Mi sentii gelare quando compresi dove stava andando a parare. «Alec può metterci fuori gioco tutti quanti in un colpo solo?», sussurrai.
«Sì», rispose Edward. «Se usa il suo talento contro di noi, resteremo tutti ciechi e sordi finché non ci uccideranno. Magari si limiteranno a metterci al rogo senza prima farci a pezzi. Be’, potremmo tentare di reagire, ma molto probabilmente otterremmo solo di ferirci fra noi».
Camminammo in silenzio per alcuni secondi.
Nella mia mente stava prendendo forma un’idea. Non lasciava sperare granché, ma era sempre meglio di niente.
«Secondo te Alec è bravo a combattere?», domandai. «Escluso il suo potere, intendo. Se dovesse scontrarsi senza ricorrere al suo talento. Mi chiedo se ci abbia mai provato...».
Edward mi diede un’occhiata intensa. «A cosa stai pensando?».
Io guardavo fisso davanti a me. «Probabilmente con me il suo trucchetto non funziona, se è come te, Aro e Jane. Forse, se non ha mai avuto bisogno di difendersi e io conoscessi un paio di mosse...».
«Sta con i Volturi da secoli», m’interruppe Edward con voce improvvisamente presa dal panico. Probabilmente le nostre menti vedevano la stessa immagine: tutti i Cullen fermi impalati sul campo di battaglia a mo’ di statue, inermi e insensibili, eccetto me. Io sarei stata la sola in grado di combattere. «Tu sei sicuramente immune al suo potere, Bella, ma sei comunque una neonata. Non posso trasformarti in una macchina da guerra nel giro di poche settimane. Sono certo che Alec non è digiuno di scontri».
«Forse no, forse si. È l’unica cosa che nessuno di noi può fare, tranne me. Se riuscissi anche solo a distrarlo per un po’...». Avrei potuto resistere abbastanza a lungo da dare una possibilità agli altri?
«Fammi il favore, Bella», disse Edward fra i denti, «non voglio nemmeno parlarne».
«Sii ragionevole».
«Cercherò di insegnarti tutto ciò che posso ma, ti scongiuro, non riesco neanche a pensare che ti sacrifichi per fare da diversivo a...», ma non poté continuare perché gli si era strozzata la voce in gola.
Annuii e decisi che mi sarei tenuta per me i miei piani. Prima Alec, poi, se per miracolo avessi vinto, Jane. Se solo avessi potuto riequilibrare un po’ la situazione, ridimensionare anche di poco lo schiacciante vantaggio offensivo dei Volturi, forse avremmo avuto una possibilità di farcela. La mia mente ormai era lanciata nel futuro. E se davvero fossi riuscita a distrarli, o addirittura a fermarli? In effetti, perché mai Jane o Alec avrebbero dovuto imparare a combattere? Non riuscivo nemmeno a immaginarla, quella petulante di Jane che ammetteva di avere qualcosa da imparare...
Avrebbe fatto una bella differenza, se fossi riuscita a ucciderli.
«Devo imparare il più possibile. Tutto quello che riesci a farmi entrare in testa nell’arco del prossimo mese», mormorai.
Edward ignorò le mie parole.
E dopo, chi? Tanto valeva buttar giù un piano completo, così se fossi sopravvissuta ad Alec non avrei esitato a sferrare l’attacco successivo. Cercai di pensare a un’altra situazione in cui il mio cranio insondabile rappresentasse un vantaggio. Non sapevo abbastanza di ciò che facevano gli altri. Ovviamente, guerrieri come il grosso Felix erano fuori dalla mia portata: da quel punto di vista potevo solo tentare di offrire a Emmett la possibilità di scontrarsi in un leale corpo a corpo. Per il resto la guardia dei Volturi mi era praticamente sconosciuta, a parte Demetri.
La mia espressione si mantenne impassibile mentre pensavo a lui. Era in gamba, per forza. Altrimenti non sarebbe sopravvissuto tanto a lungo, sempre in prima linea. E doveva essere uno di quelli che guidavano l’attacco, visto che era un segugio: il numero uno al mondo, senza dubbio. Se ce ne fosse stato uno migliore, i Volturi l’avrebbero sostituito. Aro non amava le seconde scelte.
