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Dopo quasi un’ora, mentre gli altri erano ancora assorti nella loro discussione e Seth e Jacob ronfavano in armonia sul divano, il racconto dei ricordi di Renesmee iniziò a farsi più lento. I loro contorni si facevano sempre più confusi, le immagini sfocate prima ancora di giungere alla fine. Ero sul punto di chiamare Edward, nel panico — aveva forse qualche problema? — quando le sue palpebre tremolarono e si chiusero. Sbadigliò, le labbra rosa e paffute disegnarono una O e i suoi occhi non si riaprirono.

La sua mano cadde dal mio viso non appena scivolò nel sonno. Le palpebre erano di color lavanda pallido come le nuvole sottili prima dell’alba. Attenta a non disturbarla, riportai la manina sulla mia pelle e la tenni così, per curiosità. All’inizio non c’era niente ma, dopo qualche minuto, un guizzo di colori simile a uno sciame di farfalle si sparpagliò dai suoi pensieri.

Ipnotizzata, osservai i suoi sogni. Non seguivano un senso. Erano soltanto colori, forme e visi. Fui lieta di scoprire quante volte il mio volto — entrambi i miei volti, l’umana spaventosa e la magnifica immortale — affiorasse nei suoi pensieri inconsci. Più di Edward e Rosalie. Era un testa a testa con Jacob; cercai di non prendermela.

Per la prima volta capii come aveva fatto Edward a guardarmi dormire, una notte noiosa dopo l’altra, soltanto per sentirmi parlare nel sonno. Avrei potuto osservare i sogni di Renesmee per sempre.

Il cambiamento di tono di Edward catturò la mia attenzione quando disse «Finalmente» e si voltò per guardare dalla finestra. Fuori era una notte profonda, violacea, ma ci vedevo bene quanto prima. Niente mi veniva nascosto dall’oscurità; le cose avevano solo cambiato colore.

Leah, ancora truce, si alzò e sgattaiolò fra i cespugli quando Alice apparve sull’altra sponda del fiume. Ondeggiò su un ramo come una trapezista, con le punte dei piedi che toccavano le mani, prima di oltrepassare il fiume con un balzo aggraziato. Esme fece un salto più tradizionale, mentre Emmett puntò dritto attraverso l’acqua, spruzzandola così lontano che gli schizzi colpirono la vetrata. Con mia sorpresa, anche Jasper li seguiva e al confronto i suoi salti, per quanto vigorosi, sembravano deboli, persino delicati.

L’enorme sorriso che si aprì sul viso di Alice mi era familiare, in maniera bizzarra e opaca. Tutti improvvisamente mi sorrisero: Esme in modo dolce, Emmett emozionato, Rosalie un po’ altezzosa, Carlisle bonario, Edward impaziente.

Alice schizzò nel salone anticipando gli altri, la mano tesa, circondata da una visibile aura di impazienza. Nel palmo della mano teneva una normalissima chiave d’ottone, a cui era stretto un gigantesco fiocco di seta rosa.

Mi offrì la chiave e automaticamente strinsi la presa su Renesmee con il braccio destro, per aprire la mano sinistra. Alice vi lanciò la chiave.

«Buon compleanno!», squittì.

Alzai gli occhi al cielo. «Nessuno inizia a contare dal primo giorno di nascita», le ricordai. «Il primo compleanno è dopo un anno, Alice».

Il suo sorriso si fece compiaciuto. «Non stiamo festeggiando il tuo compleanno da vampira. Non ancora. È il 13 settembre, Bella. Buon diciannovesimo compleanno!».

24

Sorpresa

«Non esiste proprio!». Scossi decisa la testa e lanciai un’occhiata al sorriso furbo sul viso da diciassettenne di mio marito. «No, questo non conta. Ho smesso d’invecchiare tre giorni fa. Avrò per sempre diciotto anni».

«Pazienza», disse Alice liquidando le mie proteste con un’alzata di spalle. «Noi ti festeggiamo comunque, quindi fai la brava».

Sospirai. Discutere con Alice era quasi sempre tempo perso.

Quando mi lesse negli occhi la resa, il ghigno che le aleggiava sulle labbra si dilatò a dismisura.

«Pronta ad aprire il regalo?», cantilenò.

«I regali», la corresse Edward e sfilò dalla tasca un’altra chiave: più lunga, argentata e con un fiocco blu meno vistoso.

