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Jimmy scrollò le spalle con aria stizzita. «Adesso dovrebbe andare a dormire. Tutti gli altri dormono.» Jimmy diede un’occhiata a uno schermo e strinse il volante.

Oscar rimase ad aspettare, in silenzio.

«Io posso guidare diciotto ore al giorno, quando devo» disse infine Jimmy «Ma non mi stanca. Al diavolo, mi piace. Però mi stanco quando vedo all’opera lei. Solo il vederla lavorare basta a sfinirmi. Io non sono al suo livello, non sono della sua stessa pasta. Sono solo un tipo normale, okay? Io non voglio prendere il controllo di basi scientifiche federali. Sono solo un tipo di Boston che lavora, amico. Io guido pullman.»

Jimmy controllò lo scanner sulla sua testa e sospirò profondamente. «Io riporterò indietro a Boston questo pullman, lo parcheggerò in garage e poi avrò finito con lei. Okay? Dopo, mi prenderò una pausa. Intendo dire che voglio una vera pausa. Un po’ di riposo, ecco cosa voglio. Berrò un sacco di birra e andrò al bowling, poi, se sarò fortunato, riuscirò a portarmi a letto qualcuno. Ma non voglio avere mai più a che fare con i politici.»

«Veramente lasceresti la mia krew, Jim?» chiese Oscar «Di punto in bianco?»

«Lei mi ha assunto per guidare questo pullman, amico! Non può lasciare le cose come stanno? È un lavoro! Io non faccio crociate.»

«Non essere precipitoso! Sono sicuro che potremmo trovare un altro ruolo per te nell’organizzazione.»

«No, grazie. Lei non ha nessun ruolo per me. O per tipi come me. Perché, in questo momento, ci sono tre milioni di nomadi? Perché non hanno nessun lavoro, amico! Lei non si cura di loro. Non sa che farsene di loro. Non può fare nulla per loro. Non riesce neppure a capire come usarli. Per lei, non sono assolutamente necessari. Va bene? E così neppure lei è necessario per loro. Va bene? Si sono stufati di aspettare che voi diate loro una vita. E così ora si costruiscono da soli la loro vita, sfruttando qualsiasi cosa trovino in giro. E lei pensa che al governo freghi qualcosa? Il governo non riesce neppure a pagare le bollette della sua aeronautica!»

«Un paese meglio organizzato saprebbe trovare un ruolo decente per tutti i suoi cittadini.»

«Amico, questa è la parte più spaventosa: loro sono molto meglio organizzati del governo. L’organizzazione è l’unica cosa che hanno! Non hanno denaro o lavoro o un posto dove vivere, ma di certo hanno un’organizzazione fantastica. Vede, sono esattamente come lei, amico. Lei e la sua krew siete molto più organizzati di quei dinosauri federali che amministrano il Collaboratorio. Lei potrebbe assumere il controllo di quel posto in qualsiasi momento, giusto? Voglio dire, è esattamente quello che sta per fare! Prendere il controllo di quel posto. Con o senza il loro assenso. Lei vuole farlo, dunque lo farà.»

Oscar non rispose nulla.

«Questa è la parte che mi mancherà di più, amico: starla a guardare mentre fa le sue mosse. Come quella misteriosa pollastrella, la scienziata che sta reclutando. Cavolo, si è trattato di una mossa davvero brillante. Non me la sono sentita di mollare prima di vedere se sarebbe riuscito a farsi quella pollastrella. Ma lei ci è riuscito. Lei può fare tutto quello che vuole.» Jimmy rise. «Lei è un genio! Ma io non sono un genio, d’accordo? Non sono proprio fatto per queste cose. È troppo stancante.»

«Lo so.»

«Perciò, la smetta di preoccuparsi tanto. Se vuole preoccuparsi di qualcosa, si preoccupi di Washington. Saremo lì in mattinata e se questo pullman arriva in quella città tutto intero, sarò un uomo veramente felice.»

Sui cieli di Washington volavano continuamente sciami di velivoli robot.

Anche gli elicotteri erano estremamente comuni, da quando le autorità avevano praticamente rinunciato a controllare le strade. Ampie sezioni della capitale della nazione erano permanentemente bloccate. Dissidenti e contestatori avevano occupato tutte le aree pubbliche, in modo permanente.

