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Per questo Eleazar si è messo a passare in rassegna le altre occasioni in cui qualche clan è stato punito, per un motivo o per l’altro, e ha scoperto un certo modus operandi, una costante che il resto della guardia non avrebbe mai notato, perché soltanto Eleazar riferiva personalmente ad Aro. La costante si ripete una volta ogni cent’anni, o giù di lì».

«E in cosa consisterebbe?», chiese Carmen, anche lei con lo sguardo fisso su Eleazar.

«Non capita spesso che Aro prenda parte a una spedizione punitiva», disse Edward. «In passato, però, quando voleva qualcosa in particolare, chissà come saltava sempre fuori che questo o quel clan aveva commesso un crimine imperdonabile. In quel caso gli anziani si aggregavano alla guardia per presenziare all’amministrazione della giustizia. Poi, una volta distrutto il clan, Aro concedeva il perdono a un superstite che, a suo dire, si mostrava particolarmente pentito. Guarda caso, si trattava sempre del vampiro in possesso del dono che interessava ad Aro. Al nuovo arrivato veniva assegnato un posto nel corpo di guardia, il che ovviamente lo colmava d’orgoglio; infatti, l’offerta veniva sempre accettata con somma gratitudine, senza eccezioni».

«Immagino che sia esaltante essere scelti per entrare a far parte della guardia», osservò Kate.

«Ah!», ringhiò Eleazar senza fermarsi.

«C’è una tale Chelsea, nella guardia», riprese Edward per spiegare la reazione rabbiosa di Eleazar, «che riesce a influire sui legami emotivi fra le persone. Può rafforzarli o indebolirli. Può fare in modo che qualcuno si senta legato ai Volturi, che desideri appartenere a loro e compiacerli...».

Eleazar si arrestò di colpo. «Era a tutti evidente l’importanza di Chelsea. Riuscire a spezzare le alleanze, in caso di scontro, significava avere la meglio con maggior facilità. E separare emotivamente i membri innocenti di un clan dai colpevoli significava fare giustizia senza inutili violenze: i colpevoli potevano essere puniti senza interferenze e gli innocenti risparmiati. Se Chelsea non avesse spezzato i legami che tenevano unito il clan, sarebbe stato impossibile impedire loro di combattere come un sol uomo. All’epoca mi sembrava un atto di grande magnanimità da parte di Aro. Sospettavo che Chelsea contribuisse a tenerci più uniti di quanto non saremmo stati altrimenti, ma anche quella mi pareva una buona cosa. Aumentava la nostra efficacia. Rendeva la coesistenza più facile».

Le sue parole mi chiarirono vecchi ricordi. Non avevo mai capito, infatti, come mai il corpo di guardia obbedisse con tanta solerzia, quasi con devozione, ai propri comandanti.

«Quant’è forte il suo dono?», chiese Tanya con voce tagliente. Passò velocemente lo sguardo sui membri della sua famiglia.

Eleazar si strinse nelle spalle. «Io sono riuscito ad andarmene insieme a Carmen», disse e poi scosse la testa. «Ma qualunque legame meno intenso di quello fra partner è a rischio. In un clan normale, perlomeno, perché nella nostra famiglia i legami sono più forti. L’astensione dal sangue umano ci ha reso più civili, ci ha consentito di formare autentici legami d’amore. Dubito che Chelsea riuscirebbe a spezzarli, Tanya».

Tanya annuì, apparentemente rassicurata, mentre Eleazar procedeva nell’analisi.

«Perciò, ai miei occhi, l’unico motivo per cui Aro ha deciso di venire di persona è che non si tratta di una punizione, bensì di un’acquisizione». Poi continuò: «Deve essere presente per tenere sotto controllo gli eventi, ma ha bisogno della guardia al completo per proteggersi da un clan così grande e dotato. In tal modo, però, gli altri anziani resterebbero a Volterra indifesi, alla mercé di qualcuno che potrebbe approfittarne. Quindi si spostano tutti. In quale altra maniera Aro si assicurerebbe i doni su cui ha messo gli occhi? Deve desiderarli parecchio», concluse Eleazar come se riflettesse fra sé.

La voce di Edward fu lieve come un sospiro. «Da quel che ho potuto vedere dei suoi pensieri, la primavera passata, Aro non desidera altro che Alice».

