Sciamarono attorno a lei in un secondo e mi lasciarono da sola, impietrita sul posto. Il suono del pianto di Renesmee penetrò dritto dentro me, arpionandomi a terra. I miei occhi pungevano in modo stranissimo, come volessero sciogliersi in lacrime.
Sembrava che tutti la toccassero per accarezzarla e rassicurarla. Tutti tranne me.
«Che problema c’è? Si è fatta male? Che cosa è successo?».
La voce di Jacob era quella più alta e spiccava ansiosa fra le altre. Lo guardai scioccata mentre si avvicinava a Renesmee e poi terrorizzata quando Rosalie gliela cedette senza resistenze.
«No, sta bene», lo rassicurò Rosalie.
Rosalie rassicurava Jacob?
Renesmee andò fra le braccia di Jacob piuttosto di buon grado, premendo la manina contro la sua guancia, poi si dimenò per tornare da me.
«Lo vedi?», gli disse Rosalie. «Vuole andare da Bella».
«Vuole me?», mormorai.
Gli occhi di Renesmee — i miei occhi — mi fissavano smaniosi.
Edward tornò al mio fianco con un balzo. Posò le mani delicatamente sulle mie braccia e mi spinse in avanti.
«Ti sta aspettando da quasi tre giorni», disse.
Eravamo a pochi passi da lei. Sembrava emettere ondate improvvise di calore, nell’impazienza di toccarmi.
O forse era Jacob che stava tremando. Notai le sue mani agitarsi mentre mi avvicinavo. Tuttavia, da tantissimo tempo non lo vedevo con un’espressione così serena.
«Jake... sto bene», gli dissi. Mi dava il panico vedere Renesmee fra le sue mani tremanti, ma cercai di mantenere il controllo.
Mi guardò torvo, di sottecchi, come se il pensiero di Renesmee fra le mie braccia lo riempisse di panico.
Renesmee frignò irrequieta e si avvicinò, le manine strette a pugno.
All’improvviso dentro di me scattò qualcosa. Il suono del suo pianto, la familiarità dei suoi occhi, il modo in cui sembrava ancora più impaziente di me di quel ricongiungimento, tutto s’intesseva nel più naturale dei ricami, mentre lei tentava di afferrare l’aria fra noi. All’improvviso Renesmee divenne assolutamente reale e ovviamente la riconobbi. Fu perfettamente naturale fare l’ultimo passo e raggiungerla, mettendo le mani al posto giusto mentre l’attiravo con dolcezza a me.
Jacob tese le lunghe braccia per lasciarmela cullare, senza però mollare la presa. Ebbe un piccolo brivido quando ci sfiorammo. La sua pelle, che era sempre stata così calda, ora mi sembrava una fiamma viva. Aveva quasi la stessa temperatura di Renesmee. Forse un paio di gradi di differenza.
Renesmee appariva indifferente, o quantomeno abituata, al freddo della mia pelle.
Mi guardò e sorrise di nuovo, mostrando i dentini squadrati e le due fossette. Poi, con un gesto deciso, allungò le mani verso il mio viso.
Nello stesso istante, tutte le mani che mi toccavano strinsero la presa, anticipando la mia reazione. Me ne accorsi appena.
Ero senza fiato, sbalordita e spaventata dall’immagine strana e allarmante che mi aveva occupato la mente. Sembrava un ricordo potentissimo e lo percepivo mentalmente senza che mi oscurasse la vista, ma mi era totalmente ignoto. Lo contemplai mentre Renesmee mi guardava trepidante e cercai di capire cosa stesse accadendo, lottando disperatamente per mantenere la calma.
Oltre a essere sconvolgente e sconosciuta, l’immagine era anche sbagliata, in qualche modo. Riconobbi chissà come il mio viso, il mio vecchio viso, ma era strano, capovolto. Capii all’istante che lo stavo guardando come lo vedevano gli altri, anziché riflesso.
Il volto del ricordo era deforme, distrutto, coperto di sudore e sangue. Tuttavia, la mia espressione si aprì in un sorriso adorante; gli occhi marroni brillavano cerchiati da occhiaie profonde. L’immagine si allargò, il mio viso si fece più vicino allo sguardo dell’osservatore nascosto e svanì di colpo.
La mano di Renesmee scivolò dalla mia guancia. Mi fece un grande sorriso e mostrò di nuovo le fossette.
