«Ho paura che tutto ciò finisca male,» egli disse. «Ci sono troppe cose che possono andare alla rovescia. Fallimenti tecnologici, fallimenti politici, fallimenti umani. E anche se superassimo tutto ciò, se non avremo una guerra a causa della Macchina, se la costruiremo correttamente e senza farci saltare per aria, ho ancora delle preoccupazioni.»
«In merito a cosa? Che cosa intendi dire?»
«La cosa migliore che può capitare è che finiremo per farci prendere in giro.»
«Da chi?»
«Arroway, non capisci?» Una vena nel collo di Lunacarskij palpitò. «Mi meraviglia che tu non ci arrivi. La Terra è un… ghetto. Sì, un ghetto. Tutti gli esseri umani vi sono intrappolati. Abbiamo sentito vagamente che ci sono grandi città là fuori, oltre le mura del ghetto, con larghi viali popolati da carrozze e da belle donne profumate e impellicciate. Ma le città sono troppo lontane e noi siamo troppo poveri per andarci, anche i più ricchi di noi. A ogni modo, sappiamo che non ci vogliono. E’ questa la ragione per cui ci hanno lasciato in questo patetico villaggetto fin dall’inizio.
E adesso arriva un invito, Come ha detto Xi. Fantastico, elegante. Ci hanno spedito un biglietto pieno di svolazzi e una carrozza vuota. Dovremo mandare cinque paesani e la carrozza li trasporterà a — chi lo sa? — Varsavia. O a Mosca. Forse persino a Parigi. Naturalmente, alcuni sono tentati di andare. Ci saranno sempre persone che subiranno il fascino dell’invito, o che lo riterranno un modo per sfuggire al nostro miserabile villaggio.
E cosa credi che accadrà una volta giunti a destinazione? Pensi che il Granduca ci inviterà a cena? Il Presidente dell’Accademia ci porrà delle interessanti domande sulla vita quotidiana del nostro sudicio paesucolo? Ti immagini che il Vescovo metropolita greco-ortodosso ci impegnerà in una conversazione erudita sulle religioni comparate? No, Arroway. Noi guarderemo con aria sciocca la grande città e loro rideranno di noi nascondendosi educatamente dietro la mano. Ci mostreranno ai curiosi. Più arretrati saremo e meglio si sentiranno, li rassicureremo di più.
E’ un sistema di immigrazione. A intervalli di secoli, cinque di noi ottengono di trascorrere un fine settimana su Vega. Hanno compassione dei provinciali e si accertano che sappiano chi siano i loro superiori.»
13
BABILONIA
«Con i più vili dei compagni, vagavo per le strade di Babilonia…»
L’unità centrale di elaborazione CRAY 21 all’Argus era stata programmata per confrontare la messe giornaliera di dati provenienti da Vega con le prime registrazioni del Livello 3 del palinsesto. In effetti, una lunga e incomprensibile sequenza di zeri e di unità veniva confrontata automaticamente con un’altra sequenza simile, solo ricevuta prima. Ciò faceva parte di un imponente raffronto statistico di varie sezioni del testo ancora indecifrato. C’erano alcune brevi sequenze di zeri e di unità — «parole» le chiamavano gli analisti fiduciosamente — che venivano ripetute in continuazione. Molte sequenze apparivano soltanto una volta in migliaia di pagine di testo. Questa procedura statistica per giungere alla decodificazione di un messaggio era familiare a Ellie fin dalla scuola superiore. Ma i sottoprogrammi forniti dagli esperti della National Security Agency — resi disponibili solo come risultato di una direttiva presidenziale e anche così muniti di istruzioni per l’autodistruzione se esaminati da vicino — erano brillanti.
Che prodigi di umana inventiva, rifletteva Ellie, erano destinati a leggere la posta dell’avversario! Il confronto globale tra gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica — ora, senza dubbio, in fase di attenuazione — stava ancora divorando il mondo. Non si trattava soltanto delle risorse finanziarie dedicate all’establishment militare di tutte le nazioni. Ci si stava avvicinando ai due trilioni di dollari l’anno, spesa rovinosa quando c’erano tante altre urgenti necessità umane. Quello che era ancora peggio, ne era perfettamente consapevole, era lo sforzo intellettuale speso nella corsa agli armamenti.
