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Renesmee mi premeva ansiosamente le dita sulla guancia, il replay nella sua testa era tinto di tensione.

Le parole di Edward smorzarono la bizzarra eccitazione di Jacob. La bocca gli si piegò in una smorfia. «Bella sentirà dolore?».

«Come se le avessi infilato in gola un ferro incandescente!».

Trasalii al pensiero del sangue umano puro e del suo profumo.

«Non lo sapevo», sussurrò Jacob.

«Potevi chiedere, prima», ringhiò Edward fra i denti.

«Potevi fermarmi».

«Dovevi essere fermato».

«Non si tratta di me», m’intromisi. Ero immobile, aggrappata a Renesmee come all’ancora della sanità mentale. «Si tratta di Charlie, Jacob. Come hai potuto esporlo a un simile rischio? Ti rendi conto che adesso o muore, o diventa anche lui un vampiro?». La voce mi tremava di lacrime che i miei occhi non sapevano più versare.

Jacob era ancora disorientato dalle accuse di Edward, ma le mie non sembrarono impressionarlo. «Rilassati, Bella. Non gli ho detto nulla che non avessi già intenzione di dirgli tu».

«Ma sta venendo qui!».

«L’idea era quella, infatti. Mi pareva di aver capito che il tuo piano fosse "facciamogli supporre cose sbagliate", così ci ho pensato io a depistarlo».

Le mie dita si staccarono da Renesmee e le strinsi a pugno, per sicurezza. «Spiegati, Jacob. Non ho tempo da perdere con gli indovinelli».

«Non gli ho detto niente di te. Non proprio. Gli ho detto di me. Be’, forse sarebbe più corretto dire che gli ho fatto vedere me».

«Si è trasformato davanti a Charlie», sibilò Edward.

«Hai fatto cosa?», sussurrai.

«Ha del fegato. Come te. Non è svenuto, non ha vomitato, niente. Devo dire che ne sono rimasto colpito. Però avresti dovuto vedere la sua faccia quando ho cominciato a spogliarmi. Impagabile», sghignazzò.

«Ma allora sei completamente deficiente! Poteva venirgli un infarto!».

«Sta bene. È uno tosto. Se ci pensassi sopra un minuto, ti renderesti conto che ho fatto un favore a tutti».

«Di minuto te ne concedo mezzo, Jacob». La mia voce era piana e gelida come il ghiaccio. «Hai trenta secondi per riferirmi ogni cosa che vi siete detti, parola per parola, prima che affidi Renesmee a Rosalie e ti stacchi quella testa vuota che ti ritrovi. Questa volta non ci sarà Seth a fermarmi».

«Gesù, Bella! Non eri così melodrammatica, prima. È una cosa da vampiri?».

«Ventisei secondi».

Jacob alzò gli occhi al cielo e si lasciò sprofondare nella poltrona più vicina. Il suo piccolo branco si dispose ai lati, con aria nient’affatto rilassata. Leah mi teneva lo sguardo puntato addosso, i denti appena scoperti.

«Allora: ho bussato da Charlie, questa mattina, e gli ho chiesto di venire a fare una passeggiata. Sul momento è rimasto un po’ interdetto, ma quando gli ho detto che si trattava di te e che eri tornata in città mi ha seguito nel bosco senza esitare. Gli ho detto che non eri più malata, ma anche che non eri... del tutto a posto. Stava già partendo per venire da te, ma gli ho detto che prima volevo fargli vedere una cosa. E mi sono trasformato», concluse con un’alzata di spalle.

Avevo i denti talmente serrati che mi sentivo come se qualcuno mi avesse chiuso la faccia in una morsa. «Voglio le parole esatte, mostro».

«Scusa, hai detto che mi rimanevano solo trenta secondi. Okay, okay». La mia espressione doveva averlo convinto che non ero dell’umore per apprezzare le battute di spirito. «Dunque: mi sono ritrasformato e rivestito e, dopo che lui ha ripreso a respirare, ho detto qualcosa tipo: "Sai, Charlie, il mondo è diverso da quello che credevi. La buona notizia è che non è cambiato niente... a parte che adesso lo sai. La vita continua come sempre. E tu puoi tornare a far finta di non credere a niente di tutto questo".