Se non fosse stato per Demetri, ci saremmo dati alla fuga. I superstiti, almeno. Mia figlia, calda fra le mie braccia... Qualcuno avrebbe potuto portarla in salvo. Jacob, Rosalie, chiunque fosse rimasto vivo.
E se Demetri non fosse esistito, Alice e Jasper avrebbero potuto salvarsi una volta per tutte. Era quello che aveva visto Alice? Quale parte della nostra famiglia sarebbe sopravvissuta? Loro due, perlomeno.
Potevo biasimarla?
«Demetri...», esordii.
«Demetri è mio», replicò Edward secco, con voce tesa. Lo guardai di sottecchi e intravidi un’espressione crudele.
«Perché?», sussurrai.
Sulle prime non rispose. Eravamo arrivati al fiume quando, infine, mi mormorò: «Per Alice. È il solo modo che ho di ringraziarla per gli ultimi cinquant’anni».
I suoi pensieri erano in linea con i miei, quindi.
Udii i passi pesanti di Jacob sul terreno gelato. Pochi secondi dopo mi camminava accanto, gli occhi scuri puntati su Renesmee.
Sollevai il mento a mo’ di saluto e tornai ai miei interrogativi. Avevo così poco tempo.
«Edward, secondo te, perché Alice ci ha detto di chiedere a Eleazar riguardo ai Volturi? È stato in Italia di recente, o cosa? Che cosa potrebbe sapere?».
«Eleazar sa tutto dei Volturi. Avevo scordato che tu non potevi saperlo. Era uno di loro».
Mi lasciai sfuggire un sibilo. Jacob, al mio fianco, ringhiò.
«Cosa?», esclamai, nella mente l’immagine del bell’uomo con i capelli scuri e il lungo mantello color cenere che avevo conosciuto al nostro matrimonio.
Edward aveva assunto un’espressione più dolce, ora, e accennava un sorriso. «Eleazar è una persona molto gentile. Non si trovava granché bene con i Volturi, ma rispettava la legge e capiva la necessità di farla rispettare. Sentiva di contribuire a un bene comune. Non ha rimorsi per il tempo trascorso con loro. Tuttavia, l’incontro con Carmen gli ha fatto capire quale fosse il suo posto nel mondo. Si somigliano molto, entrambi sono vampiri compassionevoli». Sorrise di nuovo. «Hanno conosciuto Tanya e le sue sorelle, e non hanno mai provato un rimpianto. Sono soddisfatti di questo stile di vita. Anche se non avessero incontrato Tanya, credo che avrebbero trovato da soli un modo per vivere senza sangue umano».
Ero confusa, le immagini nella mia testa facevano a pugni fra loro. Un soldato dei Volturi che conosce la compassione?
Edward lanciò un’occhiata a Jacob e rispose a una sua domanda silenziosa. «No, non era un loro guerriero in senso stretto. Possedeva un dono che i Volturi trovavano conveniente».
Immaginai che Jacob avesse posto l’ovvia domanda successiva.
«Ha la capacità di riconoscere immediatamente le doti particolari degli altri, i doni esclusivi di alcuni vampiri», spiegò Edward. «Gli basta trovarsi a una certa distanza da loro. Un requisito molto utile, in battaglia. Aro scopriva subito se fra gli avversari c’era qualcuno che potesse riservare qualche sorpresa, ma capitava di rado: bisogna avere qualità davvero eccezionali per mettere in difficoltà i Volturi, anche solo per pochi istanti. Più che altro serviva a risparmiare la vita a qualcuno che poteva tornargli utile. Il dono di Eleazar funziona, entro certi limiti, anche con gli umani, ma con loro deve concentrarsi molto perché il talento latente è nebuloso. Perciò Aro lo usava per esaminare quelli che volevano unirsi a lui, per vedere se possedessero potenzialità interessanti. Ad Aro è dispiaciuto che Eleazar se ne sia andato».
«L’hanno lasciato andare così, come niente fosse?», chiesi.
Il sorriso di Edward si fece più cupo, un po’ obliquo. «I Volturi non sono sempre i cattivi della situazione, come ti appaiono. Sono il fondamento stesso della nostra civiltà e della pace. Chi si arruola nel corpo di guardia sceglie di votarsi a essi. È un grande onore farne parte; tutti ne sono orgogliosi, nessuno viene costretto contro la propria volontà».
Guardai a terra, accigliata.
«Passano per crudeli e spietati solo fra i criminali, Bella».