Lizzie se ne restava lì, in attesa che le offrissi un giro, forse. O forse no.
«Meglio che la riporti al tizio che me l’ha prestata», mugugnai.
Sorrise di nuovo. «Bravo, hai deciso di comportarti bene».
«Sì, mi hai convinto».
Mi guardò entrare in macchina, ancora un po’ preoccupata. Probabilmente le sembravo pronto a buttarmi da una scogliera. Cosa che avrei anche fatto, se solo avesse funzionato per un licantropo. Accennò un saluto con la mano mentre seguiva con gli occhi la scia che lasciavo.
All’inizio guidai in modo più tranquillo che all’andata. Non avevo fretta. Non volevo andare dove stavo andando. Tornare in quella casa, in quella foresta. Tornare alla sofferenza da cui ero scappato. Tornare a sentirmi assolutamente solo con quel dolore.
Okay, così era un po’ melodrammatico. Non sarei stato del tutto solo, ma la situazione era comunque negativa. A Leah e Seth toccava soffrire con me. Per fortuna Seth non avrebbe dovuto soffrire a lungo. Il moccioso non meritava di vedersi rovinare la tranquillità. Leah nemmeno, ma almeno lei avrebbe capito. Il dolore non era una novità, per Leah.
Feci un grosso sospiro pensando a ciò che Leah voleva da me, perché ora sapevo che l’avrebbe ottenuto. Ero ancora incazzato con lei, ma anche cosciente che potevo semplificarle la vita. E adesso che ci conoscevamo meglio, ero certo che lei avrebbe fatto altrettanto per me, a parti invertite.
A conti fatti sarebbe stato interessante e decisamente strano ritrovarsi Leah come compagna, nel senso di amica. Avremmo dovuto imparare a metterci nei panni l’uno dell’altra, poco ma sicuro. Non mi avrebbe permesso di crogiolarmi nel dolore, il che mi andava più che bene. Mi serviva qualcuno che mi desse un bel calcio nel sedere di tanto in tanto. E in fondo, lei era davvero l’unica amica che avesse la possibilità di capire cosa stavo passando.
Pensai alla caccia della mattina e a quanto le nostre menti si fossero per un attimo avvicinate. Non era stato male. Diverso, sì. Un po’ spinoso e imbarazzante. Ma anche carino in un modo assurdo.
Non ero costretto a rimanere solo.
E sapevo che Leah era abbastanza forte da affrontare con me i mesi che ci aspettavano. Mesi e anni. Il solo pensiero mi stancava. Mi sentivo come di fronte a un oceano che dovevo percorrere a nuoto da costa a costa, prima di potermi riposare.
Così tanto tempo e così poco, prima che tutto ciò avesse inizio. Prima di scaraventarmi in quell’oceano. Ancora tre giorni e mezzo e io lì, a sprecare il poco tempo che avevo.
Tornai a pestare sull’acceleratore.
Mentre correvo verso Forks vidi Sam e Jared, ciascuno su un lato della strada, a mo’ di sentinelle. Erano ben nascosti dietro ai rami robusti, ma me li aspettavo e sapevo cosa cercare. Li salutai con un cenno quando passai davanti ai due, fregandomene di chiedermi che ne pensassero della mia gita.
Salutai anche Leah e Seth mentre imboccavo lo sterrato di casa Cullen. Iniziava a farsi buio e, nonostante le dense nuvole su quel lato dello stretto, vidi i loro occhi scintillare al bagliore dei fanali. Avrei spiegato tutto dopo. Tempo ce n’era, altroché.
Mi sorprese trovare Edward che mi aspettava in garage. Da giorni non lo vedevo lontano da Bella. La sua espressione mi disse che non le era accaduto niente di brutto. In effetti sembrava più tranquillo. Quando mi ricordai da dove veniva quella pace mi si chiuse lo stomaco.
Purtroppo, in tutto il mio rimuginare mi ero dimenticato di fracassargli la macchina. Amen. Tutto sommato non so se avrei sopportato di danneggiare quell’auto. Forse ci contava anche lui, ecco perché me l’aveva prestata.
«Una cosa, Jacob», disse non appena spensi il motore.
Feci un respiro profondo e trattenuto. Poi, lentamente, scesi dall’auto e gli lanciai le chiavi.
«Grazie per avermela prestata», dissi acido. A quanto pareva, dovevo restituirgli il favore. «Adesso cosa vuoi?».
«Prima di tutto... so quanto ti pesa imporre la tua autorità al branco, ma...».