Mi sforzai di non alzare gli occhi al cielo. Avevo capito subito che chiave fosse: quella dell’"auto del dopo". Mi chiesi se dovessi sentirmi emozionata. Non mi pareva che la trasformazione in vampira avesse scatenato in me un’improvvisa passione per le auto sportive.

«Prima il mio», disse Alice e fece una linguaccia a Edward immaginandone la risposta.

«Il mio è più vicino».

«Sì, ma guarda com’è vestita». Il tono di Alice era quasi lamentoso. «È tutto il giorno che me la sorbisco in questo stato. L’estetica ha la precedenza assoluta».

Inarcai le sopracciglia e mi chiesi come intendesse cambiarmi d’abito con una chiave. Aveva riempito il bagagliaio di vestiti?

«Ce la giochiamo, va bene?», propose Alice. «Morra cinese».

Jasper ridacchiò ed Edward sospirò.

«Perché non mi dici subito chi vince? Così facciamo prima», replicò Edward impassibile.

Alice s’illuminò. «Vinco io. Perfetto».

«Tanto mi sa che è meglio se aspetto fino a domani mattina». Edward mi lanciò un sorriso sghembo e indicò con un cenno Jacob e Seth, più collassati che addormentati. Chissà quante ore insonni avevano trascorso, stavolta. «Credo sarebbe più divertente se anche Jacob fosse sveglio per la grande rivelazione, non vi pare? Almeno ci sarà qualcuno in grado di entusiasmarsi come si deve».

Gli restituii il ghigno. Mi conosceva bene.

«Evviva!», cantilenò Alice. «Bella, affida Ness... Renesmee a Rosalie».

«Dove dorme di solito?».

Alice si strinse nelle spalle. «In braccio a Rose. O a Jacob. O a Esme. Non la mettono giù nemmeno un istante, figurati. Diventerà la vampirastra più viziata della galassia».

Edward rise mentre Rosalie prendeva in braccio Renesmee con gesto esperto. «Allora è anche la vampirastra meno viziata della galassia», osservò. «È il bello di essere unici».

Rosalie mi rivolse un sorriso in cui ritrovai con piacere il nostro nuovo cameratismo. Non ero sicura di quanto sarebbe durato dopo che la vita di Renesmee non fosse stata più legata a doppio filo alla mia, ma forse avevamo lottato fianco a fianco abbastanza a lungo da restare amiche per sempre. Mi ero decisa a fare il passo che avrebbe compiuto lei al posto mio e ciò sembrava aver cancellato tutto il suo risentimento per le altre decisioni che avevo preso.

Alice mi porse la chiave infiocchettata, poi mi afferrò per il gomito e mi guidò verso la porta posteriore. «Dai, andiamo», trillò.

«È qui fuori?».

«Più o meno», rispose Alice spingendomi avanti.

«Spero che il regalo ti piaccia», disse Rosalie. «È da parte di tutti noi. Soprattutto di Esme».

«Ma voi non venite?», chiesi, notando che nessuno si era mosso.

«Te lo lasciamo godere in privato», rispose Rosalie. «Poi ci racconterai...».

Emmett esplose in una risata sguaiata che per qualche motivo mi fece venir voglia di arrossire, anche se non capivo bene il perché.

In quel momento mi resi conto che in tante cose, l’allergia alle sorprese e una certa idiosincrasia per i regali, per esempio, non ero affatto cambiata. Era un sollievo e allo stesso tempo una rivelazione scoprire quanto della mia natura più vera e profonda mi avesse seguito nel mio nuovo corpo.

Non mi aspettavo di essere ancora me stessa, e nel constatarlo un ampio sorriso mi si dipinse sul volto.

Sorridevo ancora mentre Alice mi trascinava per il gomito nella notte violetta. Soltanto Edward ci accompagnava.

«Ecco l’entusiasmo, così mi piace», mormorò Alice in tono d’approvazione. Poi mi lasciò andare il braccio e con due agili balzi saltò dall’altra parte del fiume.

«Vieni, Bella!», mi esortò dalla sponda opposta.

Edward saltò nel momento in cui anch’io mi staccavo da terra. Era divertente proprio come lo era stato nel pomeriggio, forse anche di più, perché la notte rendeva i colori diversi e più intensi.

Alice si diresse verso nord con noi due al seguito. Era più facile seguire il frusciare dei suoi piedi sul terreno e la scia fresca del suo odore che cercare di distinguerne l’ombra nel fitto della vegetazione.