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Edward mise un braccio attorno a Renesmee e me. «Avete promesso di ascoltare», disse.

«Ci sono cose che non si possono stare a sentire!», esclamò Tanya. «Come hai potuto, Edward? Non ti rendi conto di cosa significa?».

«Dobbiamo andarcene di qui», disse Kate ansiosa, la mano già sulla maniglia della porta.

«Edward...». Eleazar sembrava persino incapace di trovare le parole.

«Aspettate», disse Edward, la voce indurita. «Ricordatevi di quello che udite e dell’odore che sentite. Renesmee non è ciò che credete».

«Non sono ammesse eccezioni alla regola, Edward», ribatté Tanya asciutta.

«Tanya», riprese Edward in tono altrettanto tagliente, «lo senti il cuore che batte, no? Rifletti per un istante su ciò che significa».

«Il suo cuore?», bisbigliò Carmen sbirciando da sopra la spalla di Eleazar.

«Non è una bambina vampira a tutti gli effetti», spiegò Edward, concentrandosi su Carmen, che aveva l’espressione meno ostile di tutti. «Per metà è umana».

I quattro vampiri lo guardarono come se parlasse una lingua sconosciuta.

«Ascoltate». La voce di Edward aveva assunto un tono vellutato e persuasivo. «Renesmee è unica. Io sono suo padre, non il suo creatore. Sono il suo padre biologico».

Tanya scuoteva la testa con un movimento appena percettibile di cui non sembrava rendersi nemmeno conto.

«Edward, non puoi aspettarti che noi...», esordì Eleazar.

«Allora dammela tu, una spiegazione. Percepisci il calore del suo corpo nell’aria. Nelle sue vene scorre sangue, Eleazar. Puoi sentirlo, no?».

«Ma come?», esalò Kate.

«Bella è la madre biologica», disse Edward. «Ha concepito e partorito Renesmee mentre era ancora umana. Le è quasi costata la vita. Tanto che, dopo lunghe esitazioni, sono stato costretto a iniettarle una dose di veleno nel cuore per salvarla».

«Mai sentita una cosa simile», commentò Eleazar. Aveva ancora le spalle contratte e l’espressione dura.

«I rapporti fra vampiri e umani non sono certo all’ordine del giorno», concesse Edward, con un vago accenno di humour nero. «E i frutti di simili accoppiamenti sono ancora più rari. Non siete d’accordo, cugine?».

Kate e Tanya gli lanciarono entrambe un’occhiata torva.

«Dai, Eleazar. Non dirmi che non noti la somiglianza». Fu Carmen a rispondere, mentre girava intorno a Eleazar, incurante di un suo avvertimento a mezza voce, e avanzava cauta fino a me. Mi si mise di fronte, inclinò appena il busto ed esaminò attenta il volto di Renesmee.

«Gli occhi sono della mamma», disse a voce bassa e calma, «ma la faccia è del papà». Poi, come se non potesse farne a meno, le sorrise.

Renesmee ricambiò con un sorriso abbagliante. Mi toccò una guancia senza distogliere lo sguardo da Carmen: immaginava di toccarle il viso, si chiedeva se poteva farlo.

«Ti spiace lasciare che sia Renesmee stessa a raccontarti di sé?», chiesi a Carmen. La voce mi uscì in un sussurro. Ero ancora troppo sconvolta per tirare fuori qualcosa di più. «È una vera maestra nello spiegare le cose».

Carmen stava ancora sorridendo a Renesmee. «Parli già, piccolina?».

«Sì», rispose Renesmee nel suo soprano trillante. Nell’udirne la voce, tutta la famiglia di Tanya ebbe un sussulto, a eccezione di Carmen. «Però sono più brava a mostrare che a dire».

E posò la manina paffuta sulla sua guancia.

Carmen s’irrigidì come se avesse preso una scossa. Eleazar le fu accanto in un istante, le mani sulle spalle, pronto a tirarla via.

«Aspetta», disse Carmen d’un fiato, lo sguardo immobile inchiodato in quello di Renesmee.

La "spiegazione" di Renesmee andò avanti per un bel pezzo. Edward osservava Carmen tutto concentrato e avrei dato qualunque cosa per poterli ascoltare. Alle mie spalle Jacob si dondolava impaziente sulle gambe e sapevo che desiderava la stessa cosa.

«Cosa le sta mostrando?», brontolò Jacob fra i denti.

«Tutto», mormorò Edward.