L’unico rumore nella stanza era il battito dei cuori. Nessuno, a parte Jacob e Renesmee, respirava. Il silenzio si amplificò, come fossero tutti in attesa che dicessi qualcosa.
«Cosa è... stato?», riuscii a farfugliare.
«Cosa hai visto?», domandò curiosa Rosalie, appoggiandosi a Jacob, che sembrava al tempo stesso molto concentrato e molto fuori luogo. «Cosa ti ha mostrato?».
«È stata lei a mostrarmelo?», sussurrai.
«Te l’ho detto che era difficile da spiegare», mi mormorò Edward all’orecchio. «Ma come mezzo di comunicazione è efficacissimo».
«Cos’era?», chiese Jacob.
Battei varie volte le palpebre. «Uhm. Ero io. Credo. Ma avevo un aspetto orribile».
«È l’unico ricordo che ha di te», spiegò Edward. Ovviamente anche lui aveva visto ciò che mi aveva mostrato Renesmee nei suoi pensieri. Era ancora turbato, la voce roca per aver rivissuto quel ricordo. «Voleva dirti che ha capito, che ti riconosce».
«Ma come ha fatto?».
Renesmee non sembrava preoccupata dei miei occhi trasecolati. Abbozzava un sorriso tirandomi una ciocca di capelli.
«Come faccio io a sentire i pensieri? Come fa Alice a vedere il futuro?», rispose retorico Edward, che scrollò le spalle. «Ha un dono».
«È un interessante capovolgimento», disse Carlisle a Edward. «Sembra che faccia esattamente l’opposto di ciò che sai fare tu».
«Interessante», concordò Edward. «Chissà se...».
Sapevo che si stavano perdendo in speculazioni, ma non me ne preoccupai. Rimasi a fissare il volto più bello del mondo. Era calda fra le mie braccia e mi ricordava il momento in cui le tenebre avevano quasi vinto, quando non era rimasto niente al mondo a cui aggrapparsi. Niente che fosse abbastanza solido da tirarmi fuori dall’oscurità schiacciante. Il momento in cui avevo pensato a Renesmee e avevo trovato qualcosa che mai mi sarei lasciata rubare.
«Anch’io mi ricordo di te», le dissi tranquilla.
Mi sembrò molto naturale sporgermi verso di lei e premere le labbra sulla sua fronte. Aveva un profumo meraviglioso. Un profumo che mi faceva bruciare la gola, ma ignorarlo era semplice. Non sminuì la gioia del momento. Renesmee era reale, la riconoscevo. Era la stessa per cui avevo lottato fin dall’inizio. La mia piccola brontolona, quella che aveva iniziato a volermi bene già dentro di me. Mezza Edward, perfetta e adorabile. Mezza me... il che, a sorpresa, la migliorava anziché penalizzarla.
Avevo fatto bene. Valeva la pena di aver combattuto.
«Sta bene», mormorò Alice, probabilmente a Jasper. Li sentivo incombere; non si fidavano di me.
«Non abbiamo sperimentato abbastanza per oggi?», domandò Jacob, la voce arrochita dallo stress. «Okay, Bella sta andando alla grande, ma non esageriamo».
Lo guardai con profonda irritazione. Jasper si spostò irrequieto accanto a me. Eravamo tutti così vicini che ogni piccolo movimento appariva enorme.
«Che problema c’è, Jacob?», gli chiesi. Mi tirai leggermente indietro per non rimettergli Renesmee fra le braccia e lui mi si avvicinò quasi a toccarmi. Solo Renesmee ci divideva.
Edward gli sibilò contro. «Solo perché capisco la situazione, non significa che non possa cacciarti, Jacob. Bella si sta comportando in modo straordinario. Non rovinarle questo momento».
«E io lo aiuterò a sbatterti fuori, cane», promise Rosalie, con la voce che ribolliva d’ira. «Ti devo un bel calcio nella pancia». Ovviamente la relazione fra loro non era affatto cambiata, a meno che non fosse peggiorata.
Rivolsi a Jacob un’espressione ansiosa e un po’ adirata. I suoi occhi erano fissi sul viso di Renesmee. Eravamo tutti talmente pressati che stava toccando almeno sei vampiri diversi contemporaneamente, ma ciò non sembrava neanche infastidirlo.
Lo stava davvero facendo solo per proteggermi da me stessa? Durante la mia trasformazione, l’alterazione che lui odiava, cosa poteva essere successo per costringerlo ad ammorbidirsi così tanto?