Gettò un’occhiata al telefax ben chiuso in una borsa da viaggio di cuoio sotto il sedile di fronte. Era di parecchie centinaia di kilobit al secondo più veloce del vecchio modello di Peter e offriva informazioni grafiche assai migliori. Bene, forse l’indomani sarebbe stata costretta a usarlo per spiegare alla Presidente degli Stati Uniti che cosa ci stesse facendo Adolf Hitler su Vega. Lei era, lo ammise con se stessa, un po’ nervosa per quell’incontro. Non si era mai trovata con un Presidente prima, e secondo lo standard della fine del ventesimo secolo, questa signora a capo dell’America non era poi così male. Non aveva avuto tempo di farsi fare i capelli, e ancor meno un massaggio al viso. Beh, non stava andando alla Casa Bianca per essere guardata.
Che cosa avrebbe pensato il suo patrigno? Credeva ancora che fosse inadatta per la scienza? O sua madre, ora costretta su una sedia a rotelle in una casa di cura? Era riuscita a farle solo una breve telefonata dal momento della scoperta, più di una settimana prima, e si ripromise di chiamarla ancora l’indomani. Come aveva fatto centinaia di volte in precedenza, scrutò fuori dal finestrino dell’aereo e immaginò quale impressione avrebbe fatto la Terra a un osservatore extraterrestre, a quella quota di crociera di dodici o quattordici chilometri, e presumendo che gli alieni avessero gli occhi pressappoco come i nostri. C’erano vaste aree del Midwest completamente geometrizzate con quadrati, rettangoli e cerchi, fossero queste rurali o urbane; e, come qui, vaste aree del Southwest in cui l’unico segno di vita intelligente era rappresentato da un’occasionale linea retta che si allungava tra monti e attraverso deserti. I mondi di civiltà più avanzate sono totalmente geometrizzati, interamente ricostruiti dai loro abitanti? O la firma di una civiltà davvero avanzata sarebbe quella di non aver lasciato neppure un segno? Sarebbero in grado di dire con precisione, in base a uno sguardo rapido, a quale stadio si sia nella grande sequenza cosmica evolutiva, dello sviluppo di esseri intelligenti?
Che altro potrebbero dire? In base all’azzurro del cielo, essi potrebbero procedere a una stima approssimativa del numero di Loschmidt, cioè del numero di molecole contenuto in un centimetro cubo di gas a zero gradi e alla pressione di un’atmosfera. Circa 2,7 x IO19. Potrebbero stabilire facilmente l’altezza delle nubi dalla lunghezza delle loro ombre sul terreno. Se sapessero che le nubi sono un insieme di gocce d’acqua dovuto alla condensazione di vapore saturo, potrebbero calcolare approssimativamente l’andamento della variazione della temperatura negli strati dell’atmosfera, perché la temperatura scenda a circa quaranta gradi centigradi sotto zero all’altitudine delle nubi più rarefatte che riusciva a vedere. L’erosione delle forme del terreno, i disegni dendritici e i meandri dei fiumi, la presenza di laghi e di cupole vulcaniche consumate, tutto parlava di un’antica lotta tra i processi formativi e quelli erosivi. Bastava davvero un’occhiata per capire che si trattava di un pianeta antico con una civiltà recentissima. La maggior parte dei pianeti della Galassia dovevano essere antichissimi e pretecnologici, forse addirittura senza vita. Alcuni potevano ospitare civiltà molto più vecchie della nostra. Mondi con civiltà tecnologiche che stessero appena cominciando a emergere dovevano essere incredibilmente rari. Era forse l’unica caratteristica peculiare della Terra.
Durante il pranzo, il paesaggio a poco a poco si fece verdeggiante mentre si avvicinavano alla valle del Mississippi. Non ci si rendeva quasi conto del movimento nei moderni viaggi aerei, pensò Ellie. Guardò Peter che stava ancora dormendo; egli aveva respinto con una certa indignazione la prospettiva di un pasto a bordo. Accanto a lui, al di là del corridoio, c’era un giovanissimo essere umano, forse di appena tre mesi, comodamente sistemato tra le braccia del padre. Che idea poteva farsi un neonato di un viaggio aereo? Si andava in un posto speciale, si entrava in una grande stanza che conteneva delle poltrone e ci si sedeva. La stanza rombava e vibrava per quattro ore. Poi ci si alzava e si usciva. Come per magia, ci si trovava in qualche altro luogo. I mezzi di trasporto di certo gli sembravano oscuri, ma l’idea fondamentale doveva essere facile da afferrare, e una padronanza precoce delle equazioni di Navier-Stokes non era richiesta.
