Decisamente, concordò Seth. Confrontò i miei ricordi di Bella collegata alle sonde con ciò che aveva visto poco prima di uscire di casa. Lei che sorrideva e lo salutava con la mano. Ma non può andarsene in giro, lo sai. Quella cosa le sta facendo passare le pene dell’inferno.
Deglutii per scacciare l’acido che dallo stomaco mi era salito in gola. Sì, lo so.
Le ha rotto un’altra costola, disse triste.
La mia corsa vacillò, ma dopo aver barcollato per un momento ripresi il ritmo.
Carlisle l’ha fasciata di nuovo. Un’altra incrinatura, ha detto. E poi Rosalie ha blaterato qualcosa sul fatto che anche i bambini umani rompono le costole. Stando all’espressione che ha usato Edward, le avrebbe staccato volentieri la testa.
Peccato che non l’abbia fatto.
Seth ormai aveva inserito la modalità "cronaca dettagliata", sapendo che, sebbene non avessi avuto cuore di chiedergliele, erano informazioni di importanza vitale per me. Bella ha avuto la febbre tutto il giorno. Andava e veniva. Niente di che: sudore e brividi. Carlisle non sa bene come gestirla: insomma, potrebbe semplicemente essere malata. Il suo sistema immunitario non può certamente essere al massimo, ora come ora.
Già, sono sicuro che è una coincidenza.
Però è di buonumore. Chiacchierava con Charlie, rideva...
Charlie! Cosa? Che vuol dire che parlava con Charlie?!
A vacillare adesso fu Seth. La mia ira lo sorprese. Credo chiami tutti i giorni per parlare con lei. A volte telefona anche sua madre. Bella sta meglio adesso, perciò lo ha rassicurato, gli ha detto che è sulla via della guarigione...
Sulla via della guarigione? Cosa diavolo hanno in testa? Vogliono dare qualche speranza a Charlie per annientarlo quando lei morirà? Pensavo che lo stessero preparando! Che ci stessero almeno provando! Perché deve illuderlo così?
Non è detto che muoia, disse piano Seth.
Feci un respiro profondo, nel tentativo di calmarmi. Seth, pure se dovesse uscirne viva, non sarà più umana. Lei lo sa e lo sanno anche gli altri. Se non muore, dovrà calarsi nei panni del cadavere e dovrà anche essere convincente. O quello o sparire. Pensavo che stessero cercando di rendere le cose più semplici a Charlie. Perché?
Credo sia un’idea di Bella. Nessuno commenta ma, dalla faccia di Edward, mi sa che è totalmente in sintonia con te.
Ancora una volta sulla stessa lunghezza d’onda del succhiasangue.
Corremmo in silenzio per alcuni minuti. Cominciai a battere una nuova strada, esplorando verso sud.
Non allontanarti troppo.
Perché?
Bella mi ha detto di chiederti di fare un salto.
Serrai i denti.
Anche Alice. Dice che si è stufata di stare chiusa nell’attico come un pipistrello sul campanile. Seth grugnì una risata. Prima ho dato il cambio a Edward. Per fare in modo che la temperatura di Bella rimanesse stabile. Fredda o calda, a seconda. Se non vuoi farlo tu, torno indietro io...
No. Vado io, sbottai.
Okay. Seth non disse altro. Si concentrò sulla foresta.
Continuai a fare rotta verso sud, alla ricerca di qualcosa di nuovo. Quando m’imbattei nelle prime abitazioni, feci dietrofront. Non ero ancora in prossimità della città, ma non volevo che si diffondessero di nuovo le voci sulla nostra presenza. Da un bel pezzo, ci comportavamo da bravi lupi invisibili.
Attraversai il perimetro nella direzione opposta, verso la casa. Sapevo che era una stupidaggine, ma non riuscivo a fermarmi. Dovevo essere una specie di masochista.
Non c’è niente di sbagliato in te, Jake. Ma questa non è una situazione normale.
Per favore, Seth, sta’ zitto.
Muto.
