«Qualcosa di divertente?», soffiò.
«Jacob», rispose.
Mi rivolse un altro sorriso sfinito. «Jacob è una sagoma», concordò.
Fantastico, ero diventato il buffone di corte. «Pa-parapà», brontolai, facendo la debole imitazione di una fanfara.
Sorrise di nuovo e mandò giù un’altra sorsata. Quando vidi che la cannuccia tirava solo aria e sentii forte il rumore di un risucchio, trasalii.
«Fatto», disse compiaciuta. La sua voce era più chiara: ancora roca, certo, ma per la prima volta non era un sussurro. «Se lo trattengo, Carlisle, mi togli tutti gli aghi?».
«Al più presto», promise. «Del resto, là dove sono non servono a molto».
Rosalie accarezzò la fronte di Bella e le due si scambiarono un’occhiata speranzosa.
Tutti notarono che il bicchiere di sangue umano aveva provocato un cambiamento repentino. Bella aveva ripreso colore: sulle guance ceree era spuntata una sfumatura rosa. Sembrava già non avere più bisogno del sostegno di Rosalie. Respirava meglio e avrei giurato che il battito del suo cuore fosse più forte, più regolare.
Tutto accelerò.
Il barlume di speranza negli occhi di Edward si trasformò in qualcosa di reale.
«Ne vuoi ancora?», la sollecitò Rosalie.
Le spalle di Bella si afflosciarono.
Edward fulminò Rosalie con lo sguardo, prima di rivolgersi a Bella. «Non devi berne subito dell’altro».
«Sì, lo so. Ma ne ho voglia», ammise cupa. Rosalie passò le dita sottili e affusolate fra i capelli sfibrati di Bella. «Non devi sentirti a disagio, Bella. Il tuo corpo ne ha una voglia matta. Lo capiamo tutti». All’inizio aveva usato un tono vellutato, ma poi aggiunse aspra: «Chi non lo capisce non dovrebbe stare qui».
La frecciatina, ovviamente, era diretta a me. Ma non l’avrei data vinta alla bionda tanto facilmente. Ero contento che Bella si sentisse meglio. Che importava che i modi mi nauseassero? E poi, non avevo detto nulla.
Carlisle prese il bicchiere dalle mani di Bella. «Torno subito».
Bella mi fissò, mentre lui spariva.
«Jake, hai un pessimo aspetto», gracidò.
«Senti chi parla».
«Sul serio... quando è stata l’ultima volta che hai dormito?».
Ci pensai su un attimo. «Uhm. Non lo so di preciso».
«Oh, Jake. Adesso t’incasino anche la salute. Non comportarti da stupido».
Digrignai i denti. Lei poteva farsi ammazzare da un mostro e io non potevo rinunciare a qualche notte di sonno per vederla morire?
«Riposati un po’, per favore», proseguì. «Di sopra ci sono le stanze da letto... puoi scegliere quella che vuoi».
L’espressione di Rosalie diceva in modo lampante che c’era un letto che non potevo scegliere. Il che mi portò a chiedermi cosa se ne facesse di un letto la Bella Insonne nel Bosco. Era così gelosa dei suoi oggetti di scena?
«Grazie, Bells. Ma preferisco dormire per terra. Lontano dalla puzza, sai».
Fece una smorfia. «Giusto».
Carlisle tornò e Bella allungò la mano per afferrare il sangue, distratta, come pensasse ad altro. Con la stessa espressione assente iniziò a succhiare.
Il suo aspetto era migliorato davvero. Si tese in avanti, facendo attenzione ai tubi, e si mise seduta. Rosalie accorse, le mani pronte ad afferrarla se avesse ceduto. Ma non fu necessario. Respirando profondamente fra una sorsata e l’altra, Bella trangugiò anche il secondo bicchiere.
«Come ti senti?», le chiese Carlisle.
«Non ho la nausea. Anzi, ho un po’ fame. Però, non sono sicura se sia fame o sete, sai?».
«Carlisle, guardala», borbottò Rosalie in tono tronfio. «È ovvio che è quello che vuole il suo corpo. Dovrebbe berne dell’altro».
