Выбрать главу

Con un balzo leggero, volai in aria e atterrai sul suo ramo. Quando sentì tremare il legno si voltò di scatto e ruggì di sorpresa e in segno di sfida. Graffiò con una zampata lo spazio fra noi, gli occhi accesi di furia. Mezza accecata dalla sete, ignorai le fauci spalancate e gli artigli uncinati e mi lanciai su di lui, trascinando entrambi sul terreno della foresta.

Lo scontro non fu granché.

L’impatto delle unghie taglienti sulla pelle somigliava a quello di dita carezzevoli. I suoi denti non riuscirono a far presa né sulla mia spalla né sul collo. Il suo peso non era niente per me. I miei denti trovarono senza errori la sua gola e la sua resistenza istintiva fu tristemente fragile contro la mia forza. Le mie mascelle si chiusero morbide nel punto preciso in cui si concentrava il flusso di calore.

Fu semplice come mordere il burro. I miei denti erano rasoi d’acciaio: tagliarono la pelliccia, il grasso e i tendini come se non ci fossero.

L’odore non era quello giusto, ma il sangue caldo e umido placò la mia smania, mentre bevevo con bramosia ardente. La resistenza del felino si fece sempre più debole e i suoi strepiti si affievolirono in un gorgoglio. Il calore del sangue s’irradiò lungo tutto il mio corpo e mi riscaldò fino alla punta delle dita.

Il puma perse le forze prima che io potessi riprenderle. Dopo averlo dissanguato, la sete divampò di nuovo e spinsi via la sua carcassa con disgusto. Come potevo essere ancora assetata?

Mi alzai con un movimento fulmineo. Mi resi conto di essere un mezzo disastro. Mi pulii il viso con il dorso della mano e provai a sistemare il vestito. Gli artigli, inefficaci sulla mia pelle, avevano avuto un certo successo con la seta.

«Mmm», disse Edward. Alzai lo sguardo e lo vidi, appoggiato comodamente contro il tronco di un albero, mentre mi osservava pensieroso.

«Immagino che avrei potuto fare di meglio». Ero tutta sporca, con i capelli arruffati, il vestito macchiato di sangue e ridotto a brandelli. Edward non tornava dalle battute di caccia ridotto così.

«Te la sei cavata alla grande», mi rassicurò. «È solo che... stare a guardarti è stato molto più difficile di quanto immaginassi».

Alzai le sopracciglia, confusa.

«Non è da me lasciarti lottare contro un puma. Ho rischiato un attacco d’ansia per tutto il tempo».

«Che scemo».

«Lo so. Le abitudini sono dure a morire. Ma apprezzo le migliorie al tuo vestito».

Se avessi potuto arrossire, l’avrei fatto. Cambiai argomento. «Perché ho ancora sete?».

«Perché sei giovane».

Sospirai. «E non credo che ci siano altri puma nelle vicinanze».

«Però è pieno di cervi».

Feci una smorfia. «Non hanno un profumo così buono».

«Sono erbivori. L’odore dei carnivori è più simile a quello umano», spiegò.

«Be’, non proprio», ribattei provando a non ricordarmene.

«Se vuoi possiamo tornare indietro», disse serio, ma c’era una luce ironica nei suoi occhi. «Chiunque fosse, se erano dei maschi forse non avrebbero avuto paura della morte vedendola arrivare per mano tua». Il suo sguardo si soffermò di nuovo sul mio vestito sbrindellato. «Nel momento in cui fossi apparsa, avrebbero pensato di essere già morti e assunti in paradiso».

Alzai gli occhi al cielo e sbuffai. «Andiamo a cacciare qualche erbivoro puzzolente».

Sulla strada verso casa trovammo un grosso branco di cervi muli. Edward cacciò insieme a me, ora che ci avevo preso la mano. Io abbattei un grosso maschio, combinando più o meno lo stesso disastro che avevo fatto con il puma. Prima che terminassi con il primo, lui ne aveva già finiti due, senza neanche un capello fuori posto, né una macchia sulla camicia immacolata. Inseguimmo il branco sparpagliato e terrorizzato ma, invece di mangiare ancora, osservai attentamente Edward per vedere come riuscisse a cacciare in modo così pulito.

