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«Ti ringrazio». Il sussurro di Edward fu così basso che Bella non poté sentirlo. Ma le parole erano talmente ardenti che, con la coda dell’occhio, vidi gli altri vampiri girarsi meravigliati.

«Allora?», chiese Bella ostentando disinvoltura. «Com’è stata la giornata?».

«Piacevole. Ho fatto un giro in macchina. Ho passato un po’ di tempo al parco».

«Ah, bello».

«Certo, certo».

Improvvisamente cambiò espressione. «Rose».

Sentii la bionda soffocare una risata. «Ancora?».

«Credo di aver bevuto sette litri in un’ora», spiegò Bella.

Edward e io ci spostammo mentre Rosalie venne a sollevare Bella dal divano per portarla in bagno.

«Posso camminare?», disse Bella. «Sento le gambe indolenzite».

«Sei sicura?», chiese Edward.

«Rose mi prenderà se inciampo. Cosa molto probabile, dato che neanche riesco a vedermi i piedi».

Rosalie mise Bella in piedi con grande attenzione, sorreggendola dalle spalle. Bella stirò le braccia di fronte a sé, facendo una piccola smorfia.

«Ah, ora sto meglio», sospirò. «Mamma mia, sono enorme».

Davvero. La sua pancia era un continente.

«Ancora un giorno», disse tamburellando sul pancione.

Non riuscii a trattenere l’ondata di dolore che mi colpì in un attimo, come una coltellata, ma cercai di non darlo a vedere. Potevo nasconderlo per un altro giorno ancora, giusto?

«Tutto bene, allora. Ops... oh, no!».

Il bicchiere che Bella aveva lasciato sul divano cadde e il sangue rosso scuro si riversò sul tessuto chiaro.

Automaticamente, nonostante altre tre mani l’avessero preceduta, Bella si chinò cercando di prenderlo.

Dal centro del suo corpo venne un rumore inaudito, come uno strappo smorzato.

«Ah!», sussultò.

Poi perse del tutto le forze e crollò, ma in quel momento Rosalie l’afferrò. Anche Edward le fu subito accanto, a mani tese, senza neanche badare al caos sul divano.

«Bella?», chiese, poi sgranò gli occhi e sul suo viso spuntò il panico.

Mezzo secondo dopo, Bella urlò.

Non fu soltanto un urlo, ma un grido di agonia da gelare il sangue. L’orribile suono terminò con un gorgoglio e le si rivoltarono gli occhi. Il suo corpo si contrasse, inarcato fra le braccia di Rosalie; poi Bella vomitò una fontana di sangue.

18

Non ci sono parole

Il corpo di Bella, grondante di sangue, cominciò a contorcersi e sussultare fra le braccia di Rosalie come se stesse subendo un elettroshock. Il suo volto era livido e inanimato. Si muoveva perché qualcosa al centro del suo corpo si dimenava in modo sfrenato. E, in quelle convulsioni, schianti e schiocchi nitidi tenevano il tempo degli spasmi.

Rosalie ed Edward rimasero impietriti per pochi istanti, poi scattarono. Rosalie sollevò il corpo di Bella fra le braccia e, con un grido così veloce da non poterne distinguere le parole, balzò assieme a Edward sulle scale, diretta al piano superiore.

Io schizzai dietro di loro.

«La morfina!», gridò Edward a Rosalie.

«Alice! Chiama Carlisle!», strillò lei.

La camera in cui li seguii sembrava un pronto soccorso piazzato nel mezzo di una biblioteca. La luce era forte e bianca. Bella era su un tavolo, pallida come un fantasma in quel fulgore. Il suo corpo si dibatteva come un pesce sulla sabbia. Rosalie la immobilizzò strappandole i vestiti di dosso, mentre Edward le affondava una siringa nel braccio.

Quante volte me l’ero immaginata nuda? Adesso non riuscivo a guardarla. Avevo paura che quei ricordi mi si stampassero nella mente.

«Che succede, Edward?».

«Il bambino sta soffocando!».

«La placenta deve essersi staccata!».

A un certo punto, in tutto questo, Bella si rianimò. Rispose alle loro parole con un grido che mi dilaniò i timpani.

«Fatelo uscire!», urlò. «NON RESPIRA! Fatelo uscire SUBITO!».

Le vidi negli occhi le macchie rosse dei capillari esplosi per l’urlo.