Stavolta non esitai ed entrai come fossi il padrone. Speravo di far incavolare Rosalie, ma fu fatica sprecata. Né lei né Bella erano in vista. Mi guardai attorno in preda all’ansia, nella speranza di non averle notate. Sentivo il cuore premere contro la gabbia toracica in modo strano, sgradevole.
«Sta bene», sussurrò Edward. «O meglio, sempre uguale».
Edward era sul divano. Si teneva il volto fra le mani. Mi aveva parlato senza alzare lo sguardo. Esme gli era accanto con un braccio intorno alle sue spalle.
«Ciao, Jacob», disse. «Sono contenta che tu sia tornato».
«Anch’io», aggiunse Alice precipitandosi dalle scale con una smorfia, come se fossi in ritardo per un appuntamento.
«Ah, ciao», dissi. Era innaturale sforzarmi di essere educato.
«Dov’è Bella?».
«In bagno», mi rispose Alice. «Sai com’è, dieta a base di liquidi. E poi è uno degli effetti collaterali della gravidanza, ho sentito dire».
«Ah».
Mi sentivo goffo, dondolavo sui talloni.
«Meraviglioso», borbottò Rosalie. Mi voltai e la vidi sbucare da un corridoio mezzo nascosto dalla scala. Teneva Bella fra le braccia e mi rivolse un ghigno beffardo. «Mi pareva di aver sentito un cattivo odore».
E com’era già successo prima, il viso di Bella s’illuminò come quello di un bambino la mattina di Natale. Come se le avessi portato il più bel regalo della sua vita.
Non era giusto.
«Jacob», ansimò. «Sei venuto».
«Ciao, Bells».
Esme ed Edward si alzarono. Vidi con quanta delicatezza Rosalie aiutava Bella a stendersi sul divano. Vidi anche Bella impallidire e trattenere il respiro: quasi fosse intenzionata a non emettere alcun suono, malgrado la fatica e il dolore.
Edward le passò la mano sulla fronte, poi sul collo. Finse di scostarle i capelli, ma aveva tutta l’aria di un controllo medico.
«Hai freddo?», mormorò.
«Sto bene».
«Bella, hai sentito cos’ha detto Carlisle», disse Rosalie. «Non devi minimizzare. Non ci aiuta a prenderci cura di voi».
«Okay. Ho un po’ freddo. Edward, mi passeresti quella coperta?».
Alzai gli occhi al cielo. «Sbaglio o è il motivo per cui sono qui?».
«Sei appena arrivato», disse Bella, «dopo aver corso per tutto il giorno, immagino. Perciò riposati un attimo. Probabilmente mi scalderò nel giro di niente».
Mentre ignoravo le sue istruzioni, mi stesi per terra, accanto al divano. A quel punto, però, mi chiedevo come avrei fatto. Sembrava piuttosto fragile e avevo paura di spostarla, anche solo di stringerla. Perciò mi avvicinai con cautela, stendendo il braccio accanto al suo e tenendole la mano. Poi le posai l’altra mano sul viso. Non era facile dire se fosse più fredda del solito.
«Grazie, Jake», disse e la sentii rabbrividire.
«Già», risposi.
Edward era seduto sul bracciolo del divano accanto ai piedi di Bella. Non le toglieva gli occhi di dosso.
Sarebbe stato troppo sperare, considerato il superudito di quasi tutti i presenti, che nessuno si accorgesse del mio brontolio di stomaco.
«Rosalie, perché non vai in cucina a prendere qualcosa per Jacob?», suggerì Alice. Non la vedevo perché era seduta dietro la spalliera del divano.
Rosalie lanciò un’occhiataccia verso il punto dal quale era giunta la voce di Alice, incredula.
«Grazie, Alice, ma non credo di voler mangiare qualcosa in cui ha sputato la bionda. Scommetto che il mio organismo non reagirebbe tanto bene al veleno», risposi io.
«Rosalie non metterebbe mai Esme in imbarazzo, dando prova di una tale mancanza di ospitalità».
«Certo che no», disse la bionda, con una voce melensa di cui diffidai all’istante. Si alzò e si fiondò fuori dalla stanza.
Edward sospirò.
«Se lo avvelena me lo dici, vero?», gli chiesi.
«Sì», mi promise.
E per chissà quale ragione gli credetti.