Trascorse un altro minuto, e Renesmee ritrasse la mano dal viso stupito di Carmen, scoccandole un sorriso irresistibile.

«È proprio figlia tua», sospirò Carmen, ruotando i grandi occhi color topazio su Edward. «Un dono come il suo può venire solo da un padre particolarmente dotato».

«Credi a ciò che ti ha mostrato?», chiese Edward con espressione intensa.

«Senza il minimo dubbio», disse Carmen semplicemente.

Il volto di Eleazar era pietrificato dalla tensione. «Carmen!».

Carmen gli prese una mano e la strinse. «Per impossibile che appaia, quello che Edward ci ha raccontato è la verità. Lascia che la bambina te lo mostri».

Carmen sospinse Eleazar verso di me e fece un cenno a Renesmee. «Faglielo vedere, mi querida».

Renesmee sfoderò un sorrisetto, evidentemente deliziata dall’accoglienza di Carmen, e toccò piano Eleazar sulla fronte.

«Ay caray», sputò lui, ritraendosi di scatto.

«Che cosa ti ha fatto?», chiese Tanya, avvicinandosi cauta. Anche Kate avanzò lentamente.

«Cerca solo di raccontare la propria versione della storia», disse Carmen in tono conciliante.

Renesmee aggrottò la fronte, impaziente. «Guarda, per favore», chiese a Eleazar. La bambina tese una mano verso di lui e la lasciò sospesa a pochi centimetri dal suo viso, in attesa.

Eleazar le lanciò un’occhiata sospettosa e si voltò verso Carmen, in cerca d’aiuto. Lei annuì con fare incoraggiante. Eleazar fece un respiro profondo e inclinò il busto in avanti fino a che la sua fronte non toccò nuovamente la mano di Renesmee.

All’inizio fu percorso da un brivido ma non si mosse, gli occhi chiusi per favorire la concentrazione.

«Ah», mormorò riaprendoli, alcuni minuti dopo. «Ora capisco».

Renesmee gli sorrise. Lui esitò, poi le restituì un sorriso appena riluttante.

«Eleazar?», chiese Tanya.

«È tutto vero, Tanya. Non è un’immortale. Per metà è umana. Vieni a vedere tu stessa».

Prima Tanya e poi Kate, in silenzio e con circospezione, mi si pararono davanti. Assunsero entrambe un’espressione scioccata quando il tocco di Renesmee evocò la prima immagine, ma alla fine, proprio come Carmen ed Eleazar, apparvero del tutto conquistate.

Lanciai un’occhiata al viso tranquillo di Edward, chiedendomi se davvero fosse così facile. I suoi occhi dorati erano limpidi, senza ombre. Senza trucco né inganno, quindi.

«Grazie per aver ascoltato», disse piano.

«Ma c’è il grave pericolo di cui ci hai avvertito», disse Tanya. «Dato che non viene dalla bambina ma è connesso a lei, deduco che si tratti dei Volturi. Come hanno fatto a scoprire la sua esistenza? Quando verranno?».

Non mi sorprese che capisse tutto così rapidamente. D’altronde, cosa poteva minacciare una famiglia potente come la mia se non i Volturi?

«Quando Bella ha visto Irina, quel giorno in montagna», spiegò Edward, «Renesmee era con lei».

Kate sibilò, gli occhi ridotti a fessure. «È stata Irina? Ha fatto questo a te? A Carlisle? Irina?».

«No», sussurrò Tanya. «Qualcun altro...».

«Alice l’ha vista andare dai Volturi», disse Edward. Mi chiesi se gli altri notassero come trasaliva appena nel nominare Alice.

«Come ha potuto fare una cosa simile?», chiese Eleazar, ma a nessuno in particolare.

«Immaginate di aver visto Renesmee da lontano. Senza attendere la nostra spiegazione...».

Tanya ebbe uno sguardo torvo. «Non importa cosa può aver pensato. Facciamo parte della stessa famiglia».

«Ormai non possiamo fare più niente per rimediare alla decisione di Irina, è troppo tardi. Alice ci ha dato un mese di tempo».

Tanya ed Eleazar inclinarono la testa di lato. Kate aggrottò le sopracciglia.

«Così tanto?», chiese Eleazar.

«Verranno tutti. Servono dei preparativi».

Eleazar rimase senza fiato. «L’intera guardia?».

«Non solo la guardia», rispose Edward, la mascella tesa. «Aro, Caius, Marcus. Persino le mogli».