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La sorpresa appannò lo sguardo dei quattro.

«Impossibile», disse Eleazar incredulo.

«L’avrei detto anch’io, due giorni fa», ribatté Edward.

Eleazar s’accigliò e quando riprese a parlare la sua voce uscì simile a un ringhio. «Ma non ha senso. Perché mettere in pericolo anche le mogli, oltre a se stessi?».

«Da quel punto di vista non ha senso, infatti. Secondo Alice, non c’è di mezzo soltanto la punizione per ciò di cui ci accusano. Pensava che tu potessi aiutarci».

«E cosa può esserci, oltre alla punizione?». Eleazar cominciò a misurare la stanza a lunghe falcate, verso la porta e ritorno, avanti e indietro, come fosse solo, lo sguardo corrucciato fisso sul pavimento.

«Dove sono tutti, Edward? Carlisle, Alice e gli altri?», s’informò Tanya.

L’esitazione di Edward fu quasi impercettibile. Rispose alla domanda solo in parte. «In cerca di amici che possano darci una mano».

Tanya si chinò verso di lui, tendendo le braccia. «Edward, per quanti amici riusciate a trovare, non possiamo aiutarvi a vincere. Riusciremo solo a morire con voi. Questo lo sai. D’altro canto, forse meritiamo la morte, dopo ciò che ha combinato Irina e dopo che già una volta vi abbiamo voltato le spalle».

Edward scosse la testa con decisione. «Non vi stiamo chiedendo di combattere e morire con noi, Tanya. Sai che Carlisle non pretenderebbe mai una cosa simile».

«E allora cosa, Edward?».

«Siamo in cerca di testimoni. Se riusciamo a fermare i Volturi per il tempo necessario a spiegare...». Sfiorò la guancia di Renesmee. Lei gli afferrò la mano e se la premette contro la pelle. «È difficile dubitare della nostra storia quando la vedi con i tuoi occhi».

Tanya annuì piano. «Credi che saranno tanto interessati al passato di Renesmee?».

«Solo in quanto presagio per il futuro. Lo scopo della restrizione era di proteggerci dal contatto con i bambini immortali, dagli eccessi di creature giovani e indomabili».

«Io non sono pericolosa», s’intromise Renesmee. Ascoltai la sua voce acuta e cristallina in modo nuovo e immaginai come suonasse agli altri. «Non ho mai fatto del male al nonno, a Sue, o a Billy. Io amo gli umani. E i licantropi come il mio Jacob». Lasciò andare la mano di Edward e si sporse all’indietro per dare un paio di colpetti affettuosi al braccio di Jacob.

Tanya e Kate si scambiarono un’occhiata fugace.

«Se Irina non fosse arrivata così presto», disse Edward come stesse meditando ad alta voce, «avremmo potuto evitare tutto questo. Renesmee cresce a un ritmo vertiginoso. In un mese cresce come se ne fossero trascorsi sei».

«Be’, questa è una cosa che possiamo testimoniare di sicuro», disse Carmen in tono risoluto. «Potremo assicurare che l’abbiamo vista crescere sotto ai nostri occhi. I Volturi non potranno ignorare una simile evidenza».

«Già, come potrebbero?», borbottò Eleazar senza alzare lo sguardo. Stava ancora camminando avanti e indietro, come se non prestasse la minima attenzione.

«Possiamo testimoniare a vostro favore, sì», disse Tanya, «poco ma sicuro. E penseremo a cos’altro potremmo fare».

«Tanya», protestò Edward, dopo che udì nei suoi pensieri più di quanto avesse espresso a parole, «non ci aspettiamo che lottiate per noi».

«Se i Volturi non si fermeranno ad ascoltarvi, non potremo restare a guardare», insistette Tanya. «Anche se, ovviamente, dovrei parlare per me stessa».

Kate sbuffò. «Dubiti a tal punto di me, sorella?».

Tanya le rivolse un ampio sorriso. «È una missione suicida, dopotutto».

Kate le scoccò un ghigno e fece spallucce, disinvolta. «Io ci sto».

«Anch’io. Farò tutto ciò che è in mio potere per proteggere la bambina», disse Carmen. Poi, come se non potesse resistere, tese le braccia verso Renesmee. «Posso tenerti un pochino, bebé linda.

Renesmee si sporse con impaziente entusiasmo verso la sua nuova amica. Carmen la strinse forte e le mormorò paroline in spagnolo.

