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Per altri, la Macchina rappresentava una potenziale fonte di prosperità per l’industria aerospaziale mondiale, che era stata in preoccupante declino da quando erano entrati pienamente in vigore gli Accordi di Hiroshima. Pochissimi nuovi sistemi di armi strategiche erano in fase di sviluppo. Gli habitat spaziali si rivelavano un affare sempre più proficuo, ma compensavano a stento la perdita delle stazioni orbitanti per le battaglie laser e di altri equipaggiamenti di difesa strategica previsti da un’amministrazione precedente. Perciò, alcuni di coloro che si preoccupavano della sicurezza del pianeta in caso di costruzione della Macchina, avrebbero messo da parte i loro scrupoli in previsione delle implicazioni positive per il lavoro, il profitto e la carriera. Alcuni esperti sostenevano che non c’era prospettiva più rosea per le industrie altamente specializzate di una minaccia dallo spazio. Ci sarebbero volute misure d’emergenza, radar di controllo immensamente potenti, eventuali avamposti su Fiutone o nella fascia delle comete di Oort. Nessun discorso sulle disparità militari tra terrestri ed extraterrestri poteva scoraggiare questi visionati. «Anche se non possiamo difenderci da loro,» essi chiedevano, «non volete sapere quando arriveranno?» C’era del profitto in vista e ne potevano sentir l’odore. Stavano costruendo la Macchina, naturalmente, una Macchina da trilioni di dollari; ma la Macchina era solo l’inizio, se giocavano bene le loro carte.

La rielezione della Presidente Lasker era divenuta in realtà un referendum nazionale sull’eventualità di costruire la Macchina. Il suo avversario aveva messo in guardia contro i cavalli di Troia e le Macchine da Giudizio Universale e la prospettiva di un’umiliazione dell’ingegnosità americana di fronte agli alieni che avevano già «inventato ogni cosa». La Presidente si dichiarò fiduciosa che la tecnologia americana avrebbe fatto fronte alla sfida e fece capire, anche se non lo disse veramente, che l’ingegnosità americana alla fine sarebbe riuscita a eguagliare qualsiasi prodotto di Vega. Venne rieletta con un margine di voti rispettabile, ma non certo schiacciante.

Le istruzioni stesse avevano costituito un fattore decisivo. Sia nel sillabario che nel Messaggio nulla era stato lasciato incerto. Talvolta, alcuni stadi intermedi che sembravano del tutto ovvi vennero spiegati e rispiegati — come quando, nell’aritmetica di base, si è dimostrato che se due per tre fa sei, ma anche tre per due fa sei. A ogni fase costruttiva c’erano dei controlli: Terbio prodotto con il procedimento indicato doveva essere puro al 96 %, con una percentuale minima di impurità costituite dalle altre terre rare. Una volta completato il Componente 31 e collocato in una soluzione molare 6 di acido fluoridrico, i rimanenti elementi strutturali dovevano apparire come il diagramma nell’illustrazione allegata. Una volta assemblato il Componente 408, un’applicazione di un campo magnetico trasversale da due megagauss doveva far ruotare il rotore a tanti giri al secondo prima di ritornare a uno stato di immobilità. Se uno qualsiasi di questi test non riusciva, si ricominciava da capo e si rifaceva tutto.

Dopo un po’, ci si abituava ai test e ci si aspettava di essere in grado di superarli. Era una sorta di memorizzazione meccanica. Molti dei componenti minori, eseguiti da speciali fabbriche progettate ex novo seguendo le istruzioni del sillabario, sfidavano la comprensione umana. Era difficile capire perché avrebbero dovuto funzionare. Ma funzionavano. Persino in casi simili, si potevano prevedere applicazioni pratiche delle nuove tecnologie. Di quando in quando, sembrava si presentassero allettanti prospettive per la raffinazione: in metallurgia per esempio, o nei semiconduttori organici. In alcuni casi, venivano fornite parecchie tecnologie alternative per produrre un componente equivalente; gli extraterrestri, evidentemente, non potevano essere sicuri sul procedimento che avrebbe presentato minori difficoltà per la tecnologia terrestre. Quando vennero costruite le prime fabbriche e prodotti i primi prototipi, diminuì il pessimismo riguardo alla capacità umana di riprodurre una tecnologia aliena ricavata da un messaggio scritto in una lingua sconosciuta. C’era la sensazione eccitante di arrivare impreparati a una prova scolastica e di scoprire che si possono ricavare le risposte dall’educazione generale e dal senso comune. Come in tutti gli esami seri, se ne traeva un’esperienza istruttiva. Tutti i primi test vennero superati: Terbio era di adeguata purezza; la sovrastruttura illustrata rimase, dopo che la materia inorganica era stata corrosa dall’acido fluoridrico; il rotore girava come indicato. Il Messaggio lusingava gli scienziati e gli ingegneri, dicevano i criticoni; venivano travolti dal fascino della tecnologia e perdevano di vista i pericoli.

Per la produzione di un componente, era stata specificata una serie particolarmente complessa di reazioni chimiche organiche, e il risultato era stato immerso in una vasca, delle dimensioni di una piscina, contenente un miscuglio di formaldeide e di ammoniaca acquosa. La massa crebbe, si differenziò, assunse caratteri speciali, e poi si arrestò: straordinariamente più complicata di qualsiasi cosa analoga gli uomini sapessero fare. La cosa possedeva una rete intricata di tubicini vuoti, lungo i quali forse doveva circolare un fluido. Era colloidale, polposa, di color rosso scuro. Non proliferò, ma era biologica a sufficienza per atterrire molti. Ripeterono il procedimento e ottennero qualcosa di apparentemente identico. Come il prodotto finale potesse essere notevolmente più complicato delle istruzioni che si erano seguite per realizzarlo era un mistero. La massa organica si accoccolò sulla sua piattaforma e apparentemente non fece nulla. Doveva essere inserita nel dodecaedro, proprio sopra e sotto l’area per l’equipaggio.

Macchine identiche erano in costruzione negli Stati Uniti e nell’Unione Sovietica. Entrambe le nazioni aveva scelto di realizzarle in località piuttosto remote, non tanto per proteggere i centri abitati nel caso si fosse trattato di una Macchina del Giudizio Universale, quanto per rendere difficile l’accesso ai curiosi, ai contestatori, ai mass-media. Negli Stati Uniti, la Macchina veniva costruita nel Wyoming; nell’Unione Sovietica, appena al di là del Caucaso, nella repubblica socialista dell’Uzbekistan. Nuove fabbriche vennero installate vicino ai luoghi di assemblaggio. Quando i componenti potevano essere prodotti da industrie già esistenti, allora la loro realizzazione avveniva un po’ dovunque. Un subappaltatore ottico di Jena, per esempio, produceva e collaudava componenti per la Macchina americana e per quella russa; e per il Giappone, dove ogni componente veniva sistematicamente esaminato per capirne il funzionamento, nei limiti del possibile. I progressi a Hokkaido erano stati lenti. Ci si preoccupava che un componente sottoposto a un test non autorizzato nel Messaggio potesse distruggere una sottile simbiosi dei vari componenti in una Macchina funzionante. Un’importante sottostruttura della macchina era costituita da tre gusci sferici concentrici posizionati secondo assi perpendicolari l’uno all’altro, e progettati per ruotare ad alte velocità. I gusci sferici dovevano avere precisi e intricati disegni tracciati sulla loro superficie. Un guscio che era stato fatto girare alcune volte in un test non autorizzato avrebbe funzionato male una volta assemblato nella Macchina? Invece, un guscio non collaudato avrebbe funzionato perfettamente?