Mi ero sempre lamentata che lui non mi portasse con sé quando andava a caccia, ma in cuor mio ne provavo sollievo. Perché ero sicura che vederlo sarebbe stato spaventoso. Anzi, orribile. Che vederlo cacciare avrebbe finalmente smascherato la sua natura mostruosa.

Ovviamente, dalla mia nuova prospettiva di vampira, le cose erano molto diverse. Ma tutto sommato pensai che anche i miei occhi umani sarebbero stati in grado di coglierne la bellezza.

Era un’esperienza sorprendentemente sensuale osservare Edward a caccia. Il suo scatto fluido era come lo strisciare sinuoso di un serpente; la sua presa così sicura, forte, inevitabile; le sue labbra piene erano perfette mentre scoprivano con grazia i denti luccicanti. Era magnifico. Sentii un sussulto improvviso di orgoglio e desiderio. Era mio. Nessuno ci avrebbe separati d’ora in poi. Ero troppo forte perché mi strappassero dal suo fianco.

Fu molto veloce. Si voltò verso di me e fissò curioso la mia espressione gongolante.

«Passata la sete?», chiese.

Scrollai le spalle. «Sei tu che mi hai distratto. Sei molto più bravo di me».

«Secoli di pratica». Sorrise. Nei suoi occhi, una deliziosa e sconcertante ombra d’oro color miele.

«Non più di uno», lo corressi.

Rise. «Sei soddisfatta per oggi? O vuoi continuare?».

«Soddisfatta, credo». Mi sentivo molto sazia, quasi ubriaca. Non ero sicura di quanto fluido potesse contenere il mio corpo. Il bruciore in gola si era momentaneamente spento. Del resto, sapevo che la sete era una condizione inevitabile della mia nuova vita.

Ma ne valeva la pena.

Mi sentivo padrona di me stessa. Forse esageravo, però il fatto di non aver ucciso nessuno, quel giorno, era una sensazione decisamente positiva. Se ero stata in grado di resistere a un umano estraneo, perché non potevo cavarmela di fronte al licantropo e alla figlia mezza-vampira che amavo?

«Voglio vedere Renesmee», dissi. Ora che la sete era sedata, anche se non cancellata, certe vecchie preoccupazioni tornarono a galla. Volevo riconciliare la sconosciuta che era mia figlia con la creatura che avevo amato fino a tre giorni prima. Era una sensazione strana, sbagliata, non averla più dentro di me. A un tratto mi sentii vuota e irrequieta.

Edward mi tese la mano. La presi e la sua pelle mi sembrò più calda di prima. La sua guancia aveva ripreso un filo di colore, le ombre sotto gli occhi erano scomparse.

Non riuscii a resistere alla tentazione di accarezzare ancora il suo viso. E non una volta sola.

Dimenticai che stavo aspettando una risposta, mentre fissavo l’oro scintillante dei suoi occhi.

Era difficile quasi come lo era stato fuggire dall’odore di sangue umano, ma in qualche modo badai a stare attenta, mentre mi allungavo in punta di piedi e lo abbracciavo. Con delicatezza.

Lui non fu così esitante nei movimenti: le sue braccia cinsero i miei fianchi e mi strinsero a lui. Le labbra morbide premettero sulle mie, che non si modellavano più attorno alle sue e mantenevano la propria forma.

Come prima, fu come se il tocco della sua pelle, delle labbra, delle mani, affondasse nella mia pelle, dura e liscia, nelle mie nuove ossa. Fino al centro del mio corpo. Non avevo immaginato che lo avrei potuto amare più di prima.

La mia vecchia mente non sarebbe mai riuscita a contenere tutto quell’amore. Il mio vecchio cuore non avrebbe mai avuto la forza necessaria a sopportarlo.

Forse quella era la parte di me che avrei amplificato nella mia nuova vita. Come la compassione per Carlisle e la devozione per Esme. Forse non sarei mai stata capace di fare niente di interessante o speciale, come Edward, Alice e Jasper. Forse avrei soltanto amato Edward come nessuno nella storia del mondo aveva mai amato nessun altro.

Mi andava bene anche così.

Qualche gesto lo ricordavo ancora — passare le dita sui suoi capelli, tracciare il contorno del suo petto — ma altri erano nuovi. Lui era nuovo. Era un’esperienza completamente diversa sentire Edward che mi baciava con forza, senza alcuna paura. Risposi a quella intensità e all’improvviso cademmo.