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«Si potrebbe dire che la mia carriera scientifica è stata una sequenza di libere associazioni. Una cosa ha condotto a un’altra.» Recentemente si era occupata della caratterizzazione della materia organica di Marte, rilevata in alcune zone del pianeta rosso da quelle stesse macchine che avevano scattato le magnifiche foto che avevano appena visto pubblicizzate. Devi non si era mai risposata, benché avesse fatto capire di avere avuto alcuni corteggiatori. Negli ultimi tempi, aveva frequentato uno scienziato a Bombay, che lei descrisse come un «uomo-computer». Proseguendo nella loro passeggiata, si ritrovarono nella Cour Napoleon, il cortile interno del Louvre. Al centro vi era l’entrata a forma di piramide che era stata completata da poco e aveva suscitato aspre polemiche, e in grandi nicchie disposte attorno al cortile erano racchiuse rappresentazioni scultoree degli eroi della civiltà francese. Sul basamento di ogni statua di uomo illustre — notarono che le donne illustri erano scarsamente rappresentate — era indicato il cognome. In qualche caso, le lettere erano state consumate dagli agenti atmosferici, o forse cancellate da qualche passante malevolo. Per una o due statue era difficile ricostruire di che personaggio si trattasse. Su una statua che aveva evidentemente suscitato il più grande risentimento pubblico, restavano soltanto le lettere LTA.

Benché il Sole stesse tramontando e il Louvre restasse aperto fino alle dieci, non vi entrarono, ma invece si misero a «flàner» lungo la Senna, guardando i «bouquinistes» che stavano ormai chiudendo le loro pittoresche scatole di legno. Passeggiarono per un po’, tenendosi sottobraccio alla maniera europea.

Una coppia francese stava camminando alcuni metri davanti a loro tenendo per mano la figlioletta, una bambina di circa quattro anni, cui facevano fare, ogni dieci passi, vola-vola. Nella sua momentanea sospensione in gravita zero, la piccina provava, era evidente, qualcosa di simile all’estasi. I genitori stavano parlando dell’Associazione, cosa tutt’altro che casuale dato che i giornali non avevano riferito altro. L’uomo era favorevole alla costruzione della Macchina; avrebbe potuto creare nuove tecnologie e aumentare l’occupazione in Francia. La donna era più cauta, ma per ragioni che non riusciva facilmente a enunciare. La figlioletta, con le trecce al vento, era del tutto indifferente a quel progetto che veniva dalle stelle e alla sua utilizzazione.

Der Heer, Kitz e Honicutt avevano convocato una riunione all’ambasciata americana nelle prime ore della mattina seguente, per prepararsi all’arrivo del Segretario di Stato che era previsto in serata. L’incontro doveva essere classificato come top-secret e tenuto nella Black Room dell’ambasciata, una stanza elettronicamente isolata dal resto del mondo, che rendeva impossibile anche una sofisticata sorveglianza elettronica. O così si diceva. Ellie pensava che avrebbe potuto esserci una strumentazione avanza-tissima per aggirare quelle misure di sicurezza.

Dopo aver trascorso il pomeriggio con Devi Sukhavati, aveva ricevuto il messaggio al suo hotel e aveva cercato di mettersi in contatto con der Heer, ma era riuscita soltanto a trovare Michael Kitz. Era contraria a una riunione top-secret su quell’argomento, disse; era una questione di principio. Il Messaggio era chiaramente indirizzato all’intero pianeta. Kitz ribattè che non c’erano dati che venissero tenuti all’oscuro del resto del mondo, almeno da parte degli americani; e che la riunione era puramente consultiva, per aiutare gli Stati Uniti nei difficili negoziati procedurali. Fece appello al suo patriottismo, al suo interesse personale, e alla fine invocò di nuovo la Decisione Hadden. «Per quanto ne so si trova ancora nella sua cassaforte non letta. La legga!» raccomandò lui. Ellie cercò, di nuovo invano, di mettersi in contatto con der Heer. Prima si fa vedere dappertutto all’Argus, è come il prezzemolo. Si trasferisce nel tuo appartamento. Sei sicura, per la prima volta dopo anni, di essere innamorata. Un minuto dopo non riesci nemmeno ad averlo al telefono. Decise di partecipare alla riunione, magari solo per vedere in faccia Ken.