Avvertii la mia bocca spalancarsi al ricordo delle immagini da incubo che mi avevano assalito tanto tempo prima: Edward e Alice con addosso una tunica nera, gli occhi rosso sangue e il volto freddo e lontano, vicini come ombre, la mano di Aro sulle loro... Possibile che Alice avesse visto quelle immagini più di recente? Che avesse visto Chelsea mentre tentava di distruggere il suo amore per noi e legarla ad Aro, Caius e Marcus?

«Per questo Alice se n’è andata?», domandai. La mia voce s’incrinò nel pronunciare il suo nome.

Edward mi accarezzò la guancia. «Credo di sì. Per impedire ad Aro di ottenere la cosa che desidera di più al mondo. Per impedire che metta le mani sul suo potere».

Udii Tanya e Kate mormorare qualcosa con voce alterata e ricordai che loro non sapevano di Alice.

«Aro vuole anche te», sussurrai.

Edward fece spallucce, l’espressione improvvisamente troppo composta. «Ma non con la stessa intensità. Non ho nulla di più da dargli di quanto già non abbia. E naturalmente, deve prima trovare un modo per piegarmi al suo volere. Mi conosce e sa quanto sia improbabile», concluse sardonico, inarcando un sopracciglio.

Eleazar s’incupì di fronte al fare disinvolto di Edward. «Conosce anche i tuoi punti deboli», disse guardandomi.

«Non è una cosa di cui valga la pena discutere ora», si affrettò a replicare Edward.

Eleazar ignorò il tentativo di sviare il discorso e proseguì. «Probabile che Aro voglia anche la tua compagna. Deve essere rimasto affascinato da un talento in grado di tenergli testa nientemeno che in forma umana».

L’argomento metteva a disagio sia me che Edward. Se Aro voleva che facessi qualcosa — qualunque cosa -, gli bastava minacciarlo, e avrei ceduto. E viceversa.

Forse la morte era il minore dei mali? Era la cattura ciò che dovevamo temere di più?

Edward cambiò tema. «Credo che i Volturi stessero aspettando solo di avere un pretesto. Non sapevano che scusa avrebbero trovato, ma il piano era già predisposto. Ecco perché Alice ha visto la loro decisione prima che trovassero un appiglio in Irina. Era già tutto stabilito, mancava soltanto una giustificazione valida».

«Se i Volturi stanno abusando della fiducia che tutti gli immortali ripongono in loro...», mormorò Carmen.

«Ha qualche importanza?», chiese Eleazar. «Chi ci crederebbe? Se anche qualcuno si convincesse che i Volturi approfittano del proprio potere, che differenza farebbe? Nessuno è in grado di tenergli testa».

«Eppure alcuni di noi, a quanto pare, sono così pazzi da volerci provare», sussurrò Kate.

Edward scosse la testa. «Siete qui soltanto come testimoni, Kate. Qualunque cosa voglia Aro, non credo che, per ottenerla, sia disposto a macchiare la reputazione dei Volturi. Se riusciamo a smontare le sue accuse, dovrà lasciarci in pace».

«Naturalmente», mormorò Tanya.

Nessuno sembrava convinto. Per pochi interminabili minuti ci fu solo il silenzio.

Poi sentii il rumore di pneumatici che svoltavano dalla strada principale sullo sterrato che portava a casa Cullen.

«Oh merda, Charlie!», borbottai. «Forse il clan di Denali potrebbe attendere al piano di sopra finché...».

«No», m’interruppe Edward con una voce che sembrava provenire da molto lontano. Aveva lo sguardo vuoto e lo teneva fisso sulla porta. «Non è tuo padre». Mi mise a fuoco. «Sono Peter e Charlotte. A quanto pare Alice è riuscita a convincerli. Prepariamoci al secondo turno».

32

La compagnia

Ormai l’enorme casa dei Cullen conteneva più ospiti di quanti sembrava poter alloggiare. La situazione era gestibile soltanto perché nessuno dei nuovi arrivati aveva bisogno di dormire. I pasti erano rischiosi, però. La nostra compagnia collaborava al meglio. Gli ospiti stavano alla larga da Forks e da La Push e cacciavano solo al di là dei confini dello Stato; Edward era un padrone di casa impeccabile e, senza battere ciglio, prestava le sue automobili a chi ne aveva bisogno. Quel compromesso mi metteva molto a disagio, anche se cercavo di ripetermi che, tanto, sarebbero comunque andati a caccia, da qualche parte nel mondo.