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«Questo non è il mio posto. Devo tornare a casa».

«Perché sei venuto oggi?», mi chiese.

«Per vedere se eri viva davvero. Charlie ha detto che eri malata e non gli ho creduto».

Dalla sua espressione non capii se l’avesse bevuta.

«Tornerai? Prima...».

«Bella, non me ne starò qui a guardarti morire».

Trasalì. «Hai ragione, hai ragione. È meglio che te ne vada».

Mi diressi verso la porta.

«Addio», mi sussurrò. «Ti voglio bene, Jake».

Per poco non feci dietrofront. Fui sul punto di voltarmi indietro, di inginocchiarmi e ricominciare a supplicarla. Ma sapevo che dovevo allontanarmi da Bella e abituarmi all’astinenza, prima che mi uccidesse, come avrebbe ucciso Edward.

«Certo, certo», biascicai mentre uscivo.

Non vidi nessuno dei vampiri. Ignorai la moto che se ne stava sola soletta al centro del prato. Non era abbastanza veloce, non più. Mio padre doveva essere fuori di testa, e anche Sam. Cosa avrebbero pensato i miei del fatto che non mi ero trasformato? Forse che i Cullen mi avessero acciuffato e finito prima che potessi anche solo fare un tentativo? Mi spogliai infischiandomene che qualcuno potesse vedermi e iniziai a correre. Mi trasformai in lupo mentre procedevo a grandi falcate.

Mi stavano aspettando. Altroché se mi aspettavano.

Jacob, Jake, esclamarono otto voci in coro, sollevate.

Torna subito a casa, intimò la voce dell’alfa. Sam era furibondo.

Mi accorsi che Paul svaniva in dissolvenza: Billy e Rachel erano ansiosi di sapere cosa mi fosse successo e Paul era troppo impaziente di annunciare a mio padre e a mia sorella che non ero diventato pappa per vampiri, perciò non rimase ad aspettare di sentire tutta la storia.

Non ci fu bisogno di dire al branco che stavo tornando: vedevano la foresta sfrecciarmi accanto mentre saettavo verso casa. E non ci fu neppure bisogno di spiegare che stavo impazzendo: la nausea che m’invadeva la mente era più che eloquente.

Videro tutto l’orrore: la pancia chiazzata di Bella, la sua voce aspra: è forte, tutto qui; il volto di Edward divorato dalle fiamme: la vedo peggiorare e deperire... la vedo soffrire; Rosalie accovacciata sul corpo esanime di Bella: a lei non importa niente della sua vita... Per una volta, erano tutti a corto di parole.

Il loro shock fu un urlo silenzioso nella mia testa. Muto.

Prima che avessero il tempo di riprendersi, ero già a metà strada. Allora mi vennero incontro di corsa.

Era quasi buio: le nubi velavano il tramonto. Mi azzardai ad attraversare l’autostrada e riuscii a non farmi vedere da nessuno.

Ci incontrammo a una quindicina di chilometri da La Push, in una radura creata dal passaggio dei taglialegna. Era fuori mano, incastrata fra due contrafforti montuosi; impossibile che ci vedessero. Paul e io arrivammo contemporaneamente: il branco era al gran completo.

Il brusio che mi si agitava in testa era assordante. A un tratto, si misero a gridare tutti assieme.

Sam era furioso, gli si era rizzato il pelo e il suo ululato era un flusso ininterrotto, mentre continuava a muoversi su e giù alla testa del cerchio. Paul e Jared lo seguivano come ombre, con le orecchie appiattite. Il cerchio era agitato e tutti emettevano ringhia rabbiose e cupe.

Sulle prime ebbi la sensazione che fossero furiosi nei miei confronti. Ero troppo sconvolto per preoccuparmene. Potevano punirmi come meglio credevano per aver trasgredito agli ordini.

Poi la massa indeterminata di pensieri iniziò a incanalarsi.

Com’è possibile? Cosa significa? Cosa sarà?

