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«Ovvio, ora sapranno che sono stato qui», lo sentimmo mugugnare fra sé in soffitta, il suo posto preferito per andare a tenere il broncio. «A questo punto non ha nessun senso nasconderlo ad Aro. Per colpa di questa faccenda mi toccherà darmi alla macchia per secoli e secoli. Metteranno sulla lista nera chiunque abbia parlato con Carlisle nell’ultimo decennio. Come diavolo ho fatto a farmi trascinare in questo pasticcio? Bel modo di trattare gli amici!».

Ma se aveva ragione sul fatto di dover scappare dai Volturi, quantomeno aveva più speranze di riuscirci rispetto a noi. Alistair era un segugio, sebbene non preciso ed efficiente quanto Demetri. A lui capitava di sentire soltanto un’attrazione fuggevole verso l’oggetto delle sue ricerche, però sufficiente a dirgli in quale direzione correre: quella opposta rispetto a Demetri.

Poi arrivò un’altra coppia di amiche: inattese, perché né Carlisle né Rosalie erano riusciti a mettersi in contatto con le amazzoni.

«Carlisle», lo salutò la più alta delle due donne altissime e ferine, al loro arrivo. Sembrava che qualcuno avesse stirato le membra a entrambe: avevano braccia e gambe lunghe, dita lunghe, lunghe trecce nere e lunghi visi con lunghi nasi. Indossavano solo abiti in pelle: gilet di cuoio e pantaloni aderenti allacciati sui fianchi con legacci di pelle. Non erano solo i loro vestiti eccentrici a farle sembrare selvagge, ma tutto ciò che le riguardava, dagli occhi cremisi e inquieti ai movimenti subitanei e guizzanti. Non avevo mai conosciuto vampiri meno civilizzati.

Ma era stata Alice a mandarle da noi, notizia a dir poco interessante. Perché Alice si trovava in Sudamerica? Solo perché aveva già visto che nessuno sarebbe riuscito a entrare in contatto con le amazzoni?

«Zafrina e Senna! Ma dov’è Kachiri?», chiese Carlisle. «Non vi ho mai visto separate».

«Alice ci ha detto che dovevamo separarci», rispose Zafrina con una voce profonda e roca che ben s’intonava al suo aspetto selvaggio. «È un fastidio stare lontane, ma Alice ci ha garantito che voi avevate bisogno di noi, mentre lei aveva bisogno che Kachiri andasse da un’altra parte. Non ci ha detto altro, se non che era davvero... urgente?». La frase di Zafrina terminò in tono interrogativo e io, i nervi scossi come accadeva a ogni nuova presentazione sebbene ormai avessi già compiuto quell’azione numerose volte, portai Renesmee a incontrarle.

Nonostante il loro aspetto feroce, ascoltarono con molta calma il nostro racconto, poi permisero a Renesmee di dargliene dimostrazione. Restarono molto colpite dalla piccola, proprio come gli altri vampiri, ma vedendo i loro movimenti rapidi e convulsi vicino a lei non riuscivo a fare a meno di preoccuparmi. Senna stava sempre vicina a Zafrina, senza mai parlare, ma non aveva lo stesso rapporto di Kebi con Amun. Kebi sembrava mantenere un atteggiamento di obbedienza, mentre Senna e Zafrina erano più simili a due arti di uno stesso organismo, di cui solo per caso Zafrina fungeva da portavoce.

Quelle informazioni su Alice furono stranamente confortanti. Era evidente che si trovava impegnata in qualche misteriosa missione tutta sua, che l’avrebbe tenuta lontana da qualsiasi cosa Aro avesse in serbo per lei.

Edward era entusiasta della presenza delle amazzoni, perché Zafrina era dotata di un talento enorme, un dono che poteva costituire un’arma molto pericolosa. Non che Edward intendesse chiederle di prendere le nostre parti nello scontro, ma se i Volturi non si fossero fermati vedendo i nostri testimoni, forse un paesaggio diverso sarebbe riuscito a trattenerli.

«È un’illusione molto semplice», mi spiegò Edward quando fu chiaro che, come al solito, non vedevo niente. Zafrina era affascinata e divertita dalla mia immunità, che non le era mai capitato di incontrare prima, e ronzava inquieta intorno a noi mentre Edward mi descriveva quello che mi stavo perdendo. Lo sguardo gli si fece vacuo per un attimo mentre continuava. «Riesce a mostrare ciò che vuole alla maggior parte delle persone: quello e nient’altro. Per esempio, in questo momento mi sembra di trovarmi da solo nel bel mezzo della foresta pluviale. È una visione così nitida che potrei persino crederci, se non fosse che ti sento ancora fra le mie braccia».

Zafrina storse le labbra nella sua versione grossolana di un sorriso. Un secondo dopo, lo sguardo di Edward tornò saldo e lui ricambiò il sorriso.