Nella capitale la non cooperazione non violenta aveva raggiunto livelli strategici e tattici incredibili. I quartieri in cui vivevano i funzionari governativi erano stati privatizzati ed erano sorvegliati da monitor e da veri eserciti di polizia privata, ma vaste sezioni della città erano state abbandonate nelle mani degli squatter. Le forze occupanti rientravano in molti orientamenti ideologici e, pur essendo giunte a un accordo di massima con il governo, si odiavano ferocemente l’un l’altra. Dupont Circle, Adams-Morgan e l’area a est di Capitol Hill vantavano un tasso di criminalità paragonabile a quello del ventesimo secolo.

In molti quartieri di Washington, la divisione fra strade ed edifici era stata praticamente abolita. Interi isolati della città erano stati lasciati in mano ai contestatori, che avevano provveduto a installare le loro tubature, il loro sistema idrico e i loro generatori di corrente. Le strade erano permanentemente barricate, avvolte in reti mimetiche e teloni di plastica striati di pioggia.

Tra gli Autonomen di Washington, i gruppi maggiormente degni di nota erano conosciuti come i ‘marziani’. Frustrati da anni di studiata indifferenza di fronte alle loro proteste, i marziani avevano deciso di agire come se il governo federale semplicemente non esistesse. I marziani trattavano l’intera città di Washington come se fosse una fonte di materie prime.

Le loro tecniche di costruzione in origine erano state inventate da un gruppo di esaltati che intendevano colonizzare Marte.

Questi fanatici dello spazio, scomparsi da lungo tempo, avevano creato un’ampia gamma di tecniche semplici ed economiche, grazie alle quali piccoli gruppi di astronauti potevano colonizzare i deserti ghiacciati e senz’aria del pianeta rosso. L’umanità non aveva ancora raggiunto Marte, ma, con il collasso finale della NASA, i piani per la colonizzazione di Marte erano diventati di pubblico dominio.

Questi piani erano caduti nelle avide mani dei contestatori, che avevano scavato nel sottosuolo fangoso del letto del fiume Potomac, facendo asciugare il suolo, compattandolo per usarlo come mattoni e costruendo una serie infinita di passaggi, tunnel e kiva. I radicali scoprirono che anche la landa più desolata della Terra era una cornucopia, in confronto ai deserti senz’aria di Marte. Tutto quello che poteva funzionare su Marte, funzionava cento volte meglio in un vicolo deserto oppure in un’area di parcheggio.

Adesso l’ingegnosità della NASA aveva dato frutti sorprendenti e le strade di Washington pullulavano di insediamenti marziani. Baraccopoli di terra pressata, colla e intricate camere stagne, si arrampicavano lungo le pareti degli edifici, a cui aderivano come tanti nidi di vespa. Accanto alla Union Station c’era colline di materiale di risulta alte tre piani e anche a Georgetown si udivano continui rimbombi sotterranei.

La maggior parte di questi marziani erano anglo. Infatti, il sessanta per cento della popolazione di Washington apparteneva a minoranze oppresse. Il governo locale del Distretto di Columbia, un modello di corruzione urbana famoso in tutto il mondo, era dominato da anglo militanti. I boss etnici esercitavano attivamente il loro tradizionale talento per la frode, l’ozio e i crimini da colletti bianchi.

Oscar, sebbene non conoscesse Washington, non sarebbe mai entrato in città impreparato. Lasciò la sua krew nel pullman, che si affrettò a tornare nella relativa sicurezza di Alexandria. Poi Oscar percorse a piedi due isolati, attraversando una sorta di suq permanente in cui i contestatori vendevano fiori, medaglie, braccialetti, adesivi per i paraurti, bandiere, cassette e giocattoli di Natale.

Arrivò alla sua destinazione, indisturbato e tutto intero, e scoprì senza provare molta sorpresa, che l’edificio federale era caduto nelle mani degli squatter.

Oscar attraversò il corridoio di entrata, superando i metal detector e una ciclopica unità per il riconoscimento facciale. Il portiere degli occupanti, un anziano uomo di colore con i capelli rasati a zero e un papillon, consegnò a Oscar un braccialetto d’identificazione con chiusura a scatto.