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Soltanto una cosa aveva la possibilità di fare breccia nella mia concentrazione: un istinto più potente, più essenziale della necessità di spegnere il fuoco. Quello di proteggermi dal pericolo. L’autodifesa.

Di colpo fui consapevole che qualcuno mi stava seguendo. L’attrazione dell’odore irresistibile lottava con l’impulso di girarmi e difendere la mia caccia. Una bolla di suono si gonfiò nel mio petto e le mie labbra si tesero spontaneamente per mostrare i denti. I piedi rallentarono, mentre ero in dubbio fra la necessità di guardarmi alle spalle e il desiderio di placare la sete.

Poi udii l’inseguitore avvicinarsi e il senso d’autodifesa vinse. Mi girai, e il suono mi uscì dalla gola, straziante.

Il ringhio feroce che nasceva dalla mia stessa bocca fu così inaspettato da farmi riprendere lucidità. Mi scosse e chiarì i pensieri per un secondo. L’annebbiamento della sete svanì, malgrado l’arsura.

Il vento cambiò e mi soffiò in faccia l’odore di terra bagnata e di pioggia in arrivo, liberandomi ancora un poco dalla morsa incandescente dell’altro odore: un profumo così delizioso che poteva essere solo umano.

Edward era fermo a qualche metro di distanza, con le braccia tese come per abbracciarmi. O contenermi. Il viso era concentrato e cauto mentre mi guardava, impietrita e terrorizzata.

Capii che ero stata sul punto di attaccarlo. Di soprassalto, mi raddrizzai e abbandonai la posizione difensiva. Trattenni il respiro mentre mi concentravo, nel timore che il potere di quella fragranza rispuntasse da sud.

Lui vide la ragione tornare sul mio viso e avanzò verso di me, abbassando le braccia.

«Devo andarmene da qui», sputai fra i denti, con il fiato corto che avevo.

La sorpresa gli attraversò il volto. «Ci riesci.

Non ebbi il tempo di chiedergli cosa intendesse. Sapevo che la capacità di ragionare con chiarezza sarebbe durata solo finché avessi potuto impedirmi di pensare a...

Ripartii di corsa, una volata a tutta velocità verso nord, concentrandomi soltanto sulla sgradevole sensazione di privazione sensoriale, unica risposta del mio corpo all’assenza d’aria. Il mio unico obiettivo era correre abbastanza lontano da lasciarmi quella scia alle spalle. Da non poterla ritrovare nemmeno se avessi cambiato idea.

Di nuovo, fui consapevole di essere seguita, ma stavolta ero lucida. Combattei l’istinto di respirare e di sfruttare gli odori nell’aria per assicurarmi che fosse Edward. Non dovetti sforzarmi troppo a lungo; correvo più veloce di prima, schizzando come una cometa fra i sentieri più dritti che fui capace di trovare in mezzo agli alberi, ma Edward mi raggiunse dopo neanche un minuto.

Un nuovo pensiero mi balzò alla mente e mi fermai inerte, i piedi piantati a terra. Ero certa di essere al riparo, ma trattenni ugualmente il respiro.

Edward sfilò via, sorpreso di trovarmi immobile. Tornò indietro e mi fu accanto in un secondo. Posò le mani sulle mie spalle e mi fissò negli occhi. Il suo volto era dominato dalla sorpresa.

«Come hai fatto?», domandò.

«Mi hai lasciato vincere prima, vero?», replicai, ignorando la domanda. E io che pensavo di essere stata così brava!

Quando aprii la bocca sentii il profumo dell’aria. Era pulita, senza tracce dell’odore irresistibile che stuzzicava la mia sete. Feci un respiro cauto.

Lui si strinse nelle spalle e scosse la testa, rifiutando di cambiare argomento. «Bella, come hai fatto?».

«A correre via? Ho trattenuto il respiro».

«Ma come hai fatto a interrompere la caccia?».

«Quando mi sei spuntato dietro... Mi dispiace tanto».

«Perché chiedi scusa a me? È stata una mia tremenda negligenza. Pensavo che non ci sarebbe stato nessuno così lontano dai sentieri, ma avrei dovuto controllare. Che errore da stupido! Non hai niente di cui scusarti, tu».

«Ma ti ho ringhiato contro!». Ero ancora terrorizzata di essere stata fisicamente capace di una tale blasfemia.

«Ovvio. È del tutto naturale. Ma non riesco a capire come hai fatto a scappare».