Ci ha messo un minuto buono per riprendersi. Poi ha voluto sapere cos’avevi veramente, la storia della malattia rara eccetera. Gli ho detto che eri stata davvero malata, ma che adesso stavi bene, solo che per guarire avevi dovuto cambiare qualcosina. Lui mi ha chiesto cosa intendessi per "cambiare qualcosina" e io ho risposto che somigliavi molto più a Esme che a Renée».

Edward sibilò, io rimasi a fissare Jacob inorridita. Ci stavamo lanciando in una direzione pericolosa.

«Dopo un paio di minuti mi ha chiesto, con molta calma, se anche tu fossi diventata un animale. E io ho replicato: "Le piacerebbe!"». Jacob ridacchiava.

Rosalie fece un verso di ripulsa.

«Volevo spiegargli qualcosa in più sui licantropi, ma prima ancora che pronunciassi la parola per intero mi ha bloccato e ha detto che preferiva "non scendere nei dettagli". Poi mi ha chiesto se sapevi a cosa andavi incontro quando hai sposato Edward e io ho detto: "Sicuro, sapeva tutto da anni, da quando è arrivata a Forks". Questo non gli ha fatto molto piacere. L’ho lasciato sfogare e quando si è calmato voleva due cose: primo, vederti, e io gli ho detto che era meglio se mi lasciava il tempo di spiegarti...».

Respirai a fondo. «E secondo?».

Jacob sorrise. «Ti piacerà. La sua richiesta è stata di sapere il meno possibile di tutta la storia. Quindi, se non si tratta di un dettaglio essenziale, tientelo per te».

Per la prima volta da quando Jacob aveva messo piede in casa, mi sentii sollevata. «Ce la posso fare».

«Per il resto, gli piacerebbe far finta che non è successo niente». Il sorriso di Jacob si fece compiaciuto. Forse aveva intuito l’ombra di qualcosa di simile alla gratitudine nei suoi confronti da parte mia.

«E di Renesmee cosa gli hai detto?». Mi sforzavo di mantenere un tono glaciale, di non lasciar trapelare il sollievo che, mio malgrado, cominciavo a provare. Era prematuro. La situazione era ancora troppo confusa. Anche se l’iniziativa di Jacob aveva suscitato in Charlie una reazione più positiva di quanto osassi sperare.

«Ah, sì. Gli ho detto che tu ed Edward avevate ereditato una boccuccia da sfamare». Lanciò un’occhiata a Edward. «È la vostra orfanella. Tipo Bruce Wayne e Dick Grayson», ridacchiò Jacob. «Non vi dispiace che abbia mentito, vero? In fondo fa parte del gioco...». Dato che Edward non aprì bocca, proseguì. «Charlie ormai era oltre lo shock, eppure è riuscito a chiedermi se avevate intenzione di adottarla. Le sue parole esatte sono state: "Come una figlia? Per cui io diventerei una specie di nonno?". Gli ho detto di sì: "Congratulazioni, nonnino", e gli ho strappato persino un sorriso».

Gli occhi ripresero a bruciarmi, ma questa volta non era né paura, né angoscia. Charlie sorrideva all’idea di diventare nonno? Quindi era disposto a vedere Renesmee...

«Ma muta così rapidamente», sussurrai.

«Gli ho spiegato che era più speciale di tutti noi messi assieme», disse dolcemente Jacob. Dopodiché si alzò e venne dritto verso di me, allontanando con un gesto della mano Leah e Seth che stavano per seguirlo. Renesmee fece per allungarsi verso di lui, ma la strinsi più forte a me. «Gli ho detto: "Fidati, è meglio che tu non sappia. Ma se riesci a ignorare gli aspetti bizzarri, ne resterai affascinato. Non c’è essere più meraviglioso al mondo". E poi gli ho detto che se riusciva a farsene una ragione, sareste rimasti in zona per un po’ e avrebbe avuto l’occasione di vederla. Se, invece, fosse stato troppo per lui, sareste andati via. E lui ha risposto che, purché gli venissero risparmiati i dettagli, ce l’avrebbe fatta».

Jacob rimase a fissarmi con un mezzo sorriso, in attesa.

«Non aspettarti un grazie», dissi. «Hai comunque esposto Charlie a un rischio enorme».

«Mi dispiace davvero di averti ferito. Non immaginavo che ci stessi male. Le cose sono diverse fra noi adesso, ma tu sarai sempre la mia migliore amica, e ti vorrò sempre bene, nel modo giusto, però. Finalmente ho trovato un equilibrio. Abbiamo entrambi qualcuno senza cui non possiamo vivere».