«Adesso cominciamo a giocare duro,» sentì dire da Michael Kitz a Elmo Honicutt del Dipartimento di Stato.
Baruda era un uomo vivace, che indossava un abito da uomo d’affari occidentale, dal taglio elegante, forse italiano, all’ultima moda. Il suo inglese era scorrevole e quasi privo di accento. Era nato in una delle repubbliche baltiche, ed era piuttosto giovane per essere alla testa di un’organizzazione così importante — costituita per studiare le implicazioni a lunga scadenza per la politica strategica di riduzione delle armi nucleari — ed era un esempio di primo piano della new wave nella leadership sovietica.
«Siamo franchi,» stava dicendo Baruda. «Ci stanno inviando un Messaggio dalle profondità dello spazio. La maggior parte delle informazioni sono state raccolte dall’Unione Sovietica e da-j gli Stati Uniti. Parti essenziali sono state captate anche da altri paesi, che sono rappresentati tutti a questa conferenza. Ciascuna: nazione — l’Unione Sovietica, per esempio — potrebbe aver attesa che il Messaggio si ripetesse parecchie volte, come noi tutti speriamo che avvenga, ed entrare in possesso in tal modo dei molti pezzi mancanti. Ma la cosa avrebbe richiesto degli anni, forse decenni, e noi siamo un po’ impazienti. Perciò noi tutti abbiamo condiviso i dati.
Ogni nazione — l’Unione Sovietica, per esempio — potrebbe collocare in orbita attorno alla Terra grandi radiotelescopi con sensibili ricevitori funzionanti sulle frequenze del Messaggio. Anche gli americani potrebbero farlo. Forse pure il Giappone, o la Francia o l’Agenzia spaziale europea. Allora ogni nazione da sola potrebbe venire in possesso di tutti i dati, perché nello spazio un radiotelescopio può puntare su Vega continuamente. Ma questo potrebbe essere giudicato un atto ostile. Non è un segreto che gli Stati Uniti o l’Unione Sovietica sarebbero in grado di abbattere tali satelliti. Perciò, forse anche per questa ragione, tutti noiAabbiamo condiviso i dati.
E meglio cooperare. I nostri scienziati desiderano scambiare non solo i dati che hanno raccolto, ma anche le loro speculazioni, le loro congetture, i loro… sogni. Voi scienziati siete tutti simili a questo riguardo. Io non sono uno scienziato. La mia specializzazione è il governo. Perciò so che anche le nazioni si assomigliano. Ogni nazione è cauta. Ogni nazione è sospettosa. Nessuno di noi concederebbe un vantaggio a un potenziale avversario se potessimo evitarlo. E allora ci sono state due opinioni — forse di più, ma almeno due — una che consiglia lo scambio di tutti i dati, e un’altra che consiglia ogni nazione di cercare di ottenere un vantaggio sulle altre. ‘Potete star sicuri che l’altra parte sta cercando qualche vantaggio’, si dice. Avviene lo stesso nella maggior parte dei paesi. Gli scienziati hanno avuto la meglio in questo dibattito. Così, per esempio, la maggior parte dei dati — voglio sottolineare il fatto che non sono tutti — acquisiti dagli Stati Uniti e dall’Unione Sovietica sono stati scambiati. La maggior parte dei dati provenienti da tutti gli altri paesi sono stati scambiati in tutto il mondo. Siamo felici di aver preso questa decisione.»
Ellie sussurrò a Kitz: «Questo non mi sembra ‘giocar duro’.»
«Resti sintonizzata,» le sussurrò di rimando.
«Ma ci sono altri tipi di pericoli. Noi vorremmo ora sottoporne uno all’attenzione dell’Associazione.» Il tono di Baruda le fece venire in mente quello di Vaygay durante il pranzo di alcuni giorni prima.
Qual era l’idea che ronzava in testa ai russi?
«Abbiamo ascoltato l’accademico Lunacarskij, il dottor Arroway e altri scienziati affermare concordemente che stiamo ricevendo le istruzioni per costruire una macchina complessa. Supponiamo che, come ognuno sembra aspettarsi, la fine del Messaggio arrivi; che il Messaggio riparta dall’inizio, e che noi riceviamo l’introduzione o — il termine inglese è ‘sillabario’? — il sillabario che ci consenta di leggere il Messaggio. Supponiamo anche che si continui a cooperare in pieno, noi tutti. Ci scambiamo tutti i dati, tutte le fantasie, tutti i sogni.
Ora, gli esseri di Vega non ci stanno inviando queste istruzioni per il loro divertimento. Vogliono che noi costruiamo una macchina. Forse vogliono dirci a che cosa dovrebbe servire la macchina. Forse no. Ma anche se lo faranno, perché dovremmo credere loro? Lascio galoppare la mia fantasia, svelo il mio sogno, che non è un bel sogno. Che accadrebbe se questa macchina fosse un cavallo di Troia? Costruiamo la macchina spendendo una fortuna, la mettiamo in funzione e improvvisamente ne esce un’armata di invasori. O che accadrebbe se si trattasse di una macchina da Giudizio Universale? La costruiamo, la facciamo funzionare, e la Terra scoppia. Forse questo è il loro modo di sopprimere le civiltà che stanno appena emergendo nel cosmo. Non costerebbe loro molto; pagano solo per un telegramma, e la civiltà, che ha appena cominciato a progredire, ubbidientemente distrugge se stessa.
Quello che sto per chiedervi è solo un suggerimento, un argomento del giorno. Lo sottopongo alla vostra considerazione. Intendo che sia costruttivo. Su questo punto, tutti dividiamo lo stesso pianeta, tutti abbiamo gli stessi interessi. Non c’è dubbio che sarò troppo schietto. Ecco la mia domanda: non sarebbe meglio bruciare i dati e distruggere i radiolescopi?»