«Bella, amore? Mi dispiace, so che sei frastornata. Ma è tutto a posto. Stai bene, va tutto bene».
Tutto? La mente si avvitò ai ricordi della mia ultima ora da umana. La memoria sembrava già offuscata, come se la vedessi attraverso un velo spesso e scuro... perché i miei occhi umani erano miopi. Era tutto sfocato.
Andava tutto bene, dunque... si riferiva anche a Renesmee? E dov’era? Con Rosalie? Cercai di ricordare il suo viso — sapevo che era bellissima — ma provare a frugare tra i miei ricordi umani era irritante. Il suo viso era avvolto nel buio, male illuminato...
E Jacob? Stava bene? Il mio migliore amico, che mi sopportava da una vita, adesso mi odiava? Era tornato nel branco di Sam? Assieme a Seth e Leah, magari?
I Cullen erano al sicuro, o la mia trasformazione aveva scatenato la guerra con il branco? Le rassicurazioni di facciata di Edward si riferivano a questo? O stava semplicemente cercando di calmarmi?
E Charlie? Che cosa gli avrei detto? Di sicuro aveva chiamato mentre bruciavo. Cosa gli avevano raccontato? Cosa credeva mi fosse successo?
Nella frazione di secondo che impiegai per decidere quale domanda porre per prima, Edward si avvicinò esitante e mi accarezzò una guancia con le dita. Lisce come la seta, morbide come piume e ora esattamente accordate alla temperatura della mia pelle.
Fu come sentirmi toccare al di là della superficie della pelle, direttamente sulle ossa del viso. In un formicolio elettrizzante, un brivido fra le mie ossa scese lungo la spina dorsale, e avvertii un tremolio nello stomaco.
Aspetta, pensai mentre il tremore maturava in calore e desiderio. Non era forse scritto che dovevo rinunciare a sensazioni come quella?
Ero una vampira neonata. Il dolore secco, bruciante in gola ne era una prova. E sapevo che cosa comportava essere una neonata. Le emozioni e i desideri umani sarebbero ritornati più tardi, in qualche modo, e davo per scontato di non poterli provare, all’inizio. Esclusa la sete. Questo era l’accordo, il prezzo, e io avevo accettato di pagarlo.
Ma mentre la mano di Edward si chiudeva sulla mia guancia, come acciaio ricoperto di seta, il desiderio percorse le mie vene asciutte e riecheggiò dalla punta dei capelli a quella dei piedi.
Lui inarcò un sopracciglio perfetto, aspettando che parlassi.
Gli gettai le braccia al collo.
Di nuovo, il movimento fu impercettibile. Un attimo prima ero lì, ferma e dritta come una statua; nello stesso istante, lui era fra le mie braccia.
Caldo. O almeno, così lo percepivo. E sentivo il profumo dolce, delizioso, che non ero mai stata in grado di avvertire con i miei ottusi sensi umani, ma che era al cento per cento di Edward. Premetti il viso sul suo petto liscio.
Lui si spostò, nervoso. Si scostò dal mio abbraccio. Rimasi a fissarlo, confusa e spaventata dal rifiuto.
«Uhm... attenzione, Bella. Ahi».
Allontanai le braccia, incrociandole dietro la schiena non appena compresi.
Ero troppo forte.
«Ops», farfugliai.
Sfoderò il sorriso che mi avrebbe fermato il cuore, se non avesse già smesso di battere.
«Non spaventarti, amore», disse, tendendo la mano per toccare le mie labbra, schiuse dall’orrore. «Sei soltanto un po’ più forte di me, per il momento».
Aggrottai le sopracciglia. Era un altro dettaglio che conoscevo, probabilmente il più surreale di tutti, in un momento già decisamente surreale. Ero più forte di Edward. Gli avevo fatto dire Ahi.
La sua mano mi accarezzò di nuovo la guancia e dimenticai subito l’angoscia, mentre un’altra ondata di desiderio si propagava nel mio corpo immobile.
Queste emozioni erano molto più forti di quelle a cui ero abituata, tanto che era difficile soffermarsi su un solo pensiero alla volta, malgrado una mente molto più spaziosa. Ogni nuova sensazione mi sopraffaceva. Ricordavo che Edward una volta aveva detto — con una voce che era soltanto l’ombra della limpidezza musicale e cristallina con cui risuonava adesso — che la sua specie, la nostra specie, si distraeva facilmente. Ora capivo perché.
