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Le industrie Hadden erano il più importante appaltatore americano per la costruzione della Macchina. Sol Hadden aveva insistito perché non si procedesse a nessun collaudo non autorizzato e neppure al montaggio di componenti progettati per un assemblaggio finale nella Macchina. Le istruzioni, secondo i suoi ordini, dovevano essere seguite bit dopo bit, visto che non c’erano lettere vere e proprie nel Messaggio. Esortava i suoi dipendenti a considerarsi negromanti medievali rispettosi al massimo delle parole di una formula magica. Non osassero pronunciar male una sillaba! Questo avveniva, a seconda di quale dottrina, calendaristica o escatologica si accettasse, due anni prima del nuovo millennio. C’erano tante persone che stavano andando in pensione, in serena attesa del Giudizio Universale o dell’Avvento o di entrambi gli eventi, e in alcune industrie gli operai specializzati scarseggiavano. L’impegno di Hadden nel rinnovare le sue maestranze per ottimalizzare la costruzione della Macchina, e nel creare incentivi per i subappaltatori, veniva considerato fino a quel momento un fattore essenziale per il successo americano. Ma anche Hadden era andato in pensione: cosa sorprendente, considerando le ben note vedute dell’inventore del Preachnix. «I chiliasti mi hanno fatto pensare che sono un ateo,» avrebbe affermato. Le decisioni importanti erano ancora nelle sue mani, dicevano i suoi dipendenti. Ma si comunicava con Hadden tramite un veloce telenetting asincrono: i suoi dipendenti lasciavano rapporti sui progressi compiuti, richieste di autorizzazione, e domande per lui in una cassetta cifrata di un popolare servizio di telenetting scientifico. Le sue risposte ritornavano indietro in un’altra cassetta cifrata. Era uno strano procedere, ma sembrava funzionasse. Comunque, una volta superati i primi, più difficili momenti della realizzazione della Macchina, che cominciava davvero a prendere forma, S.R. Hadden si fece sempre meno sentire. I dirigenti dell’Associazione mondiale per la Macchina erano preoccupati, ma dopo quella che fu descritta come una lunga visita al signor Hadden in una località segreta, ripartirono rassicurati. Il suo domicilio era ignoto a chiunque altro.

Le scorte strategiche mondiali scesero sotto le 3200 armi nucleari per la prima volta dalla metà degli anni Cinquanta. I colloqui multilaterali sulle più difficili fasi del disarmo per arrivare a un deterrente nucleare minimo stavano facendo progressi. Col diminuire delle armi da una parte, più pericoloso sarebbe stato il togliere dalla circolazione un piccolo numero di armi dall’altra. E con la rapida diminuzione del numero di vettori, che erano molto più facili da controllare, con l’impiego di nuovi mezzi di verifica automatica del rispetto del trattato, e con nuovi accordi per ispezioni in loco, le prospettive per ulteriori riduzioni sembravano buone. L’andamento della situazione aveva generato una sorta di stimolo intrinseco sia per gli esperti che per l’opinione pubblica. Come capita nella consueta corsa agli armamenti, le due potenze si affannavano a rimanere in condizioni di parità, ma questa volta in fatto di riduzione di armamenti. In termini militari non avevano ancora rinunciato a molto; conservavano ancora la capacità di distruggere la civiltà del pianeta. Tuttavia, nell’ottimismo creato per il futuro, nella speranza infusa nella nuova generazione, questo inizio era già molto. Grazie forse alle imminenti celebrazioni secolari e canoniche previste in tutto il mondo per il nuovo millennio, il numero annuale delle ostilità armate tra nazioni era diminuito ulteriormente. «La Pace di Dio» l’aveva definita il cardinale arcivescovo di Città del Messico. Nel Wyoming e nell’Uzbekistan erano state create nuove industrie e intere città stavano sorgendo dal nulla. La spesa veniva sostenuta soprattutto dalle nazioni industrializzate, naturalmente, ma il costo proporzionale per ogni essere della Terra si aggirava sul centinaio di dollari l’anno. Per