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«Un po' di cocaina, Toby? O qualcosa che ti consenta di evadere meglio? C'è l'oppio. Il dolce, vellutato oppio, è semplicemente… hmm.» Si fregò le mani e aggiunse: «Coltivato con amore dai malesi».

Harteveld esitò per un attimo, poi abbassò le palpebre. Aprì le mani sulla tavola, i palmi rivolti verso l'alto, in segno di sollievo e gratitudine. Ecco, finalmente, ecco ciò che stava cercando. La splendida, allettante via di fuga.

20

«Signor Henry? Sono il detective Diamond. Ci siamo incontrati l'altro giorno al Dog and Bell.» Si udì armeggiare e il coperchio della cassetta della posta si sollevò: apparvero fugacemente un distintivo e un naso piccolo, abbronzato, familiare. «Infilerò alcune foto nella cassetta, credo che le abbia già viste.» Una pioggia d'ingrandimenti cadde poco dopo sul pavimento. Gemini, la schiena contro il muro, fissò senza parlare quelle facce. «Alcuni testimoni attendibili sostengono che almeno tre di queste ragazze facevano parte del suo giro. Ha qualcosa da dire in proposito?»

Gemini rimase muto. Dall'altra parte della porta, Diamond tossì.

«Forse potrebbe considerare l'idea di venire a fare due chiacchiere in centrale.» Rimase in attesa, ma Gemini non rispose: continuò a fissare la cassetta della posta, ad ascoltare il rumore di un foglio che veniva aperto. La madre dormiva ancora nella camera da letto in fondo al corridoio, e lui non voleva svegliarla, non voleva che venisse disturbata.

«Infilo anche una copia del mandato di perquisizione. In nome del Police and Criminal Evidence Act sono costretto a chiederle se acconsente alla perquisizione della sua auto, targa C966HCY, e le do l'opportunità di consegnarmi le chiavi.»

Gemini scivolò lungo il muro, fino a sedersi sul pavimento.

«Lo considererò un 'no'», disse infine il poliziotto. Una copia carbone cadde, svolazzando, sul pavimento. «Il mandato, signor Henry. Torneremo con un verbale di ciò che abbiamo sequestrato, il che, per quest'indagine, significa l'auto e il suo contenuto.»

«Non prenderete nessuna auto.»

«Sì?» Un occhio azzurro chiaro comparve nella buca per le lettere. «Sì?»

«Prenderete la mia macchina, non è così?»

«Sì.»

«Pensate che quelle ragazze ci siano salite? E perché?»

«Sa perché c'interessa, no?» Anche da lì Gemini poteva sentire l'alito acre di Diamond. «Giusto?»

«Forse», sussurrò Gemini. «Forse.»

«Non è Gemini», affermò Jack. «Non può essere lui.»

Maddox sollevò il colletto dell'impermeabile per proteggersi dagli ultimi strascichi di un temporale e lo guardò con gli occhi cerchiati di rosso. Si trovavano davanti a un condominio popolare, parte del Pepys Estate di Deptford, mente i tecnici della Scientifica, con le loro tute verdi, issavano la GTI rossa di Gemini sul carro attrezzi. In cielo, le nuvole venivano spinte lontano da Deptford, fin sul Tamigi, da venti invisibili. Era sabato, gli interrogatori al St. Dunstan's erano previsti per lunedì, e Jack non aveva nulla da fare. Aveva pertanto scelto di unirsi alla squadra.

«Ha sentito parlare di serotonina? D'istamina libera? Di primo e secondo stadio?»

«Non sono uno scienziato.»

«Le ferite sono state praticate dopo la morte», spiegò Jack. «Intendo molto dopo la morte.»

Maddox s'infilò le mani in tasca. «Lo sappiamo dall'autopsia.»

«No. Pensavamo che fossero state inferte nella frenesia del momento, poco dopo la morte, che, in un certo senso, facessero parte dell'atto omicida.» Lanciò un'occhiata al tecnico che stava applicando un'etichetta bianca con la scritta BENE SEQUESTRATO sul tergicristalli dell'auto. «Mi ascolti, Steve. Quelle donne sono state violentate. Ha usato un preservativo perché è un mostro 'pulito', oppure perché ha la fobia dell'AIDS e lo ha fatto dopo la morte.»

