Il giovane era in pieno discorso: «… e altri dicono che c’è stato un patto con il Diavolo, che gli scienziati hanno venduto le loro anime. Ci sono pietre preziose in ognuno di questi telescopi.» Indicava con un ampio gesto della mano il telescopio 101. «Per-sino gli scienziati lo ammettono. Alcuni dicono che è quanto il patto destina al Diavolo.»
«Teppismo religioso,» borbottò cupamente Lunacarskij, dimostrando con lo sguardo il suo desiderio di proseguire. «No, no. Restiamo,» disse lei. Sulle sue labbra aleggiava l’ombra di un sorriso di meraviglia.
«Ci sono alcune persone — persone religiose, persone timorate di Dio — che credono che questo Messaggio provenga da esseri spaziali, entità, creature ostili, alieni che vogliono farci del male, nemici dell’umanità.» Il predicatore urlò quasi quest’ultima frase e poi fece una pausa per fare impressione. «Ma tutti voi siete stanchi e disgustati per la corruzione, la decadenza di questa società, una decadenza prodotta dalla sconsiderata, sfrenata, empia tecnologia. Non so chi di voi abbia ragione. Io non posso dirvi che cosa significhi il Messaggio, o da chi provenga. Ho i miei sospetti. Lo sapremo abbastanza presto. Ma so che gli scienziati, i politici e i burocrati ci stanno tenendo all’oscuro. Non ci hanno detto tutto quello che sanno. Ci stanno imbrogliando, come fanno sempre. Per troppo tempo, o Signore, abbiamo mandato giù le menzogne che ci propinano, la corruzione che portano con sé.» Con stupore di Ellie un ruggito di consenso si levò dalla folla. Il giovane aveva fatto sgorgare una corrente di rancore che lei aveva temuto solo vagamente.
«Questi scienziati non credono che siamo i figli di Dio. Loro pensano che siamo i discendenti delle scimmie. Ci sono noti comunisti fra loro. Volete che gente del genere decida il destino del mondo?»
La folla rispose con un tonante «No!»
«Volete che un branco di miscredenti parli con Dio?»
«No!» ruggirono di nuovo.
«O con il Diavolo? Stanno mercanteggiando il nostro futuro con mostri di un mondo alieno. Fratelli e sorelle, c’è del male in questo posto.»
Ellie aveva pensato che l’oratore non si fosse reso conto della loro presenza. Ma ora si girò di scatto e indicò attraverso la barriera il convoglio che indugiava.
«Non parlano in nome nostro! Non ci rappresentano! Non hanno il diritto di parlamentare per noi!»
Quelli che si trovavano più vicini alla barriera cominciarono a spingere ritmicamente con violenza. Sia Valerian che il conducente si misero in allarme. I motori non erano stati spenti e in un attimo accelerarono dal cancello verso l’edificio dell’amministrazione dell’Argus, ancora lontano molte miglia nel deserto di cespugli spinosi. Mentre filavano via tra lo stridio delle gomme e il brontolio della folla, Ellie potè udire la risonante voce dell’oratore. «Il male che imperversa in questo luogo sarà neutralizzato. Lo giuro.»
8
ACCESSO CASUALE
«Il teologo può indulgere nel piacevole compito di parlare della Religione come se discendesse dal Gelo, adorna della sua nativa purezza. Un dovere più malinconico si impone allo storico. Egli deve scoprire l’inevitabile miscuglio di errore e di corruzione in cui essa si è invischiata dopo un lungo soggiorno sulla Terra, tra una razza debole e degenerata di esseri.»
Ellie trascurò l’accesso casuale e passò ordinatamente in rassegna le stazioni televisive. «Abitudini degli autori di stragi» e «Scommettete il vostro culo» si trovavano su canali adiacenti. Bastava un’occhiata per capire che la promessa del mezzo televisivo restava inadempiuta. C’era un’animata partita di basket tra i Johnson City Wildcats e le Union-Endicott Tigers; i giocatori, maschi e femmine, stavano mettendocela tutta. Sul canale seguente c’era un’esortazione in Parsi sulla corretta osservanza del Ramadam. Proseguendo, c’era uno dei canali chiusi, apparentemente riservato a pratiche sessuali aberranti. Si imbattè poi in uno dei primi canali per elaboratore, dedicato a fantasiosi giochi di destrezza, che ora aveva un bassissimo indice di ascolto. Accessibile con l’home computer, esso offriva un’unica entrata in una nuova avventura, che quel giorno era, evidentemente, «Gilgamesh galattico», nella speranza che il pubblico la trovasse abbastanza attraente per ordinare il corrispondente minidisco su uno dei canali di vendita. Venivano prese particolari precauzioni elettroniche perché non si potesse registrare il programma durante l’unica volta che si giocava. La maggior parte di questi videogames, pensò lei, erano tentativi maldestri di preparare gli adolescenti a un ignoto futuro.
Il suo sguardo venne attratto da un serio commentatore di una delle vecchie reti televisive che stava discutendo con evidente preoccupazione di ciò che veniva descritto come un attacco ingiustificato da parte di siluranti nordvietnamite ai danni di due cacciatorpediniere della Settima Flotta degli Stati Uniti nel Golfo del Tonchino, e della richiesta del Presidente americano di essere autorizzato a «prendere tutte le misure necessarie» in risposta. Il programma era uno dei pochi che le piacessero, «Notizie di ieri», repliche di telegiornali degli anni passati. La seconda parte del programma consisteva in un’analisi accuratissima delle informazioni inesatte della prima parte, e dell’ostinata credulità delle agenzie di informazione prima di qualsiasi reclamo da parte di qualsiasi amministrazione per quanto privo di fondamento e interessato potesse essere. Era una delle numerose serie televisive prodotte da un’organizzazione chiamata REALTV — che includeva «Promesse, Promesse», dedicato ad analisi supplementari di impegni elettorali non mantenuti a livello locale, statale, nazionale, e «Inganni e Stupidità», settimanale di ridimensionamento verso diffusi pregiudizi, propagande e miti. La data in basso sullo schermo era 5 agosto 1964 ed Ellie fu sommersa da un’ondata di ricordi — nostalgia non era il termine appropriato — dei giorni passati alla scuola superiore. Passò oltre, continuando a premere i tasti del telecomando.