«Che altro dovevo fare?», chiesi. Il suo atteggiamento mi creava confusione. Cosa voleva che facessi? «Poteva essere qualcuno che conosco!».

Mi spaventò il suo accesso di risate che gli fece chinare la testa all’indietro, per poi echeggiare fra gli alberi.

«Perché ridi di me?».

Si fermò subito e vidi che era tornato circospetto.

Controllati, mi dissi. Dovevo tenere a bada il mio temperamento. Come fossi un giovane licantropo, anziché una vampira.

«Non rido di te, Bella. Rido perché sono senza parole. E sono senza parole perché sono completamente strabiliato».

«Ma perché?».

«Tu non dovresti essere in grado di fare queste cose. Di essere così... razionale. Non dovresti essere in grado di stare qui a discutere con calma e freddezza. E soprattutto, non dovresti essere in grado di scappare, nel bel mezzo di una caccia, dalla scia del sangue umano nell’aria. Persino i vampiri maturi hanno difficoltà a farlo. Siamo sempre molto attenti a dove cacciamo, in modo da non trovarci sulla via della tentazione. Bella, tu ti comporti come se fossi una vampira da decenni invece che da pochi giorni».

«Oh». Sapevo che sarebbe stato difficile, ecco perché stavo così in guardia: mi aspettavo che fosse così.

Di nuovo mi prese il viso fra le mani, con occhi accesi di meraviglia. «Non sai cosa darei per poter leggere nella tua mente anche solo per questo istante».

Che emozioni potenti. Alla sete ero pronta, ma non a questo. Ero certa che la sensazione del suo contatto non sarebbe stata più la stessa. Be’, a dirla tutta, non lo era.

Era molto più amplificata.

Mi allungai per seguire il profilo del suo viso; mi attardai con le dita sulle sue labbra.

«Credevo che per un bel po’ avrei dovuto rinunciare a queste sensazioni...», la mia incertezza fece somigliare la frase a una domanda. «E invece ti desidero lo stesso».

Batté le palpebre, stupefatto. «Come puoi concentrarti su un’idea del genere? Non muori di sete?».

Certo che ne morivo ora che me l’aveva ricordato! Provai a deglutire e sospirai, chiudendo gli occhi come avevo fatto prima per concentrarmi. Lasciai che i sensi si estendessero attorno a me, tesi, nel timore di un’ulteriore ondata di delizioso profumo tabù.

Edward abbassò le mani senza neanche respirare mentre ascoltavo sempre più a fondo i rumori della ragnatela verde e passavo al vaglio i profumi, i suoni, in cerca di qualcosa che non fosse del tutto repellente alla mia sete. Ed ecco la traccia di qualcosa di diverso, debole, verso est...

I miei occhi si aprirono di scatto, ma la mia concentrazione era dedicata a sensi più raffinati, mentre mi lanciavo e sfrecciavo silenziosa verso est. Il terreno salì ripido e scosceso quasi di colpo e io corsi in posizione di caccia, accovacciata, arrampicandomi sugli alberi quando potevo. Più che sentirne il rumore, avvertivo la presenza di Edward accanto a me: rimontava silenzioso attraverso il bosco, lasciando che fossi io a guidare.

La vegetazione si fece più rada mano a mano che salivamo; il profumo di pino e resina diventava sempre più potente, così come la traccia che stavo seguendo; un odore caldo, più nitido e invitante di quello dell’alce. Dopo qualche secondo sentii il passo sordo di zampe immense, molto meno evidente dello scalpiccio degli zoccoli. Veniva dall’alto, dalla vegetazione anziché dal terreno. Automaticamente anch’io mi lanciai sui rami, guadagnando una posizione strategica più alta, a metà di un torreggiante abete argentato.

Il rumore morbido delle zampe continuava circospetto sotto di me; quella fragranza così ricca era vicinissima. I miei occhi ne localizzarono il movimento e vidi il mantello fulvo dell’enorme felino muoversi di soppiatto lungo l’ampia chioma di un abete rosso, appena al di sotto e a sinistra del mio trespolo. Era grosso, almeno quattro volte più di me. Lo sguardo era fisso sul terreno sottostante: anche lui era a caccia. Intercettai l’odore di qualcosa di più piccolo, più delicato, vicino all’aroma della mia preda, acquattato sotto gli alberi. La coda del puma oscillava spasmodica mentre si preparava a scattare.