«Dopo la morte?»

«Per questo non ci sono segni di violenza, né contusioni dei genitali. I tessuti morti non reagiscono a un atto di violenza non invasivo.»

«Come ci sei arrivato?»

«Il medico legale afferma che le ferite possono essere state inferte fino a tre giorni dopo il decesso.»

«Tre giorni?»

«Non riuscivamo a comprendere perché le vittime non erano state violentate. Ed ecco la spiegazione. Si è tenuto i corpi. Lo stupro è probabilmente avvenuto nello stesso momento delle mutilazioni, è stato probabilmente ripetuto più volte, dopo la fine del rigor mortis.» Jack notò che il viso di Maddox si era lievemente contratto. «È un necrofilo. Ciò non spiega la facilità con cui le ha uccise, ma spiega perché desidera uccidere in modo calmo, e perché non c'è traccia di contusioni né di occhi neri né…»

«Non voglio sentire altro.»

«La morte dev'essere rapida, priva di complicazioni. Non è interessato al momento del delitto, per lui non sta in quello il divertimento. Il divertimento è il cadavere. Se ne libera solo quando è ormai troppo decomposto.» Maddox tremò, come se il sole fosse improvvisamente tramontato dietro una montagna. Gli ultimi, deboli scrosci di pioggia cessarono. Jack si mise le mani in tasca e fece un passo in avanti, avvicinando la testa a quella di Maddox. «Birdm… L'assassino conserva i corpi per tre giorni e poi, quando l'omicidio è ormai un ricordo, allora li mutila. Sa che cosa significa?»

«Oltre al fatto che è più squilibrato di quello che pensiamo?»

«Significa ben di più.»

Maddox si morse il labbro. Un nuovo raggio di sole apparve tremolante sull'edificio di calcestruzzo, e lui sembrò improvvisamente vecchio. Sollevò lo sguardo verso il grattacielo più vicino, fino all'appartamento di Gemini. «Dispone di una notevole privacy?»

«Sì, e vive solo.» Jack seguì lo sguardo di Maddox, fino all'appartamento. Le tende erano tirate. «E, quasi sicuramente, ha un congelatore.»

Maddox si schiarì la gola. «Non possiamo ottenere un mandato per perquisire l'appartamento. Anche i magistrati amici sono ormai diventati 'politicamente corretti'…»

«D'accordo.» Jack s'incamminò verso l'ingresso del palazzo.

«Dove credi di andare?»

«Devo mostrarle qualcosa.»

«Ehi», esclamò Maddox, raggiungendolo. «Non voglio che tu lo infastidisca.»

«Non ne ho intenzione.»

Nell'atrio, una bambina sui dieci anni dai lunghi capelli biondi e, in braccio, un neonato dal nasino che colava, li fissò da dietro il vetro. Indossava una T-shirt rosa sporca e camminava strascicando i piedi nudi. Jack batté sul vetro. Lei aprì la porta, arretrò e li guardò senza parlare.

«Grazie.» Jack premette il pulsante dell'ascensore, e le porte si aprirono. Entrò, girandosi poi verso Maddox. «A che piano abita?»

«Al diciassettesimo. Ma non abbiamo intenzione di parlargli, non ancora.»

«No.» Jack premette il pulsante del diciassettesimo piano. «Entri e vediamo quante volte le porte si aprono tra qui e il diciassettesimo piano. Vediamo quanto sia plausibile l'idea di Mel Diamond.»

I due uomini rimasero immobili, le mani in tasca, il viso rivolto alla luce rossa che si spostava sul pannello sovrastante la porta. «Immagini di essere lui», riprese Jack. «Qui, sul pavimento, ha un cadavere in un sacco per le immondizie. È il corpo di una delle donne di cui stiamo parlando. Tagliato e raggomitolato. Puzza.»

L'ascensore saliva: nove, dieci, undici. Maddox taceva, osservando la luce rossa che si spostava. Dodici, tredici, quattordici. Si fermò e le porte si aprirono. Un'anziana con una borsa impermeabile per la spesa e un minuscolo e tremante terrier al guinzaglio li osservò.