Dunque, eravamo tutti condannati, giusto? Non c’era alcuna speranza. Nemmeno un piccolo raggio, un barlume per cui Alice credesse di avere una chance con noi.
L’aria luminosa del mattino sembrò di colpo più densa, più nera, come se la mia disperazione l’avesse colorata.
«Io non mi arrenderò senza combattere», ringhiò Emmett sottovoce, a denti stretti. «Alice ci ha detto cosa fare. Facciamolo».
Gli altri annuirono con determinazione e mi resi conto che contavano sull’opportunità che Alice ci aveva offerto, qualunque fosse. Non avevano intenzione di abbandonare la speranza e attendere passivamente la morte.
Sì, avremmo lottato. Che altro potevamo fare? E a quanto pareva avremmo coinvolto anche altri, perché così aveva detto Alice prima di lasciarci. Come ignorare il suo ultimo avvertimento? Anche i lupi avrebbero combattuto al nostro fianco per Renesmee.
Noi avremmo combattuto, loro avrebbero combattuto e saremmo morti tutti.
Non sentivo dentro la stessa determinazione che intuivo negli altri. Alice conosceva le probabilità. Ci stava dando l’unica chance che riusciva a vedere, ma era troppo debole perché lei stessa si sentisse di scommetterci.
Mentre voltavo le spalle a Sam, che ci guardava con aria critica, e seguivo Carlisle verso casa, mi sentivo già sconfitta.
Correvamo in modo automatico ora, non più con il furore e il panico dell’andata. Quando fummo vicini al fiume, Esme sollevò la testa.
«C’era quell’altra traccia. Fresca».
Con un cenno della testa indicò il punto, davanti a sé, su cui aveva richiamato l’attenzione di Edward all’andata. Mentre correvamo a salvare Alice...
«Doveva essere dello stesso giorno, ma precedente a quella che seguivamo. Lei da sola, senza Jasper».
Esme si accigliò e annuì.
Restai un po’ indietro, allargandomi sulla destra. Ero certa che Edward avesse ragione ma allo stesso tempo... In fin dei conti, come c’era finita la pagina di un mio libro in mano ad Alice?
«Bella?», chiese Edward con voce piatta nel vedermi indugiare.
«Voglio seguire la traccia», risposi, annusando il lieve sentore di Alice che si allontanava dalla scia principale. Non ero molto pratica ma per me l’odore era lo stesso, senza quello di Jasper.
Gli occhi d’oro di Edward erano privi di espressione. «Forse riporta semplicemente a casa».
«Allora ci vediamo lì».
Sulle prime pensai che mi lasciasse andare da sola, ma appena mi fui allontanata di qualche passo il suo sguardo spento si riaccese.
«Vengo con te», disse a bassa voce. «Ci vediamo dopo a casa, Carlisle».
Carlisle annuì e se ne andò con gli altri. Appena furono scomparsi alla vista, rivolsi a Edward uno sguardo interrogativo.
«Non potevo lasciarti andar via», disse a voce bassa. «Mi fa male solo a pensarci».
Capii senza bisogno di ulteriori spiegazioni. Immaginai di essere separata da lui, anche solo per un tempo brevissimo, e mi resi conto che avrei provato lo stesso dolore.
Ci restava così poco tempo insieme.
Gli tesi la mano e lui l’afferrò.
«Sbrighiamoci», disse. «Renesmee si sarà svegliata».
Annuii e riprendemmo a correre.
Probabilmente era un’idiozia sprecare del tempo prezioso, che avremmo potuto trascorrere accanto a Renesmee, soltanto per soddisfare una curiosità. Il biglietto di Alice, però, mi dava da pensare. Avrebbe potuto scrivere il messaggio su un masso o sul tronco di un albero, se non aveva carta e penna a disposizione. Avrebbe potuto rubare un blocchetto di post-it da una qualunque delle case lungo la strada. Perché proprio un mio libro? Quando l’aveva strappata, quella pagina?
Come avevo intuito, la traccia portava a casa nostra, anche se faceva un giro vizioso per evitare casa Cullen e i lupi dei boschi vicini. Appena se ne rese conto, Edward aggrottò le sopracciglia, confuso.
Cercò di ricostruire i movimenti di Alice. «Ha lasciato Jasper ad aspettarla laggiù ed è venuta qui?».