Era stato come con Charlie e, prima ancora, con i Cullen al completo. Renesmee era irresistibile. Com’era che restavano tutti conquistati, al punto da essere disposti a mettere in gioco la propria vita per lei?

Per un momento pensai che forse il nostro tentativo non era così disperato. Forse Renesmee sarebbe riuscita a compiere il miracolo, soggiogando i nostri nemici come aveva fatto con i nostri amici.

Poi ricordai che Alice ci aveva lasciati e la mia speranza morì rapida com’era nata.

31

Talenti

«Che ruolo hanno i licantropi in tutto questo?», chiese Tanya lanciando un’occhiata a Jacob.

Prima che Edward potesse aprire bocca fu Jacob stesso a rispondere. «Se i Volturi non sono disposti a dar retta a Nessie, a Renesmee, cioè», si corresse, rendendosi conto che a Tanya il suo stupido soprannome non avrebbe detto niente, «li fermeremo noi».

«Molto coraggioso, ragazzino, ma sarebbe un’impresa disperata anche per gente molto più esperta di voi».

«Non sai ciò che siamo in grado di fare».

Tanya si strinse nelle spalle. «La vita è vostra, potete farci quel che vi pare».

Jacob lanciò a Renesmee — ancora in braccio a Carmen, con Kate china sopra di lei — uno sguardo evidentemente carico di profondo affetto.

«È una piccola molto speciale», concesse Tanya come pensando ad alta voce. «Difficile resisterle».

«Una famiglia piena di talenti», mormorò Eleazar mentre, nel frattempo, il ritmo del suo andirivieni era aumentato e schizzava dalla porta a Carmen e viceversa a intervalli di un secondo. «Il padre legge nel pensiero, la madre è uno scudo e questa bimba eccezionale possiede un qualche potere magico con cui ti incanta. Mi chiedo se ci sia un termine per definire quello che fa, o se sia normale per una mezza vampira. Anche se "normale", insomma, è una parola grossa per una creatura che è un vampiro ibrido!».

«Scusa», disse Edward come stordito, posando una mano sulla spalla di Eleazar per bloccarlo prima che schizzasse di nuovo verso la porta. «Cos’hai detto che è mia moglie?».

Eleazar lo guardò incuriosito e per un attimo cessò il suo passeggiare nervoso. «Uno scudo, credo. In questo momento mi sta bloccando, quindi non ne sono sicuro».

Fissai Eleazar, le sopracciglia aggrottate per la confusione. Scudo? In che senso lo stavo bloccando? Non ero sulla difensiva; me ne stavo lì e basta.

«Uno scudo?», ripeté Edward, stupefatto.

«Dai, Edward! Se io non riesco a leggerle la mente, dubito che ci riesca tu. Riesci a sentire i suoi pensieri in questo momento?», chiese Eleazar.

«No», mormorò Edward, «ma non ci sono mai riuscito. Nemmeno quand’era umana».

«Mai?». Eleazar batté le palpebre. «Interessante. Lascerebbe supporre un notevole talento invisibile, se si manifestava così chiaramente già prima della trasformazione. Non riesco a trovare un varco nello scudo per farmi un’idea più precisa. Eppure dev’essere ancora grezza, ha appena pochi mesi di vita come vampira». Lo sguardo che lanciò a Edward era quasi esasperato. «E a quanto pare non se ne rende affatto conto, è una cosa del tutto inconscia. Che ironia. Aro mi ha spedito ai quattro angoli del pianeta in cerca di gente che possedesse simili particolarità, mentre tu ti ci imbatti per caso e nemmeno te ne accorgi». Eleazar scosse la testa incredulo.

Mi rabbuiai. «Di cosa stai parlando? In che senso, sono uno scudo? Cosa significa?». Tutto quello che riuscivo a immaginare sentendo quel termine era un’assurda armatura medievale.

Eleazar inclinò la testa di lato e mi studiò. «Immagino che nella guardia fossimo un po’ troppo formali al proposito. In effetti, classificare talenti è una faccenda soggettiva e, tutto sommato, casuale. Ogni talento è unico e irripetibile, nel senso che non si presenta mai identico. Tu invece, Bella, sei facile da classificare: i talenti puramente difensivi, che tutelano alcuni aspetti di colui che li possiede, sono sempre definiti scudi. Hai messo alla prova le tue capacità? Hai mai provato a bloccare qualcun altro oltre a me e al tuo compagno?».