliva. Chini su di lui, due uomini della Sicurezza stavano cercando di effettuare un intervento d’emergenza: massaggio cardiaco, ossigeno, e stimolanti iniettati con un ipospray. Ma il corpo di Negri non rispondeva ai loro sforzi; il volto era esangue e flaccido. Cordelia aveva già visto dei morti e non aveva dubbi. Inutile. Quest’uomo non potrete richiamarlo indietro. Non stavolta. Ciò che voleva far sapere a Ezar è andato a dirglielo di persona. L’ultimo rapporto di Negri…

— Che genere di sabotaggio? — chiese Vorkosigan. — Immediato? O predisposto con un timer?

— Sembra risalire a poche ore fa — disse il capoguardia. — Non c’è segno di timer o esplosivi. Qualcuno ha aperto il pannello e ha fracassato l’interno.

Gli occhi di tutti si spostarono sull’uomo della Sicurezza che era di turno fuori dalla stanza degli impianti elettronici. Stava in piedi fra altri due che lo tenevano per le braccia, vestito di una tuta nera da fatica come loro. Il capoguardia l’aveva fatto portare fuori subito dopo l’atterraggio del velivolo. Era pallido quasi come Negri, e i suoi occhi spaventati si spostavano qua e là.

Vorkosigan ebbe un cenno del capo verso di lui. — Ha ammesso qualcosa?

— Nega tutto — rispose il capoguardia. — Naturalmente.

Vorkosigan si avvicinò al prigioniero. — Chi è entrato in quella stanza dopo di me?

L’uomo si guardò attorno nervosamente. Poi alzò una mano verso Droushnakovi, che si stava avviando verso la strada con Gregor in braccio. — Lei.

— Non è vero! — esclamò la ragazza indignata, stringendo a sé il bambino con più forza.

Vorkosigan fece una smorfia. — Non c’è bisogno del penta-rapido per vedere che uno dei due sta mentendo. Ora non ho tempo. Capoguardia, li arresti entrambi. Indagheremo più tardi. — Si voltò per scrutare l’orizzonte a nord, ansiosamente. — Tu — disse a un altro uomo della Sicurezza, — porta qui ogni mezzo di trasporto disponibile. Dobbiamo evacuare immediatamente. Tu — rivolgendosi a un armiere di Piotr, — vai ad avvertire la gente del paese. Kou, preleva tutte le registrazioni, usa un fucile a plasma per distruggere i computer e gli impianti elettronici, e quando hai finito raggiungimi fuori.

Con un ultimo sguardo angosciato a Droushnakovi, Koudelka zoppicò verso l’edificio. La ragazza bionda si teneva rigidamente eretta, spaurita e irritata. Non notò quasi l’allontanarsi di Koudelka; i suoi occhi erano fissi su Vorkosigan.

— Pensi di andare innanzitutto ad Hassadar? — domandò Piotr al figlio, in tono stranamente mite.

— Proprio così.

Hassadar era il capoluogo del Distretto dei Vorkosigan; Cordelia sapeva che là erano acquartierate truppe imperiali. Una guarnigione fedele?

— Non intendi difendere la città, spero — disse Piotr.

— No, naturalmente. — Negli occhi di Vorkosigan lampeggiava una luce dura, ferina. — Hassadar sarà il mio primo regalo al commodoro Vordarian.

Piotr annuì, come soddisfatto. Cordelia si sentiva girare la testa. Nonostante la sorpresa, nonostante le terribili notizie portate da Negri, né Aral né Piotr mostravano un filo di panico. Niente spreco di emozioni, nessuna parola inutile.

— Tu prendi il bambino — disse Aral al padre, sottovoce. Il vecchio annuì. — Ci incontreremo di nuovo a… no. Non dirmi dove. Mettiti tu in contatto.

— Giusto.

— Porta Cordelia con te.

Piotr aprì la bocca, la richiuse, poi disse soltanto: — Ah.

— E il sergente Bothari. Per Cordelia, visto che Drou è… per il momento fuori servizio.

— Mi servirà anche Esterhazy, allora — disse il Conte.

Aral annuì. — Ma voglio il resto dei tuoi uomini.

— Giusto. — Piotr condusse da parte il suo armiere, Esterhazy, e gli parlò sottovoce. Esterhazy si allontanò di corsa verso il pendio, sul retro della tenuta. Gli ordini cominciarono a fioccare e gli uomini si sparsero in ogni direzione. Piotr chiamò un altro dei suoi armieri in uniforme marrone e gli disse di prendere la vettura più grande e di partire subito verso est.

— Fino a che distanza, mio Lord?

— A tuo giudizio. Dovrai farti avvistare. Poi fuggi, se puoi, e raggiungi il Lord Reggente. Che Dio ti aiuti.