Per Ellie la cosa era più complicata. Prima di aver acquistato la rispettabilità un po’ manierata confacente alle sue funzioni di direttore di uno dei più importanti osservatori radio, aveva avuto molti compagni. Anche se si era sentita innamorata e lo aveva manifestato, il matrimonio non l’aveva mai tentata seriamente. Ricordava vagamente la quartina — era di William Butler Yeats? — con cui aveva cercato di consolare i suoi innamorati di un tempo dal cuore spezzato perché, come sempre, era stata lei a decidere che la storia era finita:
Dici che non c’è amore, amor mio, Se non dura sempre. Ah, è follia! Ci sono episodi assai migliori dell’opera tutta. Ricordava come John Staughton fosse stato carino con lei mentre corteggiava sua madre e come avesse ben presto abbandonato tale atteggiamento una volta divenuto il suo patrigno. Una nuova e mostruosa personalità, fino a quel momento appena intravista, poteva emergere negli uomini poco dopo il matrimonio. Era convinta che le sue predisposizioni romantiche la rendessero vulnerabile. Non avrebbe ripetuto l’errore di sua madre. Un po’ più in profondità c’era il timore di innamorarsi perdutamente, di abbandonarsi a qualcuno che le poteva poi essere strappato, o che semplicemente l’avrebbe abbandonata. Ma se non ci si innamora mai sul serio, non si sente mai sul serio la mancanza dell’amore. (Non si soffermava su questo sentimento, vagamente consapevole che non risuonava del tutto vero.) Inoltre, se non si fosse mai realmente innamorata di qualcuno, non lo avrebbe mai realmente tradito, come nel profondo del suo cuore sentiva che sua madre aveva tradito suo padre, morto da tanto tempo. Ne sentiva ancora la mancanza in maniera terribile.
Con Ken la cosa sembrava diversa. O le sue aspettative erano giunte gradualmente a un compromesso con il passare degli anni? A differenza di molti altri uomini cui poteva pensare, Ken quando veniva provocato o messo alle strette, mostrava un lato più gentile, più comprensivo. La sua inclinazione al compromesso e la sua abilità nella politica scientifica facevano parte dei requisiti del suo lavoro; ma lei sentì di aver intravisto sotto quelle parvenze qualcosa di solido. La rispettava per il modo con cui aveva integrato la scienza con la totalità della sua vita, e per il coraggioso appoggio alla scienza che aveva cercato di inculcare in due amministrazioni. Erano stati insieme il più discretamente possibile nel suo piccolo appartamento all’Argus. I loro discorsi erano una gioia, con le idee che andavano e venivano come le piccole sfere piumate del volano. Talvolta l’uno completava i pensieri rimasti in sospeso dell’altra con una quasi perfetta preconoscenza. Lui era un amante sensibile, premuroso e pieno di fantasia.
Talvolta Ellie si stupiva di quello che era capace di fare e di dire alla presenza di Ken, a causa del loro amore. Arrivò ad ammirarlo tanto che il suo amore per lui modificò la stima che aveva di se stessa. Si piacque di più proprio grazie a lui. E poiché egli sentiva chiaramente le stesse cose, c’era una sorta di infinito flusso d’amore e di rispetto alla base della loro relazione. Almeno, era come la vedeva lei. Alla presenza di tanti suoi amici aveva provato, sotto sotto, un senso di solitudine, che con Ken era sparito.
Si sentiva a proprio agio quando gli descriveva le sue fantasticherie, i frammenti di ricordi, i problemi infantili. E lui non era solamente interessato, ma affascinato. La interrogava per ore sulla sua infanzia. Le sue domande erano sempre dirette, talvolta indagatrici, ma immancabilmente gentili. Lei cominciò a capire perché gli amanti usano tra di loro un linguaggio bambinesco. Non c’era nessun’altra circostanza socialmente accettabile in cui le bambine che c’erano in lei avessero il permesso di uscire. Se la creatura di un anno, quella di cinque, quella di dodici, e quella di venti trovano tutte delle personalità compatibili nell’essere amato, c’è una possibilità reale di mantenere felici tutte queste sub-persone. L’amore pone fine alla loro lunga solitudine. Forse la profondità dell’amore può essere misurata dal numero di differenti ego che sono attivamente coinvolti in un dato rapporto. Con i suoi partner precedenti, a quanto pareva, uno al massimo di questi ego era stato in grado di trovare una controparte ideale; le altre personalità erano state fastidiosi seccatori. Il fine settimana precedente il previsto incontro con Joss, erano a letto, e la luce del tardo pomeriggio che penetrava nella stanza tra le stecche delle veneziane creava degli arabeschi sulle loro forme allacciate.