un quarto della popolazione terrestre, cento dollari rappresentavano una parte significativa del reddito annuale. Il denaro speso per la Macchina non produceva direttamente beni o servizi, ma l’incentivazione di una nuova tecnologia era considerata un grande affare, anche se la Macchina stessa non avesse mai funzionato. C’erano molti cui sembrava che si fosse andati troppo in fretta, che si sarebbe dovuto capire a fondo ogni stadio del procedimento prima di passare al seguente. Se per la costruzione della Macchina ci fossero volute generazioni, come si sosteneva, che ci sarebbe stato di male? Distribuendo i costi di sviluppo nell’arco di decenni, si sarebbe alleggerito il fardello economico mondiale che si doveva sostenere per la realizzazione della Macchina. Sotto molti aspetti, era un consiglio saggio, ma di difficile attuazione. Come si poteva sviluppare uno soltanto dei componenti della Macchina? In tutto il mondo, scienziati ed esperti delle più svariate discipline erano ansiosi di potersi sbizzarrire sugli aspetti della Macchina che rientravano nelle loro aree di esperienza. C’erano alcuni che temevano che se la Macchina non fosse stata costruita in fretta, non lo sarebbe stata mai. La Presidente americana e il premier sovietico avevano incaricato le loro nazioni della costruzione della Macchina. Questo non era garantito da tutti i loro possibili successori. Così, per ragioni personali perfettamente comprensibili, quelli che controllavano il progetto si auguravano di vederlo portato a termine mentre si trovavano ancora in posizioni direttive. Alcuni sostenevano che c’era un’intrinseca urgenza se si trasmetteva un Messaggio su tante frequenze, così intensamente e così a lungo. Non stavano semplicemente chiedendo all’umanità di costruire la Macchina. Stavano chiedendole di costruirla subito. Si affrettarono i lavori.

Tutti i primi sottosistemi erano basati su tecnologie elementari descritte nella prima parte del sillabario. I test prescritti erano stati superati con una certa facilità. Quando vennero collaudati i sottosistemi successivi, più complessi, si notarono occasionali avarie. Ciò successe in entrambe le nazioni, ma con maggior frequenza nell’Unione Sovietica. Dal momento che nessuno sapeva come funzionassero i componenti, era di solito impossibile risalire dal tipo di avaria all’identificazione dell’errore nel processo produttivo. In alcuni casi, i componenti venivano eseguiti simultaneamente da due diverse case, in gara per velocità e accuratezza. Se c’erano due componenti che avessero entrambi superato i collaudi, c’era la tendenza da parte di ciascuna nazione a scegliere il prodotto domestico. Perciò, le Macchine che venivano assemblate nei due paesi non erano perfettamente identi-che. Alla fine, nel Wyoming, arrivò il momento di cominciare l’integrazione dei sistemi, l’assemblaggio dei componenti separati in una Macchina completa. Avrebbe dovuto essere la fase più facile del processo costruttivo. Si prevedeva il completamento entro un anno o due. Alcuni pensavano che l’attivazione della Macchina avrebbe fatto finire il mondo proprio allo scoccare dell’ora prevista. I conigli erano molto più astuti nel Wyoming. O meno. Era difficile capirlo. I fari della Thunderbird avevano illuminato un coniglio vicino alla strada più di una volta, ma l’abitudine di quegli animali di organizzarsi in schiere di centinaia di individui, in apparenza non si era ancora estesa dal New Mexico al Wyoming. Ellie trovava che la situazione lì non fosse molto diversa da quella dell’Argus. C’era un’imponente installazione scientifica circondata da decine di migliala di chilometri quadrati di incantevole paesaggio quasi disabitato. Non stava dirigendo lo spettacolo e non era un membro dell’equipaggio. Ma era lì, sul posto, impegnata in una delle più grandi imprese mai progettate. Certamente, a prescindere da quel che sarebbe successo una volta attivata la Macchina, la scoperta dell’Argus sarebbe stata giudicata una pietra miliare, una svolta nella storia dell’umanità.