Eravamo quasi arrivati ormai e mi sentivo a disagio. Ero felice di stringere la mano di Edward nella mia ma, nello stesso tempo, avevo la sensazione che avrei dovuto essere sola. Strappare una pagina da uno dei miei libri e tornare da Jasper era un gesto strano, non da Alice. Sentivo che voleva dire qualcosa, ma non capivo cosa. E dato che il libro era mio, il messaggio doveva essere indirizzato a me. Se avesse voluto mandarlo a Edward avrebbe preso uno dei suoi libri, no?
«Dammi solo un minuto», dissi lasciandogli la mano mentre ci avvicinavamo alla porta.
Corrugò la fronte. «Bella?».
«Per favore. Trenta secondi».
Non attesi la risposta. Mi fiondai attraverso la porta chiudendomela alle spalle e andai dritta alla libreria. La traccia di Alice era fresca, nemmeno un giorno. Nel camino ardeva, basso ma caldo, un fuoco che non avevo acceso io. Sfilai Il mercante di Venezia e lo aprii al frontespizio.
Accanto allo strappo della pagina mancante, sotto la dicitura «Il mercante di Venezia di William Shakespeare», trovai un appunto:
Poi distruggilo.
Seguivano un nome e un indirizzo di Seattle. Quando Edward entrò, dopo soli tredici secondi invece dei trenta che gli avevo chiesto, stavo guardando il libro bruciare. «Cosa sta succedendo, Bella?».
«È stata qui. Ha strappato una pagina del mio libro per scriverci sopra».
«Perché?».
«Non lo so».
«Perché lo stai bruciando?».
«Perché... Io...», mi accigliai, lasciando che mi si leggessero in faccia tutto il dolore e la frustrazione che provavo. Non capivo cosa stesse cercando di dirmi Alice, sapevo solo che si era data un gran daffare affinché nessuno lo venisse a sapere oltre me. L’unica persona della quale Edward non riusciva a leggere i pensieri. Quindi voleva tenerlo all’oscuro, e probabilmente aveva un ottimo motivo. «Mi è sembrato giusto, ecco».
«Non conosciamo le sue intenzioni», osservò Edward calmo.
Continuavo a fissare le fiamme. Ero l’unica persona al mondo che potesse mentire a Edward. Che cosa voleva da me Alice? Un’ultima richiesta?
«Sull’aereo che ci portava in Italia», sussurrai — questa non era una bugia, a parte forse il contesto -, «quando stavamo venendo a salvarti, ha mentito a Jasper per impedire che venisse con noi. Sapeva che se avesse affrontato i Volturi sarebbe morto. Preferiva rimetterci la vita lei, piuttosto che esporlo al pericolo. Era pronta a morire anche per me. E per te».
Edward non disse nulla.
«Sa cos’è meglio fare», conclusi. Sentii una fitta al cuore, il mio cuore immobile, nel momento in cui mi resi conto che quella spiegazione non mi suonava affatto come una bugia.
«Non ci credo», disse Edward. Lo disse come se stesse discutendo non con me, ma con se stesso. «Forse solo Jasper era in pericolo. Il suo piano avrebbe funzionato per tutti noi, ma non per lui, e se fosse rimasto... Forse».
«Avrebbe potuto dircelo. Mandarlo via».
«Ma lui se ne sarebbe andato? Magari gli sta mentendo di nuovo».
«Forse», finsi di assecondarlo. «Dovremmo tornare a casa. Non c’è più tempo».
Edward mi prese per mano e partimmo.
L’appunto di Alice non mi lasciava ben sperare. Se ci fosse stato un modo per evitare l’imminente carneficina, sarebbe rimasta con noi. Non vedevo altra possibilità. Quindi mi stava suggerendo qualcos’altro. Non era una via di fuga. Ma cos’altro pensava potessi volere? Forse un modo per salvare qualcosa? C’era qualcosa che potevo ancora salvare?
Carlisle e gli altri si erano dati da fare in nostra assenza. Li avevamo lasciati solo cinque minuti e già erano pronti a partire. Jacob, di nuovo umano, era seduto in un angolo e teneva Renesmee in grembo. Entrambi ci fissavano con occhi sgranati.