Strabuzzai gli occhi, sorpreso che azzardasse un discorso del genere. «Che?».
«Se tu non puoi o non vuoi controllare Leah, io...».
«Leah?», lo interruppi, a denti stretti. «Cos’è successo?».
L’espressione di Edward era dura. «È venuta a controllare perché te ne fossi andato così di punto in bianco. Ho provato a spiegarglielo. Credo di non esserci riuscito molto bene».
«Cosa ha fatto?».
«È tornata umana e...».
«Sul serio?», lo interruppi di nuovo, questa volta scioccato. Non riuscivo a spiegarmelo. Leah che abbassava la guardia nella tana del nemico?
«Voleva... parlare con Bella».
«Con Bella?».
Edward ora sibilava. «Non permetterò che qualcuno la disturbi ancora in questo modo. Non m’interessa se Leah si sente in diritto di farlo! Non l’ho toccata, ovviamente, ma se succede di nuovo la butto fuori. La lancio dall’altra parte del fiume».
«Datti una calmata. Cos’ha detto?». Non ci stavo capendo niente.
Edward respirò a fondo e si placò. «Leah è stata brutale, senza motivo. Non fingerò di aver capito perché Bella non sia capace di lasciarti andare, ma sono certo che non si comporta così per farti del male. Sapere quanto dolore infligge a te e a me, chiedendoti di starle accanto è per lei una sofferenza enorme. E non c’era bisogno che Leah si esprimesse in quel modo. Bella ha pianto a lungo».
«Alt. Leah stava sgridando Bella per me?».
Annuì bruscamente. «Sei stato chiamato in causa con una certa veemenza».
Oddio. «Non le ho chiesto io di farlo».
«Lo so».
Alzai gli occhi al cielo. Certo che lo sapeva. Sapeva tutto, lui.
Ma Leah era stata davvero sorprendente. Chi lo avrebbe mai creduto? Leah che entra, in forma umana, in casa dei succhiasangue per lamentarsi di come vengo trattato io.
«Non posso garantirti che terrò Leah sotto controllo», gli dissi, «perché non lo farò. Ma le parlerò, okay? E non credo che la cosa si ripeterà. Leah non è una che si trattiene: probabilmente si è tolta il peso ed è finita lì».
«Lo spero proprio».
«A ogni modo, voglio parlarne anche con Bella. Non deve starci male. Questa cosa riguarda solo me».
«Gliel’ho già detto io».
«Era ovvio. Sta bene?».
«Dorme. C’è Rose con lei».
Così la psicopatica adesso era diventata "Rose". Ecco, si era definitivamente consegnato al lato oscuro.
Ignorò il mio pensiero e rispose per quanto possibile alla mia domanda: «Bella sta meglio, in un certo senso. A parte la scenata di Leah e il senso di colpa che ha scatenato».
Stava meglio. Perché Edward aveva sentito il mostro e ora lì era tutto un cuore-amore. Che meraviglia.
«Non è solo questo», mormorò lui. «Ora che posso sentire i pensieri del bambino, mi è chiaro che anche lui, o lei, ha sviluppato capacità mentali straordinarie. Riesce a capirci, in qualche modo».
Restai a bocca aperta. «Dici sul serio?».
«Sì. Ora sembra avere una vaga percezione di che cosa fa del male a Bella. Sta cercando di evitarlo, per quanto possibile. Lui... le vuole già bene».
Fissai Edward con gli occhi pronti a schizzare fuori dalle orbite. Incredulità a parte, riconoscevo il fattore decisivo che aveva cambiato Edward: il mostro l’aveva convinto del suo amore. E lui non poteva odiare una cosa che provava amore per Bella. Per lo stesso motivo, probabilmente, non riusciva a odiare neanche me. Ma c’era una grossa differenza. Io non la stavo uccidendo.
Edward proseguì, fingendo di non avermi sentito. «Temo che stia crescendo ancora più in fretta di ogni nostra previsione. Non appena Carlisle rientra...».
«Non sono ancora tornati?», lo interruppi. Pensai a Sam e Jared che sorvegliavano la strada. Si sarebbero incuriositi di tutto quel viavai?
«Alice e Jasper sì. Carlisle ci ha mandato tutto il sangue che ha potuto trovare, ma non era tanto quanto sperava. A Bella basterà per un giorno solo, visto come le aumenta l’appetito. Carlisle è rimasto fuori a cercare un altro fornitore. Forse non sarà necessario, ma vuole essere coperto per ogni evenienza».