Non è prudente. Non è giusto. È pericoloso.

Innaturale. Mostruoso. Un abominio.

Non possiamo permetterlo.

A quel punto il branco si muoveva in sincrono, pensava in sincrono. Tutti, meno me e un altro. Mi accovacciai accanto a un fratello, senza sapere chi fosse: ero troppo inebetito per mettere in moto gli occhi o il cervello e vedere chi avevo a fianco. Il branco ci circondò.

Di questo il patto non parla.

Siamo tutti in pericolo.

Cercavo di decifrare le voci che si accavallavano vertiginosamente, tentavo di seguire il percorso arzigogolato dei pensieri per capire dove fossero diretti, senza afferrarne il senso. Nelle loro teste c’erano le mie immagini, le peggiori: i lividi di Bella, il volto agonizzante di Edward.

Anche loro hanno paura.

Ma non faranno nulla.

Proteggere Bella Swan.

Non possiamo lasciarci influenzare.

La sicurezza delle nostre famiglie, di tutti noi, è più importante di una vita umana.

Se non lo uccidono loro, dovremo farlo noi.

Proteggere la tribù.

Proteggere le nostre famiglie.

Dobbiamo ucciderlo prima che sia troppo tardi.

Ancora un ricordo. Le parole di Edward: La cosa cresce in fretta.

Mi sforzai di concentrami, per afferrare le singole voci.

Non c’è tempo da perdere, pensò Jared.

Sarà guerra, avvertì Embry. Guerra aperta.

Siamo pronti, insistette Paul.

Dovremo sfruttare l’effetto sorpresa, pensò Sam.

Se riusciamo a beccarli divisi, possiamo attaccarli separatamente. In questo modo le nostre possibilità di successo aumenterebbero, pensò Jared che cominciava a elaborare strategie.

Scossi il capo e mi rialzai lentamente. Mi sentivo instabile, come se il movimento circolare dei lupi mi desse le vertigini. Anche il lupo che mi stava accanto si alzò. Appoggiò la spalla alla mia, come per sorreggermi.

Aspettate, pensai.

Si fermarono per un breve istante, poi ripresero a muoversi.

C’è poco tempo, disse Sam.

Ma... cosa avete in mente? Oggi pomeriggio non volevate attaccarli per non infrangere il patto e ora progettate un’imboscata?

C’è in ballo qualcosa che il patto non contempla, disse Sam. È un pericolo per tutti gli umani della zona. Non sappiamo che tipo di creatura hanno generato i Cullen, ma sappiamo che è forte e cresce in fretta, e tanto basta. Inoltre, sarà troppo piccolo per onorare il patto. Ricordi i vampiri neonati contro cui abbiamo combattuto? Selvatici, violenti, incapaci di ragionare o di moderarsi. Immagina che sia come loro e, per di più, protetto dai Cullen.

Non lo sappiamo..., tentai d’intromettermi.

No, non lo sappiamo. Ma non possiamo correre il rischio dell’ignoto in questo caso. Possiamo permettere ai Cullen di esistere finché avremo l’assoluta certezza che siano affidabili e innocui. Ma di questa... cosa non possiamo fidarci.

Non piace neppure a loro.

Sam evocò l’immagine di Rosalie, del suo volto, del suo modo di stare acquattata ostentando protezione, e la mise in bella mostra a beneficio degli altri.

Qualcuno disposto a combattere per quella cosa c’è.

Ma insomma, è solo un bambino!

Non lo sarà per molto, mormorò Leah.

Jake, amico, è un problema grave, disse Quil. Non possiamo fare finta di niente.

State esagerando, sostenni. L’unica a essere in pericolo è Bella.

Anche in questo caso è una sua scelta, disse Sam. Ma stavolta la sua scelta ci coinvolge tutti.

Non credo.

Non possiamo correre il rischio. Non possiamo permettere che un bevitore di sangue venga a caccia nelle nostre terre.