Kitz era entusiasta della realizzazione della Macchina, Drum-’lin cautamente favorevole, der Heer e Honicutt almeno apparentemente indifferenti, e Peter Valerian estremamente indeciso. Kitz e Drumlin stavano addirittura parlando del luogo dove costruire la cosa. Solamente i costi di trasporto rendevano l’esecuzione o l’assemblaggio sull’emisfero invisibile della Luna cari in maniera proibitiva, come aveva ventilato Xi.

«Se usiamo un sistema di frenaggio aerodinamico, è più economico inviare un chilogrammo su Phobos o Deimos che sulla faccia invisibile della Luna», intervenne Bobby Bui. «Dove diavolo si trova Fobosodeimos?» voleva sapere Kitz. «Sono le lune di Marte. Stavo parlando di frenatura aerodinamica nell’atmosfera marziana.»

«E quanto tempo ci vuole per raggiungere Phobos o Deimos?» Drumlin chiese girando il cucchiaino nella sua tazza di caffè. «Forse un anno, ma una volta che abbiamo una flotta di veicoli interplanetari da trasporto e la rete di rifornimento è completa…»

«In confronto ai tre giorni per la Luna?» farfugliò Drumlin. «Bui, finiscila di farci perdere tempo.»

«E solo un suggerimento,» protestò lui. «Solo un’ipotesi cui pensare, sai.»

Der Heer sembrava impaziente, turbato. Era chiaramente sotto pressione, evitando a tratti il suo sguardo, e a tratti rivolgendole, così Ellie credette, una muta supplica. Lo prese per un segno promettente. «Se ci si preoccupa di Macchine da Giudizio Universale,» stava dicendo Drumlin, «ci si deve preoccupare delle riserve di energia. Se non ha accesso a un’enorme quantità di energia, non può essere una Macchina da Giudizio Universale. Fino a che le istruzioni non richiederanno un reattore nucleare da gigawatt, non credo che ci si debba preoccupare di Macchine da Giudizio Universale.»

«Ma perché avete tanta fretta di dare il via alla costruzione?» chiese lei a Kitz e a Drumlin che erano seduti l’uno accanto all’altro, divisi soltanto da un vassoio di croissant. Kitz andò con lo sguardo da Honicutt a der Heer prima di rispondere: «Questa è una riunione top-secret,» cominciò. «Tutti noi sappiamo che lei non passerà nulla di ciò che viene detto qui ai suoi amici russi. E’ pressappoco così. Non sappiamo quello che farà la Macchina, ma risulta chiaro dall’analisi di Dave Drumlin che comporta una nuova tecnologia, probabilmente nuove industrie. La costruzione della Macchina avrà per forza un’importanza economica enorme… voglio dire, pensate a quello che potremmo imparare. E potrebbe avere un’importanza militare. Almeno è quello che pensano i russi. Guardate, i russi si trovano in una situazione imbarazzante. C’è un’intera nuova area tecnologica che dovranno dividere con gli Stati Uniti. Forse nel Messaggio ci sono le istruzioni per qualche arma decisiva o per qualche vantaggio economico. Non ne possono essere sicuri. Dovranno mandare in rovina la loro economia tentando. Avete notato come Baruda continuava a far riferimenti al costo effettivo dell’impresa? Se tutto il contenuto del Messaggio sparisse dalla circolazione — rogo dei dati, distruzione dei telescopi — allora i russi potrebbero mantenere la parità militare. Ecco perché sono così cauti. Ed ecco perché, naturalmente, siamo così entusiasti della costruzione della macchina.» Sorrise. Kitz aveva un temperamento freddo e insensibile, pensò Ellie; ma era ben lontano dall’essere stupido. Quando era gelido e distaccato, gli altri lo trovavano sgradevole. Così aveva sviluppato una vernice occasionale di urbana amabilità. A giudizio di Ellie, si trattava di uno strato monomolecolare.