Quasi la metà degli scienziati del pianeta, secondo stime fatte, venivano impiegati da uno o dall’altro dei quasi duecento establishment militari in tutto il mondo. E non costituivano la feccia dei cattedratici di fisica e matematica. Alcuni dei suoi colleghi si consolavano con questo pensiero quando sorgeva il delicato problema di cosa dire a un laureando corteggiato da uno dei laboratori bellici. «Se non fosse stato in gamba, gli avrebbero offerto un posto di assistente a Stanford, per lo meno,» ricordò di aver sentito dire una volta a Drumlin. No, un certo tipo di mente e di carattere era attirato verso le applicazioni militari della scienza e della matematica: quelli che amavano le grandi esplorazioni, per esempio; o quelli poco portati alla battaglia personale che, per vendicare qualche ingiustizia subita a scuola, aspiravano a un comando militare; o accaniti risolutori di enigmi che bruciavano dalla voglia di decifrare i più complessi messaggi conosciuti. Di quando in quando, lo stimolo era politico, risalente a dispute internazionali, a sistemi di immigrazione, a orrori del tempo di guerra, a brutalità della polizia, o a propaganda nazionale da parte di questa o quella nazione decenni prima. Molti di questi scienziati avevano vero talento, Ellie lo sapeva, qualunque riserva potesse avere sulle loro motivazioni. Cercò di immaginare tutto quel talento speso davvero per il benessere della specie e del pianeta.
Si immerse nella lettura degli studi che si erano accumulati durante la sua assenza. Non si stava facendo quasi nessun progresso nella decifrazione del Messaggio, sebbene le analisi statistiche si ammucchiassero ora in una pila di carta alta un metro. Era tutto molto scoraggiante.
Avrebbe desiderato che ci fosse qualcuno, soprattutto un’amica intima, all’Argus, con cui poter sfogare il suo dolore e la sua rabbia per il comportamento di Ken. Ma non c’era, e lei provava riluttanza anche a usare il telefono per questo scopo. Organizzò un fine settimana con la sua compagna di college Becky Ellenbogen ad Austin, ma Becky, le cui valutazioni degli uomini tendevano a essere tra il disgustato e il sarcastico, in questo caso fu sorprendentemente moderata nelle sue critiche.
«E’ il consigliere scientifico della Presidente e questa è solo la più stupefacente scoperta nella storia del mondo. Non essere così dura con lui,» le consigliò Becky. «Tornerà.» Ma Becky era un’altra di quelle che trovavano Ken «affascinante» (lo aveva incontrato una volta all’inaugurazione dell’Osservatorio nazionale del neutrino), e forse era troppo incline ad accondiscendere al potere. Se der Heer aveva trattato Ellie in questa maniera meschina quando era un semplice professore di biologia molecolare da qualche parte, Becky lo avrebbe marinato e infilzato. Al suo ritorno da Parigi, der Heer aveva condotto una regolare campagna di scuse e di devozione. Era stato sotto eccessivo stress, le disse, e sommerso da una serie di responsabilità comprendenti problemi politici difficili e poco conosciuti. La sua posizione di leader della delegazione americana e di co-presidente delle assemblee plenarie avrebbe potuto esser stata indebolita se la sua relazione con Ellie fosse divenuta di dominio pubblico. Kitz era stato insopportabile. Ken aveva trascorso troppe notti consecutive con solo poche ore di sonno. Nell’insieme, a giudizio di Ellie, c’erano state troppe spiegazioni. Ma lasciò che la relazione continuasse. Quando accadde, fu di nuovo Willie, stavolta al secondo turno di notte, ad accorgersene per primo. In seguito, Willie H avrebbe attribuito la velocità della scoperta più ai nuovi microcircuiti integrati Hadden di riconoscimento contestuale che al com-I puter superconduttore e ai programmi NSA. In ogni caso, Vega si era trovata bassa nel cielo un’ora o poco più prima dell’alba I quando il computer fece scattare un debole allarme. Un po’ seccato, Willie depose ciò che stava leggendo — si trattava di un nuovo testo sulla spettroscopia della trasformazione rapida di Fourier — e osservò queste parole che erano apparse sullo schermo: RAPPORTO TESTO PP. 41617-41619: BIT MISMATCH 0/2271 COEFFICIENTE DI CORRELAZIONE 0.99+ Mentre guardava, il 41619 divenne 41620 e poi 41621. Le cifre dopo la sbarretta stavano crescendo in un continuo ronzio. Sia il numero delle pagine che il coefficiente di correlazione, segno dell’improbabilità che la correlazione fosse casuale, crescevano sotto i suoi occhi. Aspettò altre due pagine prima di prendere la linea diretta con l’appartamento di Ellie.