«È ancora umana, Rosalie. Ha bisogno anche di cibo. Diamole un po’ di tempo per vedere che effetto le fa e intanto possiamo provare a farle mangiare qualcosa. C’è niente che desideri, Bella?».
«Uova», rispose all’istante e scambiò uno sguardo e un sorriso con Edward. Il sorriso di lui era nervoso, ma il volto più vivace di prima.
Battei le palpebre e per poco non mi dimenticai di riaprire gli occhi.
«Jacob», mormorò Edward. «Dovresti dormire. Come ha detto Bella, puoi sistemarti dove preferisci qui in casa, anche se probabilmente saresti più a tuo agio fuori. Non preoccuparti di nulla. Ti prometto che, se sarà necessario, verrò a cercarti».
«Certo, certo», borbottai. Ora che Bella sembrava resistere qualche ora, potevo svignarmela. Mi sarei rannicchiato sotto un albero, abbastanza lontano perché l’odore non mi arrivasse. Il succhiasangue mi avrebbe svegliato se qualcosa fosse andato storto. Me lo doveva.
«Sicuro», concordò Edward.
Annuii e poi misi la mano su quella di Bella. Era gelida.
«Sembra che vada meglio».
«Grazie, Jacob». Mi strinse la mano. La fede nuziale ballava sull’anulare scheletrico.
«Procuratele una coperta», brontolai mentre mi dirigevo verso la porta.
Prima che uscissi, due ululati squarciarono la quiete del mattino. Non era possibile fraintendere l’urgenza. Niente malintesi stavolta.
«Dannazione», ringhiai e mi scaraventai fuori dalla porta. Mi precipitai via dalla veranda mentre lasciavo che il fuoco mi trasformasse a mezz’aria. I pantaloncini esplosero. Merda. Erano i miei ultimi vestiti. Ora però non aveva importanza. Mi rizzai sulle zampe, diretto a ovest.
Cosa c’è?, urlai mentalmente.
Arrivano, rispose Seth. Sono almeno in tre.
Si sono divisi?
Sto tornando da Seth alla velocità della luce, mi rassicurò Leah. Sentivo l’aria soffiare dai suoi polmoni mentre correva ultraveloce. La foresta le vorticava attorno. Per ora non sembra un attacco.
Seth, non sfidarli. Aspettami.
Rallentano. Uffa, che palle non poterli sentire. Credo...
Cosa?
Credo che si siano fermati.
Aspettano il resto del branco?
Sssh. Hai sentito?
Assorbii le sue impressioni. Il debole, muto fremito nell’aria.
Qualcuno si sta trasformando?
Pare di sì, confermò Seth.
Leah lo raggiunse. Affondò gli artigli nel terriccio, tesa e pronta a scattare come una macchina da corsa.
Ti guardo le spalle, fratello.
Arrivano, disse Seth, nervoso. Rallentano. Ora camminano.
Sono quasi lì, dissi. Tentavo di volare come Leah. Stavo malissimo al pensiero di non essere con i miei compagni, più vicini di me al potenziale pericolo. Era sbagliato. Avrei dovuto essere con loro, frappormi fra loro e ciò che incombeva, qualsiasi cosa fosse.
Senti senti com’è paterno, pensò Leah sarcastica.
Non distrarti, Leah.
Quattro, decise Seth. Il moccioso aveva un ottimo udito. Tre lupi, un uomo.
Mi portai immediatamente nella piccola radura. Seth sospirò di sollievo e occupò istantaneamente il posto alla mia destra. Leah si mise alla mia sinistra, con minor entusiasmo.
Quindi adesso Seth ha un grado più elevato del mio, borbottò fra sé.
Chi prima arriva, meglio alloggia, pensò Seth, molto compiaciuto. E poi non sei mai stata terza prima d’ora, perciò è comunque un avanzamento.
Sssh!, mi lamentai. Non mi frega niente di dove state. Fate silenzio e tenetevi pronti.
Apparvero pochi istanti dopo. Camminavano, proprio come aveva pensato Seth. In testa c’era Jared in forma umana, con le mani in alto. Dietro di lui, Paul, Quil e Collin a quattro zampe. Le loro posture non tradivano intenzioni aggressive. Indugiavano alle spalle di Jared, con le orecchie tese, all’erta ma tranquilli.