«Deve essere permesso dal Primo Emendamento,» disse lei. «O dal Primo Comandamento,» ribattè Joss. Ellie si infilò le scarpe, si rimise la borsetta a tracolla, e, a testa alta, accompagnò Joss e il guardiano fuori della rotonda. Senza dare le proprie generalità e senza essere riconosciuti, riuscirono a convincerlo a non farli arrestare. Ma vennero scortati fuori del museo da una compatta falange di personale in uniforme, preoccupata forse che Ellie e Joss nella loro prossima?’ mossa potessero salire sull’organo a vapore alla ricerca di un Dio inafferrabile.
La strada era deserta. Camminavano senza dire una parola lungo il Mail. La notte era chiara ed Ellie individuò la costellazione della Lira all’orizzonte.
«La stella lucente lassù. Quella è Vega,» disse.
Egli la contemplò a lungo. «La decifrazione è stata una brillante impresa,» disse alla fine.
«Oh, sciocchezze. E’ stato banale. Si trattava del più facile messaggio cui potesse pensare una civiltà avanzata. Sarebbe stata un’autentica vergogna se non fossimo stati in grado di interpretarlo.»
«Lei non vuole complimenti, ho notato. No, è una di quelle scoperte che cambiano il futuro. Le nostre aspettative per il futuro, a ogni modo. E’ come il fuoco, o la scrittura, o l’agricoltura. O l’Annunciazione.»
Fissò di nuovo Vega. «Se lei potesse avere un posto su quella Macchina, se la potesse ricondurre al suo Mittente, che pensa di poter vedere?»
«L’evoluzione è un processo stocastico. Ci sono veramente troppe possibilità per formulare ragionevoli predizioni sul presumibile aspetto della vita altrove. Se lei avesse visto la Terra prima dell’origine della vita, avrebbe previsto una cavalletta o una giraffa?»
«Conosco la risposta a quella domanda. Probabilmente lei immagina che ce la inventiamo questa roba, che la leggiamo in qualche libro, o la scoviamo in qualche luogo di preghiera. Ma non è così. Io posseggo una sicura, positiva conoscenza derivante dalla mia diretta esperienza. Non posso esprimerla con maggior semplicità di così. Ho visto Dio in faccia.»
Sulla profondità della sua convinzione non sembrava ci fossero dubbi.
«Mi racconti.» E Joss raccontò.
«Okay,» disse Ellie alla fine, «lei era clinicamente morto, poi è ritornato in vita, e ricorda un’ascesa attraverso il buio fino a una luce sfolgorante. Ha visto una radianza con forma umana che ha preso per Dio. Ma non c’era nulla nella sua esperienza che le abbia detto che la radianza avesse creato l’universo o imposto una legge morale. L’esperienza è un’esperienza. Lei ne è rimasto profondamente turbato, commosso, questo è certo. Ma ci sono altre possibili spiegazioni.»
«Quali ad esempio?»
«Beh, la nascita. Nascere è affiorare in una luce vivida dopo aver percorso un tunnel lungo e nero. Non dimentichi quanto è vivida quella luce. Il bambino ha trascorso nove mesi nell’oscurità. La nascita è il primo incontro con la luce. Pensi alla meraviglia e allo stupore che pervadono il bambino al primo contatto con i colori, o con la luce e le ombre o con il volto umano, che è probabilmente preprogrammato a riconoscere. Forse, se si sfiora la morte, l’odometro ritorna a zero per un attimo. Capisce, non insisto su questa spiegazione. E’ solo una delle molte possibilità. Sto suggerendo che lei possa aver male interpretato l’esperienza.»
«Lei non ha visto ciò che ho visto io.»
Guardò in su ancora una volta alla fredda luce azzurrina, tremolante, di Vega e poi si rivolse a Ellie.
«Non si sente mai… sperduta nel suo universo? Come sa quel che deve fare, come comportarsi, se non c’è nessun Dio? E’ solo una questione di obbedire alla legge o di venire arrestati?»
«Lei non si preoccupa di sentirsi sperduto, Palmer. Lei si preoccupa di non essere al centro, di non essere la ragione per cui fu creato l’universo. C’è ordine in abbondanza nel mio universo. Gravitazione, elettromagnetismo, meccanica quantistica, superunificazione, comportano tutti delle leggi. E per quanto riguarda il comportamento, la condotta, perché non possiamo calcolare ciò che è più nel nostro interesse: come specie?»
«E’ una visione affettuosa e nobile del mondo, ne sono certo, e sarei l’ultimo a negare che ci sia della bontà nel cuore umano. Ma quanta crudeltà è stata compiuta quando non c’era amore per Dio?»