Feci uno sforzo deciso per concentrarmi. C’era una cosa che dovevo dire. La più importante.
Attentamente, così attenta da rendere il movimento per una volta riconoscibile, levai il braccio destro da dietro la schiena e alzai la mano per toccargli la guancia. Rifiutai di lasciarmi distrarre dal colore perlaceo della mia mano, dalla pelle liscia e setosa di lui, o dalla carica che elettrizzava i miei polpastrelli.
Lo fissai negli occhi e per la prima volta udii la mia voce.
«Ti amo», dissi, ma sembrava che stessi cantando. La mia voce risuonò e tintinnò come una campana.
Il suo sorriso di risposta mi stordì più di quanto non avesse mai fatto quando ero umana; finalmente lo vedevo davvero.
«Ti amo anch’io», mi disse.
Mi prese il viso fra le mani e avvicinò i nostri volti abbastanza lentamente da ricordarmi di stare attenta. Mi baciò, un bacio all’inizio leggero come un sussurro e all’improvviso più forte, più intenso. Cercai di tenere bene in mente che dovevo essere delicata, ma era un lavoraccio ricordarsene nel mezzo di quella carica di sensazioni, dov’era difficile conservare un pensiero coerente.
Fu come se non mi avesse mai baciata prima. Come se questo fosse il nostro primo bacio. In effetti, non mi aveva mai baciato in quel modo.
Mi sentivo quasi in colpa. Di sicuro avevo rotto il contratto. Non avrei dovuto avere il permesso per certe cose.
Sebbene l’ossigeno non mi servisse più, il mio respiro accelerò, divenne affannoso come quando bruciavo. Ma era un fuoco diverso.
Qualcuno si schiarì la gola. Emmett: ne riconobbi il suono profondo, scherzoso e infastidito al tempo stesso.
Avevo dimenticato che non eravamo soli. E mi resi conto che il modo in cui ero avvinghiata a Edward non era esattamente educato verso il resto della compagnia. Imbarazzata, mi allontanai di mezzo passo con un altro movimento istantaneo.
Edward ridacchiò e fece lo stesso, tenendo il braccio stretto alla mia vita. Il suo viso splendeva come una fiamma bianca, che ardeva sotto la pelle adamantina.
Feci un inutile respiro e mi ricomposi.
Com’era stato diverso quel bacio! Lessi la sua espressione mentre confrontavo gli indistinti ricordi umani con quelle sensazioni chiare, intense. Lui sembrava... un po’ compiaciuto.
«Questo me l’avevi tenuto nascosto», lo accusai con la mia voce melodiosa, gli occhi appena socchiusi.
Rise, raggiante, sollevato che fosse tutto finito: la paura, il dolore, le incertezze, l’attesa erano alle nostre spalle. «Prima era necessario, in un certo senso», mi ricordò. «Ora tocca a te non farmi a pezzi». Rise di nuovo.
Aggrottai le sopracciglia mentre ci pensavo e a quel punto Edward non fu il solo a ridere.
Carlisle oltrepassò Emmett e si diresse rapido verso di me; i suoi occhi erano solo leggermente cauti, ma Jasper seguiva i suoi passi come un’ombra. Non avevo mai visto prima il viso di Carlisle, non sul serio. Ebbi uno strano bisogno di strizzare gli occhi, come di fronte al sole.
«Come stai, Bella?», mi chiese.
Ci pensai per un sessantaquattresimo di secondo.
«Confusa. C’è così tanto...», m’interruppi, ascoltando di nuovo il tono squillante della mia voce.
«Sì, all’inizio può essere un fastidio».
Annuii con un gesto frenetico. «Ma mi sento me stessa. Più o meno. Non me l’aspettavo».
Le braccia di Edward mi strinsero piano i fianchi. «Te l’avevo detto», sussurrò.
«Sei abbastanza controllata», rifletté Carlisle. «Più di quanto mi aspettassi nonostante il tempo che hai avuto a disposizione per prepararti mentalmente».
Pensai alle selvagge oscillazioni d’umore, alla difficoltà di concentrazione, e sussurrai: «Non ne sono molto sicura».
Lui annuì serio, poi i suoi occhi, come gioielli, scintillarono d’interesse. «Sembra che stavolta sia andata meglio con la morfina. Dimmi, cosa ricordi del processo di trasformazione?».