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«Beh, l’assenza di pubblicità è un’alternativa, dissi loro. Ci sono enormi bilanci pubblicitari solo quando non c’è nessuna differenza tra i prodotti. Se i prodotti fossero davvero diversi, la gente comprerebbe quello migliore. La pubblicità insegna alla gente a non fidarsi del proprio giudizio. La pubblicità insegna alla gente a essere stupida. Un paese forte ha bisogno di gente intelligente. Perciò l’Adnix è patriottico. Gli industriali possono impiegare parte dei loro bilanci destinati alla pubblicità per migliorare i loro prodotti. Il consumatore ne trarrà beneficio. Riviste, giornali e pubblicità postale avranno un boom e ciò attenuerà il dispiacere delle agenzie specializzate. Non vedo quale sia il problema.» L’Adnix, molto più delle innumerevoli querele sporte contro le reti commerciali originarie, condusse direttamente alla loro fine. Per un po’ ci fu un piccolo esercito di dirigenti pubblicitari disoccupati, di ex funzionari televisivi in miseria, di teologi al verde che avevano giurato solennemente di vendicarsi di Hadden. E così ci fu un numero sempre crescente di ancor più temibili avversari. Senza alcun dubbio, Ellie pensò, Hadden era un uomo interessante. «Perciò immagino che sia tempo di andare. Ho accumulato tanto denaro che non so più che farmene, mia moglie non riesce a sopportarmi, e ho nemici ovunque. Voglio fare qualcosa di importante, qualcosa di meritevole. Voglio fare qualcosa che mi ricordi alla gente fra centinaia di anni, che susciti la gratitudine dei posteri.»

«Lei vuole…»

«Io voglio costruire la Macchina. Guardi, sono la persona adatta. Ho la più grande competenza di cibernetica, di cibernetica applicata, del settore — superiore a quella di Carnegie-Mellon, superiore a quella del MIT, superiore a quella di Stanford, di Santa Barbara. E se ci si ricava una certezza da questi progetti è che non è lavoro per un costruttore poco aggiornato. E avrete bisogno di qualcosa come l’ingegneria genetica. Non troverete nessuno più addentro in questo campo. E io lo farò a prezzo di costo.»

«Signor Hadden, non dipende certo da me stabilire chi debba costruire la Macchina, se mai arriveremo alla fase realizzativa. Si tratta di una decisione internazionale. Vi sono implicate ragioni politiche di ogni sorta. A Parigi stanno ancora discutendo se costruire la cosa, se e quando si decifrerà il Messaggio.»

«Crede che non lo sappia? Anch’io sto facendo ricorso agli abituali canali delle influenze politiche e della corruzione. Voglio solo che i sostenitori del progetto mettano una buona parola per me per i giusti motivi. Mi capisce? E parlando di sostenitori, lei è riuscita davvero a sconvolgere Palmer Joss e Billy Jo Ran-kin. Non li ho mai visti così agitati da quella volta del pasticcio delle acque di Maria. Rankin va dicendo di essere stato deliberatamente frainteso circa il suo presunto appoggio alla realizzazione della Macchina. Accidenti!» Scosse il capo con ironica costernazione. Sembrava abbastanza verosimile che esistesse una certa personale inimicizia di vecchia data tra quegli attivi predicatori e l’inventore del Preachnix, ed Ellie per qualche ragione si sentì spinta a prender le loro difese. «Sono entrambi molto più intelligenti di quanto lei possa pensare. E Palmer Joss è… beh, c’è qualcosa di autentico in lui. Non_è un impostore.»

«E sicura che non si tratti solo di un’altra bella faccia? Mi scusi, ma è importante che la gente capisca i propri sentimenti al riguardo. E’ troppo grave non capirli. Conosco questi pagliacci. Sotto sotto, quando se ne presenta l’occasione, sono sciacalli. Un mucchio di gente trova la religione attraente, sa, personalmente, sessualmente. Dovrebbe vedere ciò che succede nel tempio di Ishtar.» Ellie represse un brivido di disgusto. «Credo che accetterò quel drink,» disse.

Guardando giù dall’attico, poteva vedere i gradoni della zig-gurat ornati di fiori, artificiali o veri a seconda della stagione. Era una ricostruzione dei giardini pensili di Babilonia, una delle sette meraviglie del mondo antico. Miracolosamente, era stata fatta in modo da non assomigliare troppo a un hotel Hyatt. In basso, potè scorgere una processione di fiaccole che si snodava dalla ziggurat in direzione della porta di Enlil. Era aperta da una specie di portantina sorretta da quattro uomini nerboruti a torso nudo. Non riuscì ad appurare chi o cosa ci fosse dentro.

«E’ una cerimonia in onore di Gilgamesh, uno degli eroi dell’antica cultura sumerica.»

«Sì, ne ho sentito parlare.»

«Era specializzato in immortalità.»

Disse ciò in tono prosaico, a mo’ di spiegazione, e guardò il suo orologio.

«Era sulla cima della ziggurat che i re si recavano a ricevere le istruzioni degli dei. Specialmente da Anu, il dio del cielo. Tra parentesi, ho scoperto come chiamavano Vega: Tiranna, la Vita del Cielo. Buffo, no?»

«E lei ha ricevuto istruzioni?»

«No, sono arrivate da lei, non da me. Ma ci sarà un’altra processione di Gilgamesh alle nove.»

«Temo di non poter rimanere così a lungo. Ma permetta che le chieda qualcosa. Perché Babilonia? E Pompei? Lei è una delle persone più dotate di inventiva che ci siano in circolazione. Lei ha creato parecchie importanti industrie; ha battuto l’industria della pubblicità sullo stesso terreno. D’accordo, lei è stato sconfitto in quell’affare della sicurezza provocato dal microcircuito integrato di riconoscimento contestuale. Ci sono moltissime altre cose che lei potrebbe aver realizzato. Perché… questa?» Lontano, la processione aveva raggiunto il tempio di Assur. «Perché non qualcosa di più… meritevole?» chiese Hadden. «Sto solo tentando di soddisfare quei bisogni della società che il governo trascura o ignora del tutto. E’ capitalismo. E’ legale. Rende felice moltissima gente. E credo sia una valvola di sicurezza per qualcuno di quei pazzi che questa nostra società continua a generare. Ma all’epoca non ci avevo ancora riflettuto. E’ molto semplice. Posso ricordare esattamente quando mi balenò l’idea di Babilonia. Ero a Disneyland, sul battello a ruota del Mississippi con il mio nipotino Jason, che allora poteva avere quattro o cinque anni. Stavo pensando a come fossero stati furbi gli amministratori di Disneyland a eliminare i biglietti individuali per ogni attrazione e a offrire invece un lasciapassare valido un giorno che consentiva l’accesso a tutte. Risparmiavano alcuni salari, quelli dei controllori, per esempio. Ma, fattore molto più importante, la gente era portata a sopravvalutare il suo appetito per i divertimenti. Avrebbero pagato una quota forfettaria per essere ammessi a tutto, e poi si sarebbero accontentati di molto meno.