Era il tardo pomeriggio quando volteggiarono sopra Washington, attendendo il permesso di atterrare. Ellie potè scorgere, tra il monumento a Washington e il Lincoln Memorial, una gran folla. Si trattava, come aveva appreso soltanto un’ora prima dal telefax del «Times», di un imponente raduno di Americani neri che protestavano per le disparità economiche e le ingiustizie nel campo dell’istruzione. Considerando la validità delle loro rimostranze, lei pensò, erano stati molto pazienti. Si chiedeva come avrebbe reagito la Presidente al raduno e alla trasmissione da Vega, che l’indomani sarebbero stati al centro di un inevitabile commento ufficiale. «Ken, cosa vuoi dire con ‘Escono’?»
«Voglio dire, Presidente, che i nostri segnali televisivi lasciano questo pianeta e vanno nello spazio.»
«Quanto vanno lontano esattamente?»
«Con tutto il dovuto rispetto, Presidente, la cosa non funziona in questo modo.»
«Bene, come funziona allora?»
«I segnali si propagano dalla terra in onde sferiche, un po’ come increspature concentriche in uno stagno. Viaggiano alla velocità della luce — circa 300.000 chilometri al secondo — e fondamentalmente proseguono per sempre. Se un’altra civiltà possiede delle radioriceventi sensibilissime, per quanto lontana da noi possa essere, riuscirà ancora a captare i nostri segnali televisivi. Persino noi potremmo scoprire una forte trasmissione televisiva da un pianeta in orbita attorno alla stella più vicina.» Per un momento, la Presidente rimase impettita, guardando il roseto attraverso le porte-finestre. Si volse verso der Heer. «Vuoi dire… qualsiasi segnale?»
«Sì, qualsiasi.»
«Intendi dire tutte quelle porcherie che ci mostra la televisione? Gli incidenti automobilistici? La lotta libera? I film porno? I notiziari serali?»
«Tutto, signor Presidente.» Der Heer scosse il capo costernato, esprimendo così la sua solidarietà.
«Der Heer, ti capisco bene? Questo significa che tutte le mie conferenze stampa, i miei dibattiti, il mio discorso inaugurale, sono là fuori?»
«Queste sono le notizie buone, Presidente. Pensi alle cattive, a tutte le apparizioni televisive dei suoi predecessori, a quelle di Dick Nixon e della leadership sovietica. E pensi anche a tutte le cose spiacevoli che il suo avversario ha detto di lei. Ci sono i lati positivi e quelli negativi della cosa.»
«Mio Dio! Okay, prosegui.» La Presidente si era allontanata dalle porte-finestre e adesso era apparentemente intenta a esaminare un busto marmoreo di Tom Paine, restaurato di recente, che proveniva dal seminterrato della Smithsonian Institution, dove era stato relegato dal suo predecessore.
«Guardi la cosa in questo modo: quei pochi minuti di televisione da Vega furono tramessi originariamente nel 1936 in occasione dell’apertura dei giochi olimpici a Berlino. Anche se vennero mostrati soltanto in Germania, si trattò della prima trasmissione televisiva sulla Terra con una potenza ancora modesta. A differenza delle comuni trasmissioni radio degli anni Trenta, quei segnali televisivi attraversarono la nostra ionosfera e filtrarono nello spazio. Stiamo cercando di scoprire esattamente ciò che venne trasmesso indietro allora, ma ci metteremo probabilmente un po’ di tempo. Forse quel benvenuto di Hitler è l’unico frammento della trasmissione che sono stati in grado di captare su Vega. Perciò, dal loro punto di vista, Hitler è la prima manifestazione di vita intelligente sulla Terra. Non sto cercando di fare dell’ironia. Non sanno quello che la trasmissione significa, così la registrano e ce la ritrasmettono. E’ un modo per dire: ‘Hello, vi abbiamo sentiti.’ Mi sembra un atto piuttosto amichevole.»