Выбрать главу

«Quell’uomo ha una paura matta,» disse Ellie. «Le sue vedute sono limitate. E’ preoccupato che il Messaggio finisca per essere un’inaccettabile esegesi biblica o qualcosa che scuota la sua fede. Non ha idea di còme un nuovo paradigma scientifico riesca a includere quello che l’ha preceduto. Vuole sapere quello che la scienza ha fatto per lui ultimamente. E lo si ritiene la voce della ragione.»

«Confrontato con i chiliasti del giorno del Giudizio e con i Primigei, Palmer Joss è la moderazione in persona,» replicò der Heer. «Forse non abbiamo spiegato i metodi della scienza come avremmo dovuto. Me ne preoccupo molto in questi giorni. E puoi essere davvero sicura, Ellie, che non si tratti di un messaggio da…»

«Da Dio o dal Diavolo? Ken, non riesci a essere serio.»

«Allora, che mi dici di esseri progrediti dediti a ciò che potremmo chiamare il bene o il male, che qualcuno come Joss considererebbe indistinguibili da Dio o dal Diavolo?»

«Ken, chiunque siano quegli esseri del sistema di Vega, ti garantisco che non hanno creato l’universo. E non hanno nulla a che vedere con il Dio dell’Antico Testamento. Ricordati che Vega, il Sole, e tutte le altre stelle in prossimità del Sole si trovano in una tranquilla 2ona di una galassia assolutamente comune. Perché P’Io Sono Colui che Sono’ dovrebbe aggirarsi nei paraggi? Dovrebbe avere cose ben più urgenti da fare.»

«Ellie, siamo in un pasticcio. Sai che Joss è molto influente. E’ stato vicino a tre presidenti, incluso l’attuale. La Presidente è propensa a fare qualche concessione a Joss, benché io non creda che voglia inserire lui e un gruppo di altri predicatori nel Comitato Preliminare per la Decifrazione assieme a te, a Valerian e a Drumlin, per non parlare di Vaygay e dei suoi colleghi. E’ difficile immaginare i russi che vanno d’accordo con il clero fondamentalista in seno al Comitato. L’intera faccenda potrebbe diventare esplosiva. Allora, perché non andiamo a parlargli? La Presidente dice che Joss è veramente affascinato dalla scienza. E se riuscissimo a tirarlo dalla nostra parte?»

«Ci metteremo a convertire Palmer Joss?»

«Non sto pensando di fargli cambiare religione: facciamogli solo capire le finalità dell’Argus, che non siamo obbligati a rispondere al Messaggio se non ci piace il suo contenuto, e che le distanze interstellari ci tengono al sicuro da Vega.»

«Ken, lui non crede neppure che la velocità della luce rappresenti un limite cosmico di velocità. Finiremo per non capirci a vicenda. Inoltre, i miei tentativi di adattarmi alle religioni convenzionali si sono risolti in una serie di insuccessi. Tendo ad andare fuori dai gangheri quando mi scontro con la loro incoerenza e la loro ipocrisia. Non sono certa che un incontro tra me e Joss sia quello che vuoi. O quello che voglia la Presidente.»

«Ellie,» disse lui, «so su chi punterei il mio denaro. Non vedo come si potrebbe peggiorare la situazione incontrando Joss.» Lei gli ricambiò il sorriso con una certa condiscendenza. Con le navi da intercettazione al loro posto e alcuni radiotelescopi, piccoli ma adatti alla bisogna, installati in località come Reykjavik e Giacarta, c’era adesso, a ogni longitudine, una copertura più che sufficiente del segnale proveniente da Vega. Era stato previsto che si dovesse tenere un summit dell’Associazione Mondiale per il Messaggio a Parigi. In vista della grande riunione francese, era naturale che le nazioni in possesso delle quantità più cospicue di dati tenessero un dibattito scientifico preparatorio. Gli incontri erano proseguiti quasi ininterrottamente per quattro giorni e tale sessione sommaria mirava soprattutto a persuadere quelli come der Heer, che facevano da intermediari tra gli scienziati e i politici, a darsi da fare. La delegazione sovietica, ufficialmente capeggiata da Lunacarskij, includeva parecchi scienziati e tecnici di grande esperienza. Tra loro figuravano Genrikh Arkhangelskij, nominato di recente capo dell’associazione spaziale internazionale, diretta dai Sovietici, chiamata Intercosmos, e Timofei Gotsridze, ministro dell’Industria semipesante, e un membro del Comitato Centrale. Vaygay si sentiva palesemente in preda a insolite tensioni: aveva ripreso a fumare accanitamente. Teneva la sigaretta tra il pollice e l’indice, con il palmo verso l’alto, mentre parlava. «Sono d’accordo che c’è un’adeguata sovrapposizione in longitudine, ma sono ancora preoccupato per la ridondanza. Un guasto all’apparecchio per liquefare l’elio a bordo della ‘Marshal Nedelin’ o un calo di potenza a Reykjavik, e la continuità del Messaggio è messa a repentaglio. Supponiamo che il Messaggio impieghi due anni per ricominciare da capo. Se ne perdiamo un pezzo, dovremo attendere altri due anni per riempire il buco. E tenete presente che non sappiamo se il Messaggio verrà ripetuto. Se non c’è ripetizione, i buchi non verranno mai riempiti. Penso che dobbiamo essere pronti a ogni evenienza, anche alla più remota.

«A che sta pensando?» chiese der Heer. «A generatori d’emergenza per ogni osservatorio dell’Associazione?»

«Sì, e ad amplificatori, spettrometri, autocorrelatori, unità disco indipendenti in ogni osservatorio. E ad aerei velocissimi in grado di consegnare nel minor tempo possibile l’elio liquido agli osservatori posti in località remote, in caso di necessità.»

«Ellie, sei d’accordo?»

«Completamente.»

«Qualcos’altro?»

«Penso che dovremmo continuare a osservare Vega su un’ampia gamma di frequenze,» Vaygay disse. «Forse domani arriverà un messaggio diverso su una sola delle frequenze del messaggio. Dovremmo anche controllare altre regioni del cielo. Forse la chiave del Messaggio non verrà da Vega, ma da altrove…»

«Permettetemi di dire perché ritenga importante il punto di Vaygay,» interloquì Valerian. «Questo è un momento unico, stiamo ricevendo un messaggio ma non abbiamo compiuto alcun progresso nella sua decifrazione. Non abbiamo esperienze precedenti che ci suggeriscano la linea da seguire. Dobbiamo prevedere tutto. Non vogliamo finire col prenderci a calci tra un anno o due per aver dimenticato di prendere qualche semplice precauzione o per aver trascurato qualche semplice provvedimento. L’idea che il Messaggio potrebbe ricominciare da capo è una mera congettura. Non c’è nulla nel Messaggio, da quanto ci è dato di vedere, che lasci presagire un andamento ciclico. Qualsiasi opportunità perduta adesso può essere perduta per sempre. Sono anche d’accordo circa un potenziamento degli strumenti. Per quanto ne sappiamo, c’è un quarto strato nel palinsesto.»

«C’è anche la questione del personale,» proseguì Vaygay. «Supponiamo che questo messaggio continui non per un anno o due ma per decenni. O supponiamo che questo sia solo il primo di una lunga serie di messaggi da tutto il cielo. Ci sono al massimo alcune centinaia di radioastronomi davvero capaci nel mondo. E’ un numero esiguo quando la posta in gioco è così alta. I paesi industrializzati devono cominciare a produrre più radioastronomi e ingegneri radio con un addestramento di prim’or-dine.»