«In una comune conversazione,» stava dicendo Ellie, «posso parlare di mio padre senza sentire più di… una leggera stretta al cuore per la sua perdita. Ma se mi lascio andare a ricordarlo davvero — il suo spirito o quella… straordinaria onestà — allora la facciata si sgretola e ho voglia di singhiozzare perché se n’è andato.»
«Non c’è dubbio, il linguaggio è catartico, può liberarci da quello che proviamo, o quasi,» replicò der Heer accarezzandole le spalle. «Forse è una delle sue funzioni, così possiamo capire e accettare il mondo senza esserne completamente sopraffatti.»
«Se è così, allora l’invenzione del linguaggio non è soltanto una benedizione. Sai Ken, darei qualunque cosa — intendo dire davvero qualunque cosa in mio possesso — se potessi solo passare alcuni minuti con il papa.»
Ellie immaginava un paradiso con tutte quelle care mamme e quei papa fluttuanti nell’aria o diretti a una vicina nuvola. Avrebbe dovuto essere un luogo spazioso per accogliere tutte le decine di bilioni di persone vissute e morte dalla comparsa della specie umana. Poteva essere molto affollato, pensava, a meno che il cielo religioso non fosse delle proporzioni di quello astronomico. Allora, ci sarebbe stato spazio a volontà.
«Ci deve essere un numero,» disse Ellie, «che misura la popolazione totale di esseri intelligenti presenti nella Via Lattea. Di quante cifre pensi che sia? Se c’è un milione di civiltà, ciascuna con circa un bilione di individui, gli esseri intelligenti devono essere allora dieci alla quindicesima potenza. Ma se la maggior parte di loro sono più avanzati di noi, forse l’idea di individui diventa impropria; forse è solo un altro sciovinismo terrestre.»
«Certo. E allora puoi calcolare il volume della produzione galattica di Gauloises e di Twinkies, di auto Volga e di trasmettitori tascabili Sony. Quindi potremmo calcolare il prodotto galattico lordo. Una volta in possesso di tali dati, potremmo lavorare sul prodotto cosmico lordo…»
«Mi stai prendendo in giro,» disse lei con un sorriso tenero, niente affatto dispiaciuta. «Ma pensa a tali cifre. Voglio dire, pensaci davvero. Tutti quei pianeti con tutti quegli esseri, più progrediti di noi. Non senti una specie di brivido a pensarci su?» Poteva dire ciò che lui stava pensando, ma saltò a un altro argomento. «Ehi, guarda qui. Mi sto documentando per l’incontro con Joss.»
Allungò la mano verso il tavolino da notte per prendere il volume 16 di una vecchia «Encyclopaedia Britannica Macropaedia», con le voci «Rubens-Somalia», e lo aprì a una pagina dove un pezzette di un tabulato di elaboratore era stato inserito come segnalibro. Indicò la voce «Sacro o Santo».
«I teologi sembrano aver individuato uno speciale, non razionale — non lo chiamerei irrazionale — aspetto del senso del sacro o santo. Lo chiamano ‘numinoso’. Il termine è stato usato per la prima volta da… vediamo… qualcuno che si chiamava Rudolph Otto in un libro del 1923, L’idea del sacro. Costui credeva che gli uomini fossero portati a scoprire e venerare il numinoso. Lo chiamava il ‘misterium tremendum’. Persino con il mio latino ci arrivo. Alla presenza del ‘misterium tremendum’, l’umanità si sente totalmente insignificante, ma, se capisco bene, non personalmente alienata. Otto pensava al numinoso come a una cosa ‘completamente altra’, e alla reazione umana verso esso come a un ‘assoluto stupore’. Ora, se è ciò di cui parlano i religiosi quando usano parole come sacro o santo, sono d’accordo con loro. Ho provato qualcosa di simile anche solo nell’attesa di un segnale, non importa se poi l’ho ricevuto davvero. Penso che tutta la scienza susciti questo senso di meraviglia, di timore reverenziale.