«La morfina...», grugnì Edward.

«NO, ADESSO!», un altro fiotto di sangue smorzò il suo grido. Lui le tenne la testa alzata, cercando disperatamente di pulirle la bocca per farla respirare.

Alice si lanciò nella stanza e attaccò un piccolo auricolare blu sotto i capelli di Rosalie. Poi tornò indietro, con gli occhi dorati spalancati e ardenti, mentre Rosalie sibilava frenetica al telefono.

In quella luce chiara, la carnagione di Bella appariva più violacea e nera che bianca. Un’ombra rosso scuro era comparsa sotto la pelle dell’enorme, sussultante protuberanza della pancia. Rosalie afferrò un bisturi.

«Aspetta che entri in circolo la morfina!», le gridò Edward.

«Non c’è tempo», sibilò Rosalie. «Il bambino sta morendo!».

Posò una mano sulla pancia di Bella e un rosso vivido sgorgò da dove aveva perforato la pelle. Era un secchio rovesciato, un rubinetto completamente aperto. Bella sobbalzò, senza gridare. Stava ancora rantolando.

Poi Rosalie perse la concentrazione. Vidi l’espressione del suo viso cambiare, le labbra scoprire i denti e gli occhi neri scintillare di sete.

«No, Rose!», ruggì Edward, ma le sue mani erano intrappolate nel tentativo di tenere Bella dritta per farla respirare.

Senza neanche trasformarmi mi lanciai verso Rosalie, superando il tavolo con un salto. Quando colpii il suo corpo di pietra, scaraventandolo verso la porta, sentii il bisturi conficcarsi a fondo nel mio braccio sinistro. Il mio palmo destro si abbatté contro il suo viso, chiudendole la mascella e bloccandole le vie respiratorie.

Sfruttai la presa per girarla e assestarle un calcione sul ventre: fu come prendere a calci il cemento. Volò oltre la porta e ne piegò uno stipite. L’auricolare che portava sull’orecchio andò in pezzi. Poi arrivò Alice, la strattonò per il collo e la trascinò giù in salone. Dovevo ammetterlo, la bionda non aveva nemmeno provato a combattere. Voleva che vincessimo noi. Si era lasciata pestare, pur di salvare Bella. Cioè, la creatura.

Mi strappai la lama dal braccio.

«Alice, portala fuori di qui!», gridò Edward. «Portala da Jasper e tienila lì! Jacob, ho bisogno di te!».

Non guardai Alice che finiva il lavoro. Tornai di scatto al tavolo operatorio, dove Bella stava per perdere conoscenza, gli occhi fissi e spalancati.

«Respirazione artificiale?», grugnì Edward, rapido ed esigente.

«Sì!».

Diedi una rapida occhiata al suo viso, nel timore che potesse reagire come Rosalie. Non vidi altro che una feroce determinazione.

«Falla respirare! Devo tirarlo fuori prima che...».

Un altro schianto tremendo dentro il suo corpo, il più rumoroso, tanto che rimanemmo entrambi impietriti, aspettandoci da Bella un urlo di reazione. Niente. Le gambe, che nell’agonia si erano piegate, ora si erano afflosciate, aperte in modo innaturale.

«La spina dorsale», ansimò Edward in preda all’orrore.

«Tiralo fuori!», ringhiai, scaraventandogli il bisturi addosso. «Ormai non sente niente!».

Poi mi chinai sulla testa di Bella. Posai le labbra sulle sue, e soffiai una boccata d’aria. Sentii il suo busto contratto espandersi; non c’era niente che le bloccava la gola.

Le labbra sapevano di sangue.

Il battito del suo cuore era irregolare. Avanti, le dissi furibondo col pensiero, mentre le soffiavo altra aria in corpo. L’hai promesso. Continua a far battere il tuo cuore.

Sentivo il rumore umido e leggero del bisturi lungo la sua pancia. Altro sangue colò sul pavimento.

Allora un altro suono mi fece sobbalzare, inaspettato, terrificante. Come metallo ridotto a pezzi. Un suono che mi riportò alla mente lo scontro nella radura di tanti mesi prima, lo stridere dei neonati squarciati. Lanciai un’occhiata al viso di Edward premuto contro il rigonfiamento. Denti di vampiro: lo strumento infallibile per tagliare la pelle di vampiro.