«E quanta crudeltà, quando c’era? Savonarola e Torquemada amavano Dio, o così dicevano. La sua religione presume che gli uomini siano bambini e abbiano bisogno di uno spauracchio per comportarsi bene. Si vuole che la gente creda in Dio perché così obbedirà alla legge. Sono i soli mezzi che le vengono in mente: una severa forza di polizia secolare, e la minaccia di punizione da parte di un Dio onniveggente per tutto ciò che possa esser sfuggito alla polizia. Lei sottovaluta gli esseri umani. Palmer, crede che se non ho avuto la sua esperienza religiosa non possa apprezzare la magnificenza del suo dio. Ma è proprio il contrario. L’ascolto e penso: il suo dio è troppo piccolo! Un pianeta miserabile, alcune migliaia di anni: si merita appena l’attenzione di una divinità minore, figuriamoci quella del Creatore dell’universo.»
«Lei mi sta confondendo con un altro predicatore. Quel museo era il territorio di fratello Rankin. Io sono preparato a un universo vecchio bilioni di anni. Dico solo che gli scienziati non l’hanno dimostrato.»
«E io dico che lei non ha capito l’evidenza. Come può far del bene alla gente se il sapere convenzionale, le ‘verità’ religiose sono una menzogna? Quando crederà davvero che la gente possa essere adulta, farà una predica differente.»
Ci fu un breve silenzio, interrotto soltanto dal rimbombare dei loro passi.
«Mi dispiace se sono stata un po’ troppo brusca,» disse lei. «Mi capita di tanto in tanto.»
«Le do la mia parola, dottor Arroway, rifletterò attentamente su ciò che mi ha detto stasera. Lei ha fatto delle domande per le quali dovrei avere le risposte. Ma nello stesso spirito, permetta che le rivolga alcune domande. D’accordo?»
Ellie annuì e Joss proseguì. «Pensi all’aspetto della coscienza, al suo aspetto in questo momento. Somiglia a miliardi di minuscoli atomi che si agitano sul posto? E oltre al meccanismo biologico, dov’è che la scienza può far imparare a un bambino che cosa sia l’amore? Ecco…»
Il suo segnalatore acustico entrò in funzione. Era probabilmente Ken con la notizia che stava aspettando. Se era così, doveva aver avuto una riunione lunghissima. Forse si trattava comunque di una buona nuova. Guardò le lettere e i numeri che si formavano nel cristallo liquido: era il telefono dell’ufficio di Ken. Non c’era nessuna cabina in vista, ma dopo alcuni minuti riuscirono a fermare un taxi.
«Mi dispiace di dovermi accomiatare così alla svelta,» si scusò Ellie. «Ho apprezzato molto la nostra conversazione e penserò seriamente alle sue domande… Voleva rivolgermene un’altra?»
«Sì. Che cosa c’è nei precetti della scienza che impedisca a uno scienziato di fare il male?»
15
LA SBARRA DI ERBIO
«La terra, mi basta, non voglio che le costellazioni siano più vicine, so che stanno benissimo là dove sono, so che bastano a coloro che le abitano.»
Ci vollero anni, fu un sogno tecnologico e un incubo diplomatico, ma finalmente si accinsero alla realizzazione della Macchina. Vennero proposti vari neologismi e nomi che richiamavano antichi miti. Ma fin dall’inizio, tutti l’avevano chiamata semplicemente la Macchina e questa divenne la sua designazione ufficiale. I negoziati internazionali, interminabili, complessi e delicati, vennero definiti dagli scrittori occidentali di editoriali come la «politica della Macchina». Quando venne formulata la prima stima attendibile del costo totale, persino i titani dell’industria aerospaziale rimasero senza fiato. L’ammontare finale era di un mezzo trilione di dollari l’anno, per alcuni anni, pari a circa un terzo del bilancio militare totale — nucleare e tradizionale — del pianeta. C’era il timore che la costruzione della Macchina potesse mandare in rovina l’economia mondiale. «Guerra economica da Vega?» si chiedeva l’»Economist» di Londra. I titoli quotidiani del «New York Times» erano, oggettivamente, più bizzarri di ogni altro mai apparso un decennio prima sul «National Enquirer», testata ormai scomparsa. La storia mostrava che nessun medium, veggente, profeta, o indovino, nessuno con dichiarate doti precognitive, nessun astrologo, nessun numerologo, nessun improvvisato autore di previsioni da rotocalco di fine dicembre, aveva predetto il Messaggio o la Macchina: tanto meno Vega, i numeri primi, Adolf Hitler, i giochi olimpici e il resto. Comunque, ci furono molte rivendicazioni da parte di coloro che avevano chiaramente previsto gli eventi, ma avevano negligentemente trascurato di mettere per iscritto le precognizioni. Le predizioni di avvenimenti sorprendenti risultano sempre più precise se non vengono messe sulla carta prima. E’ una di quelle «stranezze» che si ripetono con regolarità nella vita di tutti i giorni. Molte religioni erano in una posizione leggermente diversa: infatti, un’attenta e perspicace lettura delle loro sacre scritture rivelava, a parere di molti, che questi meravigliosi avvenimenti erano stati predetti con chiarezza.