«Davvero notevole», disse.

Renesmee era affascinata da quel dialogo e si avvicinò impavida a Zafrina.

«Posso vedere?».

«Cosa vuoi vedere?», chiese Zafrina.

«Quello che hai mostrato a papà».

Zafrina annuì e io fissai ansiosa lo sguardo di Renesmee che si perdeva nel vuoto. Ma, un attimo dopo, il viso le si illuminò del suo sorriso smagliante.

«Ancora», ordinò.

Dopo quell’episodio, fu difficilissimo tenere lontana Renesmee da Zafrina e dalle sue belle foto. Io mi preoccupavo, perché ero abbastanza sicura che Zafrina fosse capace di creare pure immagini tutt’altro che piacevoli. Ma attraverso i pensieri di Renesmee riuscivo a vedere anch’io le visioni di Zafrina nitide come nel ricordo di mia figlia, proprio come se fossero vere, e quindi a valutare se fossero appropriate o meno.

Anche se non me ne separavo volentieri, dovevo ammettere che era un bene che Zafrina tenesse impegnata Renesmee. Avevo bisogno di avere le mani libere. Avevo così tanto da apprendere, sia con il corpo che con la mente, e in così poco tempo.

Il mio primo tentativo di imparare a combattere non andò a buon fine.

Edward m’immobilizzò nel giro di due secondi. Ma invece di lasciare che mi liberassi lottando, cosa che ero perfettamente in grado di fare, si allontanò con un fremito. Capii subito che c’era qualcosa di storto: era immobile come una roccia e fissava dall’altra parte del prato su cui ci stavamo allenando.

«Scusami, Bella», disse.

«No, tutto bene», risposi. «Riproviamoci».

«Non posso».

«Come, non puoi? Abbiamo appena cominciato».

Non rispose.

«Senti, lo so che sono una frana, ma non posso migliorare senza il tuo aiuto».

Continuò a tacere. Gli saltai addosso, scherzando. Lui non oppose resistenza e cademmo entrambi a terra. Restò immobile mentre gli premevo le labbra sulla giugulare.

«Ho vinto», annunciai.

Lui socchiuse gli occhi, ma non disse nulla.

«Edward? Cosa c’è che non va? Perché non mi puoi insegnare?».

Passò un minuto prima che lui riaprisse bocca.

«Non riesco proprio a... sopportarlo. Emmett e Rosalie sono bravi quanto me. E Tanya ed Eleazar probabilmente ancora di più. Chiedilo a qualcun altro».

«Non è giusto! Tu sei bravo. Hai già aiutato Jasper, hai combattuto con lui e anche con tutti gli altri. Perché non con me? Cos’ho fatto di male?».

Sospirò, esasperato. Aveva gli occhi scuri, il nero era schiarito solo da qualche rara pagliuzza dorata.

«Guardarti in quel modo, analizzarti come un bersaglio. Vedere tutti i modi in cui potrei ucciderti...». Fece una smorfia. «Rende tutto troppo reale, ai miei occhi. Non abbiamo poi tanto tempo a disposizione, non fa differenza chi sia il tuo insegnante. Chiunque ti può insegnare i fondamenti».

M’imbronciai.

Mi toccò il labbro increspato e sorrise. «E poi non serve. I Volturi si fermeranno. Riusciremo a fargli capire come stanno le cose».

«E se non si fermano? Devo assolutamente imparare».

«Trovati un altro maestro».

Quella non fu la nostra ultima conversazione sull’argomento, ma non riuscii a spostarlo di un centimetro dalla sua decisione.

Emmett fu più che felice di aiutarmi, anche se i suoi insegnamenti mi sembravano molto simili a una vendetta per tutti gli incontri di braccio di ferro persi. Se avessi potuto ancora avere dei lividi, sarei stata viola dalla testa ai piedi. Rose, Tanya ed Eleazar furono tutti molto pazienti e utili. Le loro lezioni mi ricordavano le istruzioni per la lotta impartite agli altri da Jasper il giugno precedente, sebbene quei ricordi fossero confusi e indistinti. Certi ospiti trovavano la mia istruzione molto divertente e alcuni di loro si offrirono persino di dare una mano. Il nomade Garrett si accollò qualche turno, sorprendendomi con la sua bravura di insegnante: interagiva così facilmente con gli altri in generale che mi chiesi perché non avesse mai trovato un clan. Combattei persino con Zafrina una volta, mentre Renesmee assisteva, in braccio a Jacob. Imparai diversi trucchi, ma non le chiesi mai più di aiutarmi. In realtà, anche se Zafrina mi era molto simpatica e sapevo che non mi avrebbe mai fatto del male, quella donna selvaggia mi spaventava a morte.